Ordine e Battiato

Nuccio Ordine e Franco Battiato alla presentazione nell’auditorio De Carlo

Catania 16 gennaio, giornata dedicata al libro di Nuccio Ordine (ordinario di Letteratura Italiana presso l’università della Calabria) L’utilità dell’inutile (1a ediz francese, 2013 e diciassette traduzioni), con ben due presentazioni. La mattina presso l’auditorium “De Carlo” ex monastero dei Benedettini, la seconda presso il teatro Coppola. Eventi organizzati dalla “Società filosofica italiana” e dal circolo di lettura “Communitas”.

Ospiti e relatori di prestigio divisi tra i due appuntamenti. Francesco Coniglione ordinario di storia della filosofia e presidente della Sfi, Franco Battiato che non ha bisogno di presentazioni, Aldo Desiderio ex docente di fisica quantistica e oggi saggista, Roberto Fai docente e filosofo e Giuseppe Raniolo psicologo. Previsto in locandina, ma assente, il professor Antonio Di Grado.

L’appuntamento delle dieci di mattina è stato prevalentemente dedicato agli studenti degli istituti superiori catanesi, che sono intervenuti numerosissimi, anche stimolati dalla presenza di Battiato sorta di agente catalitico. Presenti anche i docenti Giancarlo Magnano di San Lio (padrone di casa) e Santo Di Nuovo, direttori dei dipartimenti di Scienze umanistiche e Scienza della formazione che hanno contribuito all’organizzazione dell’evento. All’appuntamento delle sei di sera era presente un pubblico meno numeroso, formato prevalentemente da adulti.

Prima dell'inizio, Franco Battiato con Aldo Desiderio (al centro) e  Francesco Coniglione.

Prima dell’inizio, Franco Battiato con Aldo Desiderio (al centro) e Francesco Coniglione.

Non è difficile comprende dall’ossimoro nel titolo del volume di cosa si tratti. Quello di Ordine è un “manifesto” di rivolta contro la mentalità utilitaristica. Il suo volume è colmo di citazioni e riferimenti a tutto campo, da Geminello Alvi (che ha curato l’introduzione della terza edizione dell’autobiografia di Julius Evola) a Benedetto Croce, da Montaigne a Heidegger. La cultura dell’efficienza, della produzione e del guadagno è oggigiorno l’unica “cultura” alla quale i «governi» destinano risorse umane e materiali. La cultura umanistico-filosofica è invece cacciata in un angolo perché apparentemente non produttiva. Tutto sbagliato dice Ordine e con lui gli intervenuti alle presentazioni. Guai a pensare che dietro un buon “tecnico” non ci debba essere un buon pensatore, come insegnano le biografie di molti scienziati del Novecento – Einstein in testa – che seppero abbinare saperi scientifici e umanistico-religiosi fino a giungere ad esiti strabilianti.

Ordine è ottimo oratore e buon persuasore. Non si va all’università per ottenere il pezzo di carta, così la pensa, ma per ottenere un’istruzione e «diventare migliori». Come diceva Wittgenstein: IMG_2287«sono fiero del prezzo che ho dovuto pagare per imparare». La musica (quella di Battiato in particolare) è esempio di cultura remunerativa non materiale. Oggi purtroppo le prime cose sacrificate sono le attività culturali necessarie per farci migliorare. Una sorta di roulette russa. La cultura non serve solo se muove capitali; la scuola, continua Ordine, non ha bisogno di riforme arzigogolate ma di buoni professori. E Berlinguer e Gelmini hanno già provveduto «a sfasciarla». Come uscire dalla barbarie in cui ci troviamo? Un po’ complicato forse, dati i tempi: sui giovani gravano le maggiori responsabilità e gli anziani hanno l’onere di non ostacolare le nuove generazioni.

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Da sinistra: Franco Battiato, Nuccio Ordine, Francesco Coniglione, Aldo Desiderio

Il professore calabrese conclude con una storiella tratta da George Bernard Shaw, e riscuote vivo successo. La cultura si propaga con modalità affatto diverse dai beni “materiali”, dice. Se due studenti escono di casa con due mele e se le scambiano, ognuno dei due tornerà a casa con una sola mela (anche se diversa da quella di prima), se invece si scambiano un’idea, ognuno dei due tornerà a casa con due idee. La propria e quella dell’altro. Applausi. Franco Battiato è di poche parole e si limita a citare un passo del libro tratto da Aristotele. Noi siamo «esseri umani che veniamo dall’alto», dice. Coniglione oltre a introdurre il tema del libro si sofferma invece sulla necessità di allevare «competenze di carattere implicito che nutrono la nostra esistenza». Abbiamo bisogno di capire le altre culture per comprendere le crisi di cui siamo le vittime. Le stesse difficoltà della scienza sono dovute – per ammissione di molti scienziati di primo piani, come Lee Smolin e Michiu Kaku – alle carenze del pensiero filosofico. Le culture dovrebbero progettare, per così dire, un’alleanza di tipo strategico.

La tavola rotonda del pomeriggio al Teatro Coppola. Da sinistra: Giuseppe Raniolo, Roberto Fai, Nuccio Ordine, Francesco Coniglione

La tavola rotonda del pomeriggio al Teatro Coppola. Da sinistra: Giuseppe Raniolo, Roberto Fai, Nuccio Ordine, Francesco Coniglione

Tutti d’accodo dunque. Sfumature a parte. Date anche le citazioni in negativo della Lega di Salvini (che «fomenta il razzismo») e di certa “cultura” berlusconiana sorge il dubbio che il manifesto nasconda finalità politiche, del tutto legittime. Quasi in conclusione di giornata è Roberto Fai a metterlo in evidenza. Anche se è obiettivamente difficile – ci sembra questa la conclusone più adatta – farne una questione meramente “politica”. Negli ultimi anni schieramenti politici e uomini di potere hanno fatto a gara per fare di peggio. Tutti perdenti purtroppo, nessun vincitore. Resta il dubbio: chi sarà mai il vero “nemico”?

 

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