Le precisazioni di Matteo Renzi (in una lettera pubblicata su Repubblica) sul modo in cui egli intenda la sinistra giungono al momento opportuno, specie dopo l’uscita di Maurizio Landini sugli onesti che non voterebbero mai per il premier. Opportune non tanto perché esse ci illuminino sul significato che per lui ha la sinistra, né perché aprono scenari concettuali nuovi o facciano intravedere un particolare spessore di pensiero, ma perché gli permettono di correggere il tiro rispetto a un comportamento che nei mesi passati era sembrato sbilanciato tutto a favore degli uomini e delle politiche della destra e assai poco sensibile alle ragioni di quei lavoratori che hanno storicamente rappresentato i “dante causa” del Pd, quei “lavoratori” del partito di Berlinguer.

E nondimeno a tali parole – che a dire il vero risultano un po’ generiche e vaghe – deve seguire anche un comportamento fattivo; non solo quello indicato dallo stesso premier, fatto di leggi e provvedimenti governativi, perché proprio su di questi v’è lo scontro; sicché dire che grazie ad essi si favoriscono i “deboli” sembra proprio una petitio principii, in quanto i suoi avversari potrebbero ribattere con fondati argomenti che così non è. No, il concreto comportamento di Renzi – in una società sempre più segnata dalla percezione mediatica della realtà – è fatto di gesti, atti simbolici, di frequentazioni, di parole, di espressioni. Assumere un atteggiamento sprezzante o provocatore verso certi ceti sociali, verso il sindacato, verso gli intellettuali, verso chicchessia, incide molto di più sull’immaginario di quanto non faccia un concreto provvedimento governativo, che con tutte le sue technicalities è difficilmente interpretabile e intellegibile dal comune mortale, il quale finirà per affidare il proprio credito alle agenzie autoritative in cui ha fiducia (giornali, partiti, sindacato o quant’altro). E non ci si sposta di un millimetro dalle rispettive posizioni.

Analogamente sbattere in faccia alla sofferenza e alla miseria dei più, in un’Italia profondamente in recessione, cene con industriali e miliardari o convention come la Leopolda, dove sono invitati e accorrono a frotte gli esponenti del potere finanziario ed economico, applauditi e riveriti, mentre sono malinconicamente assenti i lavoratori e chi li rappresenta – costretti ad andare in piazza per farsi sentire – ebbene questo certo non depone a favore di una immagine premurosa verso gli strati più disagiati della società. E a nulla vale ripetere come un organetto l’elenco delle cose che si sono fatte o si faranno o l’eterno ritornello degli 80 euro.

Ecco perché questo intervento di Renzi lascia sperare; non tanto sulla sostanza della sua politica, ma che di essa si possa discutere facendo la tara a tutti quei comportamenti che magari fanno “figo” e “spiritoso”, ma che certo non agevolano il dialogo e la seria discussione dei temi sul tappeto.

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