Sul Corriere della Sera del 28 maggio scorso leggiamo: “Occhio a Wikipedia: nove voci mediche su dieci sono sbagliate”.

Un gruppo di medici americani, fra cui Robert Hasty della Campbell University (Usa), autore principale dello studio,  ha pubblicato sulla  rivista Journal of American Osteopathic Association i risultati di una ricerca  che ha messo in evidenza come su Wikipedia, la più famosa enciclopedia online del mondo, nove voci mediche su 10 sarebbero inesatte. Secondo gli esperti, gli errori sono dovuti al fatto che Wikipedia consente agli utenti di creare, cancellare e modificare le voci. E secondo una ricerca del Codacons, il 35% degli italiani, invece di rivolgersi al proprio medico o alle strutture sanitarie, sfrutta i motori di ricerca del web per curare i problemi di salute.

Il “fai da te” è un fenomeno molto pericoloso. Contribuiscono a questa abitudine le lunghe liste di attesa, la crisi economica, la presunzione – per una persona priva di un adeguato background culturale medico – di capire le problematiche della salute attraverso gli articoli trovati sulla rete. Internet è infatti una grande risorsa perché è una fonte inesauribile di notizie; ma dobbiamo stare molto attenti quando cerchiamo notizie relative alle malattie. Parecchie persone pensano che i siti web non solo sono una fonte di verità indiscutibile ma possono benissimo sostituire il parere di un medico.

Certo, il bisogno di rendere tollerabili le proprie  ansie giustifica in qualche modo la ricerca di  informazioni sulla patologia di cui si sta soffrendo; ma bisogna stare attenti perché ogni essere umano nella sua “globalità” è diverso da un altro. In condizione di malattia ogni organismo si esprime secondo modalità proprie. Vi sono grandi differenze da caso a caso nel livello di interessamento dei vari organi e nell’evoluzione della malattia e quindi nell’entità dei sintomi e nell’età della loro insorgenza. Alcuni  sintomi, essendo presenti in più malattie, devono essere differenziati per non essere confusi con altre patologie  – proprio a ciò serve la diagnosi differenziale che effettua il clinico! Chi sta male deve rivolgersi al suo medico di fiducia che è colui che promuove la salute nella sua  dimensione fisica, psicologica, culturale, sociale ed esistenziale e assicura  il benessere con interventi efficienti ed efficaci. Il paziente comunica al sanitario la propria sofferenza in modo diverso, “personale”, rispetto ad altri pazienti, pur affetti dalla medesima patologia. Per cui, al fine di elaborare la diagnosi e la strategia terapeutica più idonea per “quel” determinato malato, il medico dovrà tenere conto dei disturbi del soggetto che  “parlano” di lui/lei e che sono la “sua” storia personale.

Tutto ciò internet non può effettuarlo. Sono sicuro che spesso, dopo aver ricevuto il risultato di analisi cliniche, andate a cercare su internet cosa significa se un valore è più alto del normale, quali cause lo generano e se è un dato di qualche patologia. Ma attenzione: la rete non sempre aiuta a vivere meglio perché i siti poco affidabili accrescono la paura che può tramutarsi in vero e proprio panico per situazioni semplicemente immaginate. Dobbiamo, allora, demonizzare Internet? La rete è uno strumento come un altro, non è “intrinsecamente né buono né cattivo, né utile né inutile”. Bisogna avere giudizio, cioè dobbiamo saper discernere. Basta collegarsi coi siti delle principali associazioni scientifiche note – e riconosciute a livello nazionale e mondiale – e/o consultare i siti web delle associazioni di pazienti i cui riferimenti sono messi a disposizione dal Ministero della Salute nel suo sito internet.

Mi rendo conto che non è raro che un paziente esca da una visita medica senza aver capito né la diagnosi né la somministrazione di un dato farmaco, per cui, tornato a casa, va a cercare sul web. Perché? La paura della malattia, insita nella natura umana, è un terreno minato. Cosa fare? Sono convinto che dialogando in maniera costruttiva col paziente lo si possa rassicurare. Tutti i medici, salvo poche eccezioni,  sono una “guida” per i cittadini. Educano ed informano il paziente sui “segni/sintomi” di allarme e sul da farsi in caso di loro comparsa. Verificano la comprensione delle informazioni e l’aderenza (compliance) alla terapia  farmacologica, perché senza la collaborazione del paziente, tutti medici lo sanno, anche il miglior piano terapeutico è destinato a fallire. La conseguenza più ovvia della mancanza di compliance è che la malattia non può essere migliorata o curata. L’articolo 13 del Codice di Deontologia Medica 2014 recita: «Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili, nonché delle caratteristiche di impiego dei mezzi diagnostici e terapeutici e deve adeguare, nell’interesse del paziente, le sue decisioni ai dati scientifici accreditati o alle evidenze metodologicamente fondate.»

È naturale che fornendo disponibilità per contatto “preferenziale” in caso di problemi e/o dubbi, non solo il malato capirà lo stato della sua malattia ma sarà anche invogliato a porre domande, a esprimere le sue preoccupazioni e si atterrà alla prescrizioni senza consultare il web.

A proposito dell'autore

Medico e mesoterapista

Nato a Messina il 21-08-1948, dopo la maturità classica ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia (anno accademico 1975-76)  presso  l’Università Degli Studi di Catania; iscritto all’Albo dei Medici della provincia di Catania col N° 5315. Dal  Giugno 1977 ad oggi è medico di Medicina Generale convenzionato. È iscritto alla Società Italiana di Mesoterapia, alla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) dove copre il ruolo di probiviro, alla Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale (METIS), alla Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Svolge attività didattica e tutoriale per i corsisti nel Corso triennale di Formazione Specifica in Medicina Generale. Medico valutatore ai sensi del D.M.445/2001 è abilitato alla valutazione dei neo laureati in Medicina e Chirurgia ai fini dell’abilitazione professionale e altresì, sempre per conto dell’Università degli studi di Catania, svolge attività didattica e tutoriale (tirocinio professionalizzante) nei confronti degli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia.  

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