Roma, 22 marzo 1915

Papà amato,
ho ricevuto le dieci lire. Apprendo che stanno tutti bene e ne sono contento, anch’io sto bene.
La morte di zio Peppe non mi dispiace tanto, che Dio, avendolo sotto di sé, possa renderlo felice, più che non poté lui stesso mentre era vivo. Scrissi l’altro giorno a mio fratello Peppino, una cartolina con la quale gli auguravo di essere buono e diventare studioso; spero che gli sarà pervenuta e che possa seriamente abituarsi a studiare, e accorgersi che coloro che non fanno niente di bene, non solo soffrono loro stessi, come l’infelice zio Peppe, ma anche nell’ora della morte che è la più triste e dovrebbe destare rimpianto, non commuovono affatto. Figuriamoci cosa debba accadere quando si fa male agli altri, allora oltre a non destare compassione in coloro che lo conobbero, forse fa benedire la morte che se lo portò via. Con questo gli voglio dire, a Peppino, che per farsi stimare e per vivere senza grattacapi, bisogna abituarsi a far del bene a sé, studiando e a far del bene con gli altri, essendo buono, che coll’essere buono alla fin dei conti, si giova a se stesso. Di me non abbia mai preoccupazione, farò tutto quello che potrò fare e non meno giungerò fin dove le mie poche forze intellettuali mi permetteranno di giungere.
Baci alla mamma, a lei, a Peppino, a Luigia, Concettina, Salvatore, ai miei cognati Salvatore Marino e Zafarana e Concetta e ai miei nipotini. Ciccio.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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