di Teresa Fabiola Calabria

PALERMO – Un convegno destinato a far discutere, quello che si è svolto all’interno della Sala gialla di Palazzo dei Normanni a Palermo. Infatti, i molti relatori intervenuti, tra cui il presidente della Commissione regionale Antimafia, Nello Musumeci, hanno ribadito come sia necessario, ora più che mai, trovare i mezzi per coadiuvare l’incessante lavoro delle numerose associazioni di volontariato che operano nel settore della lotta al racket, quali Addiopizzo, rappresentata dall’avv. Valerio D’Antoni e Libera, che ha visto in Umberto Di Maggio un appassionato difensore del loro operato. Dichiara infatti Di Maggio: “Quello che accade in Sicilia in termini di racket, mafia e usura, causa inevitabili ripercussioni su tutto il territorio nazionale. E’ come se accadesse una sorta di globalizzazione, soltanto che questa viene causata dalle mafie, che hanno capito fin da subito come questo potesse rappresentare una grande risorsa. Basti pensare che parecchio tempo fa, in un albergo di Palermo, ci si riunì per organizzare il mercato della droga che collegava tre diversi continenti. Asia, Europa e Usa. La prossima campagna di Libera sarà contro le banche, contro quelle, almeno, che erogano mutui a tassi di usura e portano poi le famiglie a rivolgersi a noi.”

Non meno accorato l’intervento del presidente Musumeci, che dice: “Esistono centinaia e centinaia di uomini e donne, volontari, il cui operato lodevole porta ogni giorno altrettante famiglie ad avere sempre più fiducia nelle Istituzioni, incoraggiandole a denunciare i propri estorsori. Ma il loro lavoro, seppur instancabile, non basta: occorrono segnali forti, da parte dei politici di Roma come da quelli di Palermo, affinché si effettuino delle opportune “revisioni” alla normativa vigente che regola la lotta al racket e all’usura. Lo Stato deve studiare una strategia preventiva affinché la mafia non possa infiltrarsi all’interno del tessuto economico sano del nostro Paese.”

Dall’incontro di oggi, è emerso un dato allarmante, portato all’attenzione di tutti dal Presidente dell’Ars, on. Giovanni Ardizzone: “Il 97% circa degli Italiani crede che viviamo in uno Stato corrotto. Questo è un dato che emerge da uno studio europeo, datato febbraio 2014, che deve farci riflettere. Ma soprattutto dobbiamo interrogarci, noi politici, su come trovare una soluzione. Questo è, infatti, il compito della politica: far si che chi denuncia i propri aguzzini venga incoraggiato. Per far questo, servono leggi chiare che facciano capire alla gente che può fidarsi.”

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