RAGUSA – “Individuare i colpevoli.  Lo sfruttamento sessuale è uno dei reati più biechi che possano essere commessi a scapito di chi lavora”. E’ il commento del presidente della Coldiretti regionale, Alessandro Chiarelli, che intervenendo sulle denunce delle  lavoratrici rumene nelle serre del Ragusano, chiede “che si faccia al più presto chiarezza. La Coldiretti e gli imprenditori associati sono accanto a chi denuncia questo crimine che mette a repentaglio l’onorabilità del lavoro di migliaia di agricoltori onesti  e chiede alle forze dell’ordine di agire con la massima rapidità al fine di assicurare alla giustizia coloro che si sono macchiati di questo reato – aggiunge. Inoltre, qualora tra i colpevoli dovessero esserci agricoltori nostri soci, oltre all’immediata espulsione, ci costituiremo parte civile. La Coldiretti – conclude Alessandro Chiarelli  –  è pronta a ricevere e stare accanto a coloro che denunceranno questi abusi. Non è tollerabile il clima del sospetto che si sta instillando in una delle province agricole più importanti – aggiunge – per questo chiediamo di intervenire con forza e debellare una situazione che tocca profondamente tutti i rappresentanti agricoli”.

“Lo sfruttamento dei clandestini va combattuto perché colpisce la componente più debole dei lavoratori come gli immigrati, ma anche le imprese agricole oneste che subiscono la pressione e la concorrenza sleale  – prosegue  il direttore regionale, Giuseppe Campione. Solo con la trasparenza e la legalità si può spezzare la catena di sfruttamento che sottopaga il lavoro e il suo prodotto come dimostrano – continua – i tanti esempi virtuosi presenti nelle campagne italiane dove lavorano regolarmente oltre 100mila immigrati extracomunitari, dei quali circa 15mila con contratti a tempo indeterminato, che contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire il successo del Made in Italy alimentare nel mondo”.

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