Qualora servisse una ennesima prova della differenza fra M5S e il cosiddetto centro-sinistra e il cosiddetto centro-destra, eccoci serviti! Per un De Luca inquisito prima e dopo, sopra e sotto, che non se ne va neanche se gli scateni una pattuglia dell’Isis, per i tanti impresentabili e incandidabili che vengono regolarmente presentati e candidati, ecco un esempio chiaro della metodologia rappresentativa e dell’etica politica dei 5stelle: l’assessore alla cultura del comune di Ragusa, Stefania Campo, raggiunta dalle chiacchiere malevole, scomposte, infondate perfino, di uno scoop locale in cui si favoleggia di favoritismi familiari (presto smentiti dall’interessata), rassegna prontamente le dimissioni, dimostrando nella maniera più lineare quale significato abbia per lei e per i suoi compagni di movimento il concetto di “politica di servizio”. Che si distingue abbastanza agevolmente da quello di “politica di carriera” e ancor di più da quello di “politica di interessi”.

La vicenda in sé non meriterebbe altra attenzione (se non per gli inevitabili e spiacevoli contraccolpi personali ai danni della Campo, persona squisita e presenza discreta della prima amministrazione grillina del meridione d’Italia). Dunque, oltre il pettegolezzo specifico – cui si sono subito attaccati, come mosche alla carta moschicida, autorevoli rappresentanti dell’opposizione cittadina e un cenacolo di giornalisti locali sempre pronti a ribadire il loro sdegno per un esperimento politico che è inviso alle generazioni di potere che hanno deturpato la città – proviamo a ragionare allargando l’orizzonte.

La giunta pentastellata, insediatasi nel giugno 2013 dopo un incredibile ballottaggio fra l’attuale sindaco Piccitto e il candidato del PD Cosentini, un nome scaturito da un tortuoso e fangoso serpentone di marca inequivocabilmente “larghe-intese-in-salsa-sicula”, si prende – come è ovvio aspettarsi in occasione di un tale cambio di guardia e di passo – il suo tempo per impadronirsi dei meccanismi amministrativi che regolano dal di dentro l’azione politica di una città da troppo tempo governata da giunte di centro-destra, particolarmente votate alla trasformazione del tessuto urbano in una enorme periferia, senza anima e moderna quanto basta per soddisfare il bisogno di “borghesia” della città più incline allo “spirito del capitalismo” di tutto il meridione. La giunta si assesta, comincia a lavorare e – inevitabilmente – insieme a tante cose egregie compie anche degli errori.

Quello che è perdonabile a una classe politica centrata sul principio del “meglio furbi purché efficienti che ingenui e onesti ma caciaroni” non si può perdonare a un drappello di “volontari” della politica, che certo caciaroni non sono affatto (anzi, dimostrano presto di aver capito i trucchi….) ma che vengono accolti con il sorriso supponente di chi la sa lunga. L’opposizione, specie quella fritta del PD, li impallina costantemente, invocando regole democratiche che dalle parti di Roma, con un tale signor Renzi, vincitore della ruota della fortuna, sono praticate quanto lo erano negli anni del Minculpop….

La città è divenuta, negli ultimi lustri, una sequela ininterrotta di rotatorie, quartieri dormitorio, il centro storico della parte alta svuotato, i servizi in picchiata libera, la manutenzione – delle strade, la luce, i rifiuti – sempre più problematica date le costanti riduzioni delle risorse agli enti locali e la crescente superficie da gestire. E così via.

Bene, la colpa è dei grillini! Che sono arrivati a palazzo dell’Aquila due anni fa!

Tutte le mine anti-uomo piazzate finora sotto il sedere della giunta, sono finite per esplodere fra le mani frementi dell’opposizione, che inventa un giorno si e l’altro pure un casus belli da montare ad arte. Un esempio? La faccenda delle royalties petrolifere, giunta perfino sulle pagine dei giornali nazionali, smentita da Piccitto con un eloquente intervento filmato che si trova anche su youtube.

Se è vero, come si dice e si percepisce, che molto presto andremo alle elezioni regionali per dire addio agli esperimenti crocettiani, molto presto avremo modo di misurare il grado di necessità di questi “dilettanti” della politica, rimasti fra i pochi baluardi di quel fortino dell’etica che è tanto irrisa dalle menti fulgide del PD. Bene sarà che all’appuntamento le forze residue che ancora si richiamano alla sinistra (quella vera) arrivino con le idee chiare su quali alleanze fare.

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A proposito dell'autore

Sandro Vero
Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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