di Agnese Maugeri

Nell’immaginario collettivo il supereroe è un uomo bellissimo, alto, muscoloso, coraggioso, forte e indistruttibile, con poteri che vanno oltre ogni limite, capace di compiere imprese eccezionali in qualsiasi parte del mondo e di riuscire anche a tornare a casa puntuale per cena.

Questo è quello che abbiamo appreso leggendo i fumetti di Superman, Batman, Spiderman e tanti altri personaggi, eppure esiste un supereroe che non rientra in questi canoni. Lui è bassino, esile, pieno di paure e paranoie, il suo migliore amico è un orsetto di peluche, ama guardare cartoni animati, e non possiede alcuna dote particolare.

Lui è Rat-Man e nonostante tutto questo, come gli altri, combatte contro il crimine.

In un’afosa saletta, del centro fieristico le Ciminiere di Catania, durante l’Etna Comics, abbiamo incontrato il suo creatore Leo Ortolani.

C’è parsa subito evidente la somiglianza tra il disegnatore e il suo personaggio, sia fisicamente, anche se Ortolani è più alto di Rat-Man, sia nella timidezza che ha nel porsi.

La storia di Rat-Man è molto semplice e si basa su un mix d’idee fuse in una divertente parodia di Batman. Un bambino perde i suoi genitori in un grande magazzino durante una svendita, stravolto decide di tornare a casa e di trovare un simbolo con il quale poter vendicare questa scomparsa. D’improvviso suonano alla porta, il postino recapita tra le mani del bambino un fumetto, che si intuisce essere Topolino. Il bimbo resta impressionato dalle orecchie e dalle grandi scarpe del topo e decide di farne la sua maschera, anche se però la caratterizza con un mantello e con una cintura multigadget come quella di Batman.

La spontaneità e la disponibilità del fumettista hanno sin da subito creato un’atmosfera cordiale e tranquilla, tanto che ci siamo permessi di mostrargli il n°1 di Rat-Man Collection, l’incontro tra Rat-Man e Spiderman, fumetto che il mio compagno d’avventura ha gelosamente custodito in tutti questi anni proprio in attesa di tale occasione.

Leo, dopo averci esplicitamente chiesto di dargli del tu, appena ha visto il fumetto, sorpreso, l’ha preso in mano e iniziando a sfogliarlo ha esclamato: “non posso crederci, si vede che sono già passati 17 anni”.

Iniziare l’intervista è stato semplice e piacevole, di questo ringrazio sia Leo Ortolani per la sua gentilezza e simpatia, sia il mio accompagnatore per aver portato il fumetto apripista e per essermi stato d’aiuto in quanto enciclopedia umana dei supereroi.

Rat-Man05Rat-Man esce dagli schemi dei classici fumetti, com’è stato entrare in questo mondo con un personaggio così particolare che invece di amalgamarsi agli altri li prende in giro?

“Probabilmente era solo il momento giusto, come dice un mio amico, gli autori hanno come delle antenne riceventi con le quali riescono ad assimilare un pò da per tutto e poi riversano la loro sintesi nelle opere che compongono. Penso che in quegli anni ci fosse nell’aria la voglia di dissacrare i supereroi, così come l’arrivo Deadpool alla Marvel, o come anche la sfortuna o il piangersi addosso di Peter Parker, si voleva prendere in giro questi stilemi del supereroe.

La mia vera origine era di parodiare i supereroi ed è una cosa che ho sempre fatto anche perché rende più facile il lavoro dello scrittore in quanto non bisogna creare un background e poi inventare le gags sopra, il retroscena già esisteva, nel mio caso era quello di Batman, e le gags arrivavano di conseguenza, questo accadeva nel ’89. Successivamente ho proprio pensato di prendere in giro quello che stava accadendo nei fumetti degli anni ’90, ad esempio le copertine variant che avevano invaso il mercato; e così ho voluto riprendere alcune copertine storiche e reinterpretarle in chiave umoristica. Le variant a me non sono mai piaciute contribuiscono solo ad affossare il commercio sia del collezionismo che dell’editoria, ho partecipato a una copertina variant quella di Capitan America, l’anno scorso d’estate, solo perché volevo proprio disegnare Cap, ma ripeto sono idee di mercato che non condivido”.

Sei cresciuto con Jack Kirby e le sue imponenti copertine, cos’ha contribuito a farti diventare un così bravo illustratore e scrittore?

“Per quanto riguarda il disegno io mi diletto da quando avevo 4 anni quindi i fumetti ormai li faccio istintivamente, poi mia mamma è pittrice quindi vorrà dire che qualcosa nel sangue c’era, in più mio padre ha contribuito portandomi sempre fumetti a casa, lui stesso avevo un librone di Topolino rilegato nel dopoguerra. Sono state queste le prime cose che ho letto, Flash Gordon, Mandrake, noi eravamo tre fratelli e ognuno aveva le sue riviste, Corriere dei ragazzi, Corriere dei piccoli e Topolino. Sono cresciuto con Kirby e con il meglio del fumetto e ho maturato l’interesse per le storie, da lì è iniziata la voglia di pasticciare, raccontare, inventare personaggi, rompere le scatole a casa e agli amici con le mie battute, ma tutto serviva per affinare la tecnica”.

Com’è il rapporto con la tua casa editrice la Panini?

“Marco, il mio editore, mi dice “se vuoi puoi fare il settimanale” e io gli rispondo no così va benissimo. La bimestralità per fare ciò di cui mi occupo tutto da solo mi sembra un tempo perfetto, è un intervallo che mi consente sia di sviluppare storie, sia di disegnarle, se dovessi accorciare i tempi sarebbe un disastro non riuscirei a pensare bene a ciò che vorrei fare. Lo scrivere è il primo mattone che si pone per creare una storia se quello si mette male crolla tutto, quindi avere un mese per scrivere, ideare e sviluppare è ottimo e loro sono contenti”.

Di Rat-Man è stata prodotta anche una serie animata dalla Rai, come valuti questa esperienza?448_100anni_2

“Un esperimento che, grazie alla Rai e purtroppo anche per colpa della Rai, ma non soltanto sua, si è rivelato “una serie di sfortunati eventi” che hanno portato ad avere un prodotto con un budget alto ma con produttore esecutivo che non fu in grado di venderlo agli altri paesi, forse non aveva capito bene che prodotto aveva.

Mi rendo conto che quando abbiamo fatto il cartone di Rat-Man eravamo al limite della discesa dell’animazione mondiale, ed è stato fatto con l’animazione tradizionale, in uno studio di animazione in piano, disegnando ogni fotogramma, mentre ora si usano i programmi al computer. Eravamo proprio alla fine di questa fase di transizione, lavoravamo con un metodo vecchio anche perché il produttore esecutivo era un uomo che veniva dal vecchio schema e aveva idee che, anche se avevano funzionato fino a qualche anno prima, adesso non andavano bene perché ci trovavamo di fronte un mondo che stava cambiando.

Hanno tentato di farlo passare per un prodotto per bambini ma mostrarono alla BBC le scene di Rat-Man con la Gatta stile Jessica Rabbit e la BBC rispose giustamente che non sembrava un prodotto per bambini. È stata tutta una concomitanza di errori, comunque sia la serie c’è e a parte alcuni episodi sbagliati dal punto di vista tecnico, le idee erano buone, speriamo per una prossima migliore”.

Progetti futuri?

“Ovviamente Rat-Man continuare la serie perché la sto portando verso la conclusione, il personaggio vende però sono un po’ masochista non lo so, forse perché sono sempre stato contrario alle saghe eterne perché mi danno un senso d’incompletezza, mi piace pensare di ultimare la serie, ho letto che Flaubert diceva che solo gli idioti cercano di chiudere le cose, sarà un mio limite!”

Leo  Ortolani ha ideato e disegnato la locandina dell’Etna Comics 2014 e al suo personaggio Rat-Man è stato assegnato il premio Etna Comics Awards come miglior personaggio comico.

Agnese Maugeri

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