Riceviamo e pubblichiamo. 

Dopo la millantata eliminazione delle province (in cui di fatto viene eliminata solo la rappresentanza popolare) risoltasi nella mistificazione di Città Metropolitane e Consorzi ( senza alcun risparmio per l’erario), la riduzione del numero dei parlamentari regionali eleggibili all’Assemblea Regionale Siciliana e la riduzione del 20 per cento dei consiglieri comunali, provvedimenti che vanno inquadrati come risposta al crescente malessere degli italiani, dei siciliani in particolare, nei confronti della classe politica, della “casta”, sfociato recentemente nel voto di protesta ai Cinque Stelle, si continua in questa direzione con la legge elettorale, o Italicum, e una pasticciata Riforma Costituzionale.Con l’Italicum (al cui cospetto la fascistissima Legge Acerbo del 1924 appare più avanzata in materia di democrazia e rappresentanza popolare) una minoranza (anche con meno del 25% di voti) si assicura la maggioranza assoluta degli eletti (oltre il 55%), inoltre non tutti gli eletti sarebbero scelti dagli elettori in quanto i capi lista sono bloccati, il che significa che, escludendo il partito di maggioranza assoluta, in tutte le altre liste risulteranno eletti i nominati dalle segreterie di partito.

Con la Riforma Costituzionale, oltre a eliminare le province quale ente costitutivo della Repubblica, si modifica il Senato della Repubblica con elezioni di secondo livello facendone eleggere i rappresentanti dai consiglieri regionali, riducendolo di numero (100 anziché 315) e svuotandolo di funzioni, inoltre si istituzionalizzano i doppi incarichi (Consigliere regionale- Senatore) prima espressamente vietati dalla legge.  Apparentemente per una riduzione della spesa ( solo il 10%, tutto qui il risparmio) si cancella il 90% della democrazia e della rappresentanza popolare, stravolgendo l’architettura istituzionale dello Stato, nella realtà, nelle intenzioni dell’impertinente birichino fiorentino, il Partito Democratico (sondaggi alla mano) con l’Italicum si assicurerebbe la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati e con la Riforma Costituzionale la maggioranza assoluta del Senato instaurando così una “democrazia alla turca – modello Erdogan” e la trasformazione dei cittadini in sudditi supini alle imposizioni del potere centrale e proni ai diktat dell’eurocrazia.

Per paradosso in questi giorni assistiamo ad una eterogenesi dei fini, una inversione delle parti in cui le vestali dell’intangibilità della Costituzione (la sinistra) sono favorevoli allo stravolgimento della carta nata dalla resistenza, mentre gli eredi del Fascismo (la destra sociale) si schiera a difesa e tutela della democrazia rappresentativa.  A mio avviso non è questa la risposta alla disaffezione dalla Politica, alla rabbia e alla protesta che aumenta di giorno in giorno, all’antipolitica dilagante. La risposta non può essere la riduzione della rappresentanza democratica e popolare dei territori, la risposta deve essere la buona Politica, ovvero, buona amministrazione, riduzione dei privilegi, di sprechi e sperperi, repressione severa di ruberie e interessi privati nella Pubblica Amministrazione, vicinanza delle istituzioni al cittadino e vera trasparenza ( cosa semplice nell’epoca di internet e dell’ ipercomunicazione) dando agli elettori la possibilità di verificare le attività dei propri rappresentanti nelle varie assemblee elettive.

Gli eletti devono riscoprire l’orgoglio di rappresentare i propri concittadini, la bellezza della politica come servizio, come impegno civico teso a migliorare la qualità della vita; eletti ed elettori si devono riappropriare dell’orgoglio dell’appartenenza, dell’identità e dello spirito di comunità. Per tutto ciò non c’è bisogno di una riforma costituzionale bislacca ma di una rigenerazione morale del popolo italiano.

Enzo D’Agata, ex consigliere provinciale di Catania e attualmente funzionario dell’assessorato Funzione pubbica e Enti locali della Regione siciliana

 

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