PALERMO – “Il governo continua a non dare risposte al mondo del lavoro. Il tasso di occupazione è pari in alcuni centri del nostro territorio in provincia di Palermo al 31 per cento, e la media arriva al 40: il che equivale a dire che il 69 per cento della gente non lavora o è inserita in un’ economia informale in cui coesistono voucher e lavoro nero. Malgrado questo, il governo insiste con una politica economica di tagli alla spesa e riduzione dei costi alle imprese anziché prevedere maggiori investimenti pubblici”. Lo ha detto il segretario della Cgil Palermo Enzo Campo nel corso dell’iniziativa sul No al referendum costituzionale che la Cgil Palermo ha organizzato oggi alla Cassa Edile, in via Borremans, 17 per spiegare i motivi della posizione del sindacato sul referendum del 4 dicembre ai suoi quadri e delegati, Rsu e Rsa di varie aziende, alla presenza del segretario confederale della Cgil Danilo Barbi e del segretario Cgil Sicilia Michele Pagliaro.

Il segretario Cgil Enzo Campo ha rivolto un messaggio al premier Renzi, in occasione della sua visita di due giorni in Sicilia e nel passaggio che farà domani nella sede di Fincantieri, a Palermo, assieme all’ad Giuseppe Bono, per la presentazione del piano industriale dell’azienda. “Renzi a Palermo, se non vuole che il suo sia solo un viaggio elettorale e di inaugurazioni porti risposte concrete – ha detto il segretario Cgil Palermo Enzo Campo – Ai Cantieri Navali non basta dire che è stato saturato il lavoro con l’assegnazione di pezzi di navi da realizzare. La Cgil, così come la Fiom, chiede che al Cantiere Navale di Palermo si costruiscano navi intere, che si portino avanti i lavori per il bacino da 150 mila tonnellate e che si completi il bacino da 80 mila tonnellate. Si aumenti l’occupazione e si apra a un indotto di qualità che valorizzi le specializzazioni del nostro territorio. Il governo Renzi dia risposte su temi di progettualità che non siano però temporanei ma di lunga durata. Solo in questo modo, con il ritorno del settore delle costruzioni navali a Palermo, possiamo pensare di progettare un futuro vero, nel rispetto dei diritti e della salute”. Campo ha illustrato la situazione lavorativa palermitana in affanno, a partire dal caso del call center Almaviva, che ha visto in piazza quasi 400 lavoratori pronti a essere trasferiti in Calabria. “Alla fine è stata trovata una soluzione contrattuale. Ma il tema del lavoro dei call center pone il bisogno di regole precise: altrimenti questi lavoratori laureati, con la paga a 600 euro, rischiano di essere la casse operaia povera. E dove c’è povertà si produce povertà – ha aggiunto Campo – E poi c’è l’edilizia in crisi, la Selital con 120 lavoratori a rischi licenziamento, in un’area industriale, quella di Carini, che ha già perso la Keller ed è a rischio desertificazione. E’ in questo contesto che apriamo la discussione sul referendum. Auspicando una società non di uomini soli al comando, non di capitani, ma in cui vinca il noi piuttosto che l’io”. Tra gli interventi, quello del Coordinatore Udu Angelo Nuzzo: “Io ho 24 anni e rappresento una generazioni che si è sempre sentita esclusa dal sistema politico ed economico. Il no è il verso giusto per affermare un principio di legittimità e per guardare a un futuro di speranza”.

Ha illustrato i motivi del no al referendum il segretario della Cgil Sicilia. “La vera sfida – ha detto il segretario Cgil Sicilia Michele Pagliaro – non è cambiare la Costituzione ma applicare la Costituzione. Spiegare ai giovani perché non devono avere le stesse possibilità di lavoro, istruzione, sanità pur avendo dei diritti sanciti dalla Costituzione. Oggi 11 milioni di cittadini malati non hanno gli stessi diritti. E il diritto allo studio nella nostra regione, che perde 10 mila studenti iscritti ogni anno, non è applicato. Idem se pensiamo al diritto al lavoro,dove in Sicilia si sfonda una porta aperta”. “Occhio a sottovalutarci – ha dichiarato il segretario confederale Danilo Barbi , concludendo l’assemblea – In questo Paese siano corpo militante e a chi ci accusa di dire sempre no, rispondiamo che ci rifaremo in primavera quando chiederemo di rispondere sì al nostro referendum su licenziamenti, voucher e appalti. Noi siamo consapevoli che il no non risolverà la crisi ma se vincerà il sì, noi, il movimento dei lavoratori e dei pensionati, saremo ancora più deboli. E questo non sta bene. Noi vogliamo rilanciare l’idea di democrazia e partecipazione”. 



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