E’ stata fissata la data del 4 dicembre 2016 per lo svolgimento del referendum confermativo sulla riforma costituzionale, con il seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernete “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Così come formulato, il quesito invoglierebbe il votante distratto, che non ha letto la riforma, a votare favorevolmente. Ma la riforma costituzionale non potrà avere fortuna, nonostante la subdola formulazione del quesito. E, infatti, partendo proprio da tale formulazione: 1) la riforma supera il bicameralismo paritario o perfetto, ma introduce un bicameralismo pasticciato, che non elimina la c.d. “navetta” tra le due Camere e che crea ulteriori potenziali conflitti di competenza tra le due Camere; 2) la riduzione dei parlamentari (per la esattezza la riduzione del numero dei Senatori) è insignificante, mentre è rilevante la diminuzione della sovranità popolare, espropriata del diritto di scegliere i Senatori; 3) il contenimento del costo di funzionamento delle istituzioni è di scarsissima incidenza, qualora effettivamente ci fosse e lo stesso o maggiore risultato si sarebbe perseguito diminuendo il numero dei Deputati, abbassando con legge ordinaria le indennità dei consiglieri regionali ed eliminando lo sperpero; 4) la soppressione del CNEL è un aspetto marginale sia se considerata positivamente sia se considerata negativamente; 5) la revisione della Parte II, Titolo V, mantiene l’ente regione, svuotata di molti contenuti, ma gravida di costi, e sopprime la provincia, più vicina alle popolazioni locali e meno costosa, sostituita, peraltro, dalle vaste aree territoriali o dalle città metropolitane con i relativi costi.

Una valanga di “NO” si abbatterà sulla riforma costituzionale, approvata da un Parlamento nato illegittimamente e che sarebbe dovuto rimanere in carica solo per gli affari ordinari, ma che, invece, si è arrogato il diritto di cambiare la legge delle leggi.

 Avv. Nando Gambino, Coordinatore nazionale “Comitato NO alla riforma costituzionale”  in seno al Movimento Sociale Fiamma Tricolore


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