PALERMO − “La vicenda politica siciliana di questi giorni pone due interrogativi tra di loro strettamente collegati: il ruolo del Governo e  quello del PD”.

A sottolinearlo è Francesco Barbalace, coordinatore regionale LabDEm Sicilia, che aggiunge: “Il fallimento dell’attuale govecuffarorno va letto non solo sotto il profilo politico, economico e sociale, ma anche su quello del metodo. Con riferimento a quest’ultimo, il crocettismo rappresenta un imbarazzante continuum rispetto al cuffarismo e al lombardismo. Il rapporto con l’ARS, purtroppo, è stato caratterizzato da un’invereconda gestione di spoglie che hanno determinato deprecabili fenomeni di notabilato e alimentato il trasformismo dei soliti noti (sempre gli stessi) impegnati a organizzare filiere e congreghe per rappresentare sedicenti partiti che, in nome di un certo localismo politico, hanno calibrato la spesa pubblica alle regole affaristico-clientelari di potenti circuiti locali controllati da cacicchi, con la stessa spesa pubblica asservita e frammentata agli interessi dei gruppi di potere locale”.

Secondo Barbalace, questo stato di cose “ha rafforzato il mai sopito trasformismo di tanti deputati regionali (di ogni parte politica, compreso il PD) che con le loro scorribande nei territori sono stati impegnati non certo a proporre analisi e riflessioni politiche, ma esclusivamente la conta per le appartenenze, superando per questa via differenze generazionali attraverso mirate allocazioni nelle tantissime pieghe dei luoghi del governo. La cosiddetta rivoluzione crocettiana è ormai segno di una facondia retorica o, peggio, di una indifferenza politica e di un tatticismo disperato fine a se stesso”.Lombardo

LabDem Sicilia chiama in causa il PD dell’Isola e il suo giovane segretario Fausto Raciti, che “oggi è chiamato a entrare in campo con decisione in una partita già avviata e dal risultato che si annuncia incerto o fortemente compromesso. Certo ci vuole il coraggio dei momenti difficili, ma per quanto ci consta, come LabDem vi sono nel partito tantissime energie che bisogna solo impegnare e che non chiedono altro di aprire una stagione di confronto serrato per ridefinire le linee di una nuova iniziativa politica e programmatica e di un rinnovato modello organizzativo”.

Tre secondo Barbalace le ragioni che spingono in questa direzione. “I risultati elettorali e dei ballottaggi − spiega − che ci dicono che i cittadini votano o non votano i partiti sulla base dei propri convincimenti e se le loro proposte sono credibili. In secondo luogo, è errato ritenere che a ciò si possa porre rimedio agevolando traslochi di massa di personale politico di altri schieramenti che servono solo ad esaltare trasformismi e/o pressioni indebite per ragioni di scambio con il governo. Infine, indispensabile interrogarsi sul significato dei tanti abbandoni già avvenuti, di quelli in corso e di quelli che si annunciano da parte di semplici militanti, di dirigenti e di amministratori. La decisione di rinviare secondo il criterio vediamo e riflettiamo o pensare a nuovi rimpasti o ad altre formule politiche similari non credo rappresenti un buon viatico e certamente non aiuta il Partito Democratico, i suoi dirigenti e la stessa segreteria a uscire da una situazione di empasse che dura da troppo tempo e che le continue improvvide dichiarazione, al limite della irresponsabilità (anche in occasione della riunione di sabato scorso) da parte del presidente Crocetta rischiano di rendere ancora più drammatici i problemi dell’Isola e più difficili la condizioni dei siciliani”.

Innegabilmente il PD è a un bivio difficile, ma “immaginare di continuare a mantenere in sala rianimazione l’attuale governo significa non comprendere ancora che la sua permanenza in vita non potrà fare altro che aumentare la delusione, la disaffezione e la sfiducia non solo dei militanti ma, cosa molto più grave, degli elettori siciliani. Le posizioni emerse nel corso del lungo dibattito della segreteria regionale del PD siciliano – sottolinea il coodinatore regionale di LabDem − hanno dato prova del disagio dei tanti intervenuti rispetto al governo regionale. Tuttavia, dal nostro punto di vista, riteniamo si debba sottolineare la posizione di chi reputa che il Governo Crocetta, anche dopo le dimissioni (diversissime tra loro per le motivazioni che le hanno determinate) di ben tre assessori, sia ormai giunto al capolinea. Un governo può cadere – conclude Barbalace − ma nella sua caduta non può travolgere il partito, che rimane sempre e comunque lo strumento principale per continuare a fare politica. I militanti hanno piena consapevolezza che per fare questo hanno bisogno di un partito rinnovato e di dirigenti che riavviino in Sicilia la sua ricostruzione”.

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