di Daniele Lo Porto

Rimpasto annunciato, rimpasto negato. Il braccio di ferro tra don Sarino Crocetta e il Pd siciliano continua. I vertici del partito vogliono dare una svolta alla gestione pasticciona e patriarcale del governatore con l’inserimento di “assessori politici” al posto degli inconsistenti yes man e yes woman di cui si circonda il presidente della Regione. Insomma, il Pd vorrebbe “tutorare” Crocetta per dare slancio e concretezza ad un governo regionale che va avanti tra le dichiarazioni farneticanti del governatore (vi ricordare la compagnia aerea che doveva nascere dalla Ast?) e scivoloni burocratici amministrativi, dal caos della formazione a quello della sanità e, ultima perla, il Piano giovani con l’assessora-ragazzina costretta a farfugliare la propria incompetenza. Al Pd non sta bene: dopo il flop dell’appoggio a Lombardo, adesso stanno compromettendo la residua credibilità da parte dell’elettorato dopo essersi fatti mettere nel sacco proprio dal candidato che hanno con convinzione sostenuto e difeso, fin quando era difendibile.

Naturalmente, Crocetta rinvia, cincischia, prende tempo. Nel suo solitario delirio di onnipotenza e di impotenza, il governatore fa di tutto per restare un uomo solo al comando. Il gruppo degli assessori sono distanti anni luce dalla sua traversata in solitario tra le nebbie della vanagloria e lo tsunami della disperazione di oltre cinque milioni di siciliani. Ci incuriosisce immaginare se Crocetta farà un consuntivo dei due anni di legislaturae, soprattutto, ispirandosi a quale libro dei sogni lo farà. Se oltre ai pellegrinaggi in Procura, dove magari ha portato carte e minestre riscaldate,

ha qualcosa da raccontare e atti concreti da fare vedere. La rivoluzione annunciata si è delegittimata da sola con la conferma dei blocchi di potere burocratico che ha trovato in eredità da Raffaele Lombardo, presunti manager della sanità compresi. Chi è “saltato”, è saltato solo per qualche pasticcio amministrativo, come i sempre verdi Cantaro (fedelissimo di Anna Finocchiaro) e Pellicanò, un classico che è sempre di moda.

Nel dibattito politico fanno sentire la loro voce, più o meno autorevole, due esponenti catanesi. “Occorre far presto e ripartire con vigore, rinnovando lo spirito che ha permesso a Rosario Crocetta e al Pd di vincere le elezioni regionali”, lo dichiara il sindaco di Catania, Enzo Bianco che aggiunge: “La Giunta e il nostro partito stanno patendo le conseguenze di una litigiosità che appare fuori controllo, amplifica i problemi della Sicilia invece di risolverli e impedisce di presentarci ai Siciliani e alle forze sociali e imprenditoriali come una classe politica incisiva ed efficace”.

“Faccio un appello – prosegue il sindaco -: sia al presidente Crocetta sia ai vertici regionali e nazionali del Pd ad affrontare il tema in modo definitivo. Nessun esponente di questa o quella corrente può permettersi il lusso di rimandare le questioni. L’ultima Direzione regionale di luglio, alla presenza del vice segretario nazionale Lorenzo Guerini ha indicato un percorso chiaro che non riguarda di certo solo gli assetti della Giunta. Tale percorso deve essere equilibrato e non può mortificare nessuno, deve aiutare la Giunta a rilanciare le azioni già compiute e a mettere in cantiere quelle nuove e deve permettere al Pd di lavorare insieme al governo per la Sicilia”.

“Da questa impasse – conclude la nota – usciamo solo se tutti fanno un piccolo passo indietro. Crocetta ha il diritto-dovere di governare insieme a un Pd che lo sostiene sia con lealtà, sia con incisività. Invito tutti a consentire che i vertici nazionali, giustamente preoccupati e decisi a intervenire, svolgano un’azione di avvicinamento tra Pd e governo regionale necessaria e ormai improcrastinabile. La Sicilia non può più aspettare”.

L’on. Marco Forzese indossa le vesti di difensore d’ufficio del governatore. “Siamo di fronte ad una situazione paradossale. E lo devo proprio ammettere: la  proposta di rimpasto del segretario Raciti mi ha messo in difficoltà. In un momento come questo, in cui la Regione è ad un punto di svolta per il futuro, mi sembra inutile uno scontro interno che nuocerebbe solo allo sviluppo della Sicilia.”, spiega l’on. Marco Forzese. “Siamo di fronte all’ennesima presa di posizione mirata all’interesse dell’individualità, piuttosto che al bene di una Regione che, a differenza del passato, con l’arrivo del Presidente Crocetta ha saputo alzare la testa e guardare al futuro, uscendo da quegli schemi che la teneva ancora legata alla “vecchia” politica. Invito, dunque, il Segretario Raciti a spiegare i vantaggi di un rimpasto, in un momento come questo”.

Daniele Lo Porto

 


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