Salvo Reitano

PALERMO – Mentre scriviamo resta in stand by l’ufficializzazione della nomina da parte del presidente della Regione, Rosario Crocetta, dell’assessore Luisa Lantieri alle Automi Locali. Dopo tanti tira e molla, non si sa ancora se il ritardo è dovuto a questioni di carattere burocratico o a qualche resistenza che arriva direttamente dai palazzi romani. Vedremo. Intanto dalla convention del Megafono, che si è tenuta sabato a Catania, sembra che i dissidi con il Pd siano andati in soffitta. Sarà vero? O è tutta una messa in scena di sorrisini e pacche sulle spalle? Con il presidente della Regione che arriva in auto accompagnato dal segretario regionale dei democratici, Fausto Raciti. Una bella scennetta, in un esterno giorno davanti alle Ciminiere, inimmaginabile fino a qualche tempo  fa quando non se le mandavano certo a dire.
Segno che qualcosa è cambiato tra i due e la nuova compagine di governo restituisce fiato al governatore: “Il Megafono è un movimento che contribuirà, insieme al Pd, a rilanciare una grande battaglia di rinnovamento della Sicilia in un momento in cui sembra che i volti del passato vogliano tornare sotto mentite spoglie, addirittura proponendo accordi sotterranei”. Il riferimento è chiaro e rivolto a quegli esponenti che non avranno posto in maggioranza partendo dal centrodestra: “Io non sarò – ha aggiunto – uno di quelli che permetterà il rientro di Saverio Romano nella politica siciliana”. Ma, nel contempo, ha dato un ruolo da protagonisti a Giovanni Pistorio e Antonello Cracolici, già grandi strateghi  nel governo di Raffaele Lombardo.
Non si è fatta attendere, a stretto giro, la replica del coordinatore dei gruppi parlamentari di Ala: ”La Sicilia è prigioniera di un presidente della Regione non solo incapace e ignorante, ma dannoso e indecente, che fa ridere il Paese, isole comprese, e che sta approfittando dell’appoggio di alcuni avventurieri della politica, preoccupati del ‘cosa farò’ domani se cade il governo Crocetta quater”.
Lasciamo ai due questa diatriba che non risolve i problemi dei siciliani e soffermiamoci sulla nuova compagine di governo.
Ricorrendo ai suoi tipici annunci altisonanti, il governatore ancora una volta ha parlato di svolta, di riforme, di rivoluzione, di un governo “politico” che arriverà a fine legislatura e un programma che ha come obiettivo quello di portare la Sicilia fuori dalle sabbie mobili.
A giudicare dall’andazzo e da quanto ci riferiscono le cronache, a noi sembra l’ennesima presa in giro. Un governo piccolo piccolo, frutto di un rimpasto voluto e sollecitato da altri, con i nomi imposti da chi, anche fuori dai confini regionali,  ha come unico obiettivo quello di traghettare  la Regione verso il dopo Crocetta. Verso le elezioni.
Il “presidente rivoluzionario” se ne è reso conto: “Da mesi – ha detto – mettono in piedi gruppi da quattro, cinque deputati per poi chiedere un assessore o magari porre veti che sono ormai inaccettabili”. E lui che fa? Tira a campare tenendo sulla corda i “cespugli”, da Sicilia democratica agli ex amici del Megafono passati ai socialisti.
Sembra di essere tornati ai “fasti” della prima Repubblica con la spartizione scientifica di poltrone sedie e sgabelli. Tu prendi questo, io prendo quello. A questi diamo quello, a quelli questo. Confronti serrarti, riunioni fino a tarda notte. Alla fine ciò che ne esce fuori è un “papocchio” senza futuro.
Un governo politico solo sulla carta perché metà dei componenti sono tecnici. Un governo che ripresenta molte delle stesse facce presenti nella giunta azzerata. I nomi? Eccoli: Alessandro Baccei all’Economia, Vania Contrafatto all’Energia, Baldo Gucciardi alla Sanità, Maurizio Croce al Territorio, Giovanni Pistorio alle Infrastrutture, Mariella Lo Bello alle Attività produttive.
Questa è la grande svolta promessa da Crocetta. Una svolta che non c’è e non ci sembra, può essere garantita dalle new entry. Molti dei quali, ragioniamo sempre in termini di spartizioni, non hanno una vera e propria collocazione politica. Prendiamo, per esempio, Carlo Vermiglio, che dovrebbe essere in quota Udc e invece, a quanto riferiscono gli addetti ai lavori sembra sia espressione di una parte del Ncd di Angelino Alfano.
Antonello Cracolici, Bruno Marziano, Anthony Barbagallo e Gianluca Micciché: sono questi i nomi della tanto osannata “svolta politica” alla guida della Regione?
Anche qui niente di nuovo. Cracolici, che nel terzo governo nominava gli assessori (Bruno Caruso e Cleo Li Calzi e ) ora entra a far parte della giunta in prima persona. Barbagallo, rappresenta l’area di Giuseppe Lupo, rappresentata nel governo precedente da Antonino Purpura. Insomma si inverte l’ordine dei fattori e il prodotto non cambia.
E non cambiano, purtroppo, nemmeno i numeri fuori controllo dei conti regionali. Non cambia il dissesto finanziario provocato in questi anni da una gestione a dir poco improvvisata. Resta identica e peggiora, ogni giorno di più, la difficile e insostenibile situazione occupazionale, con migliaia di posti di lavoro cancellati, con le aziende che chiudono e le attività commerciali che abbassano le saracinesche.
Pero, se ci può confortare, aumenta il numero degli assessori, siamo a quota 55, che Crocetta ha dovuto cambiare pur di rimanere attaccato alla poltrona di governatore.
Anche questa volta, vorremmo tanto sbagliarci ma sarà così, navigherà a vista, senza una strategia, senza un programma, alla giornata.
Continuerà a parlare a pioggia e a vanvera, il nostro governatore, promettendo questo e quello in attesa di un nuovo rimpasto, di una giunta da azzerare, di un nuovo governo. Quello della “svolta”. La “svolta” che non c’è.

S.R.

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