Salvo Reitano

Il Crocetta quater è ora al gran completo. L’ultimo assessore nominato è Luisa Lantieri, deputata ennese, alla quale il governatore ha affidata la delega alla Funzione Pubblica.
L’accordo politico è stato raggiunto dopo una lunga riunione, nella sede palermitana del Pd, fra il presidente della Regione, il segretario dei democratici Fausto Raciti, il leader del Psi Nino Oddo e il coordinatore di Sicilia Democratica Nuccio Cusumano.
L’accordo prevede, inoltre, che Giovanni Di Giacinto, ex Megafono transitato al Psi, vada a guidare una commissione parlamentare, con ogni probabilità quella al Bilancio, anche se c’è da superare le ambizioni del Ncd che propone Vincenzo Vinciullo.
Gli altri assessori sono: Antonello Cracolici, Mariella Lo Bello, Anthony Barbagallo, Bruno Marziano, Baldo Gucciardi, Alessandro Baccei, Vania Contrafatto, Maurizio Croce, Giovanni Pistorio, Gianluca Miccichè e Carlo Vermiglio.
Tralasciamo ogni ulteriore valutazione di numeri e rappresentanze anche se, come ha detto lo stesso Crocetta nelle sue comunicazioni all’Assemblea regionale siciliana presentando il nuovo governo, il quarto in tre anni di legislatura: “Il Ncd non è entrato nella nuova giunta, ma ha aderito al progetto di approvare le riforme e questo lo ritengo un quadro nuovo nell’ambito delle alleanze”.
Certo fa tenerezza il governatore quando si dice orgoglioso della giunta che ha varato. Fa tenerezza quando dice che questo governo arriverà alla fine della legislatura. E fa ancora più tenerezza quando impone diktat ai partiti minacciando, questa è una sua prerogativa, come alternativa una giunta del presidente.
L’avvertimento è chiaro: “Questa è la giunta dei partiti, se verrà messa in discussione tutti sappiano che c’è solo un’altra alternativa: il governo del presidente”. Di tutto parla, “il nostro”, tranne che di elezioni. Sempre di azzeramenti, sempre di rimpasti, sempre di nuovi governi. Per giorni e forse per settimane ce ne imbottiranno il cervello con relative interpretazioni.
Ora, archiviata la pratica assessori, prepariamoci alla danza dei nomi che dovranno occupare incarichi prestigiosi di sottogoverno, perchè le fibrillazioni all’interno della maggioranza restano e  i “cespugli” scalpitano, e c’è maretta tra quanti vorrebbero imbarcarsi in questa nuova avventura e quanti, invece, la considerano finita sul nascere.
Affrettiamoci, prima che si alzi questo polverone, a trarre dalla nostra aritmetica semplice e grossolana, le poche conclusioni che ci sembrano suffragata dal comune buon senso.
La prima è che i siciliani hanno dimostrato ancora una volta molto più giudizio di chi li rappresenta.  In soldoni: di Crocetta non ne vogliono più sapere. Ci voleva poco, dirà qualcuno. Ed è vero. Ma ci voleva molto, anni, per averne le tasche piene dello spettacolo offerto dalle nomenklature di tutti i colori, presenti nei precedenti governi, che hanno letteralmente affossato la Sicilia pur di conservare la poltrona con annessi e connessi.
La seconda conclusione è l’inarrestabilità del declino del governatore che deve fare i conti con chi ormai, dentro la sua stessa maggioranza, aspetta il momento propizio per farlo fuori. E’ questione di tempo e forse per questo la parola elezioni non esce mai dalla sua bocca. Anche se dobbiamo dire che l’incognita di una nuova tornata elettorale fa paura a tutti dopo l’immagine repellente che questa scervellata classe politica ha saputo offrire in questi anni.
Se Crocetta, i suoi assessori e la maggioranza che li sostiene hanno un minimo d’orecchio a sentire la protesta che monta da ogni angolo di Sicilia, questa dovrebbe suonare come un ordine perentorio: smetterla di fare gli opportunisti e sedersi intorno a un tavolo non pre spartirsi le potrone come vergognosamente hanno fatto finora, ma per stabilire un programma di cose da fare.
Invece, come ha scritto in una nota il nostro direttore, Daniele Lo Porto, sembra che tutto proceda “con la rivoluzione crocettiana e la democrazia del fannullismo”.
Ecco perchè, secondo noi, a Crocetta non restava che una strada da battere per salvare la faccia: presentarsi in Aula con una pattuglia di uomini lontani dalla politica e che non avessero nemmeno una lontana somiglianza con le antilopi che conosciamo, e con un programma di governo ridotto all’osso delle misure più urgenti, per dire ai deputati:”Questa è la mia ricetta. Vi chiedo di approvarla. Lo chiedo a tutti senza distinzione di colore politico. Chi si rifiuta, se ne assuma le responsabilità di fronte ai siciliani, cui siamo pronti a fare nuovamente appello”.
Non è un discorso da Crocetta. Troppo coraggioso per il sindaco di una città di frontiera che sognava di diventare il sindaco di tutti i siciliani. Quanto al nuovo modello rivoluzionario di governare, ci pare che Crocetta non debba troppo lambiccarsi il cervello. Di modi nuovi di governare, ce n’è uno solo: governare. E non è cosa sua.

S.R.

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