SIRACUSA – “La Sicilia ha bisogno di cambiare marcia e per farlo si deve assolutamente abbandonare la logica della difesa del proprio orticello. Servono riforme serie, concrete perché solo così possiamo disegnare un nuovo futuro per i nostri giovani e la nostra terra”.

Lo dichiara il sindaco di Siracusa e dirigente regionale del Partito democratico, Giancarlo Garozzo.

“La Leopolda siciliana dovrà essere il laboratorio dentro il quale si discute e si individuano quelle soluzioni e quelle strade da seguire per consentire alla Sicilia di uscire dalle sabbie mobili dentro le quali è finita – dichiara Garozzo –. Noi dobbiamo guardare avanti, al futuro e vogliamo indicare un percorso concreto per cambiare, per staccarci da logiche conservatrici e dare una spinta forte al rinnovamento, alle riforme. Voler imprimere una svolta forte al cambiamento non significa perdere autonomia o diventare una sorta di succursale, vuol dire invece sfruttare meglio e in maniera molto più efficace le nostre risorse, le ricchezze del nostro territorio. Significa dire basta alla logica dell’assistenzialismo e affermarci grazie prima di tutto alle capacità dei nostri giovani ai quali va data la possibilità di far emergere il proprio talento, le proprie capacità imprenditoriali.

“In tutto il paese, il governo guidato da Matteo Renzi – afferma ancora Garozzo – ha innescato un radicale cambiamento anche delle istituzioni e la Sicilia non può stare dietro una finestra a guardare il Paese che cambia passo rimanendo ferma nella difesa di posizioni e sistemi che appaiono come privilegi. Quando l’assessore regionale Baccei parla di adeguare i compensi degli amministratori locali a quelli del resto d’Italia o di rivedere alcune posizioni come quelle dei cosiddetti ‘forestali ricchi’ sostiene concetti assolutamente condivisibili e chi critica queste indicazioni lo fa evidentemente perché vuole che nulla cambi.

“I costi della politica – conclude Garozzo – sono però solo un aspetto delle riforme presentate da Baccei, bisogna anche utilizzare meglio e in maniera più efficace i fondi strutturali perché parliamo di miliardi di euro che consentirebbero di avviare iniziative a sostegno dello sviluppo ed è giusto anche procedere con il taglio delle società partecipate. Isolare chi propone riforme indispensabili per la Sicilia significa affossare ogni possibilità di sviluppo, la ‘Sicilia 2.0’ non può fare altro che scrollarsi di dosso questa coltre di polvere fatta di freni a ogni tipo di riforma e, senza alcuna paura, deve guardare al futuro come a un’opportunità che non possiamo e non dobbiamo farci scappare”.

T.C

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