La “malasanità” colpisce ancora. E alla fine si è dimessa: nella giornata di oggi Lucia Borsellino, assessore regionale alla salute, ha ufficializzato la sua “resa” con una lettera indirizzata al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Una missiva dal sapore amaro, quasi uno sfogo verso chi fino a ieri l’ha spalleggiata e che adesso – sembra – ordirle una trappola.

Già, perché dalle parole della Borsellino “sembra” che anche gli astri ce l’abbiano con lei, con una sorta di complotto che ha come obiettivo la sua poltrona e la sua credibilità. Ma leggiamo insieme: “Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione”, e fin qui tutto bene. “Vari, purtroppo, sono stati gli accadimenti che hanno aggredito la credibilità dell’istituzione sanitaria che sono stata chiamata a rappresentare e, quindi, della mia persona”, e la domanda sorge spontanea: finora, chi doveva rispondere dei disastri commessi? Evidentemente non lei.

“Nonostante alcuni passi positivi, decisivi e strutturalmente irreversibili siano stati compiuti, benché sulla stampa ad essi non sia stato dato adeguato riscontro, non posso mancare di evidenziare come questa intensa esperienza politica e umana, pur a fronte di difficoltà e di deluse aspettative, abbia lasciato un segno indelebile nella mia maturazione professionale”, ha proseguito. E qui bisognerebbe vederci meglio, perché se da un lato il crollo dell’istituzione sanitaria danneggia la sua figura, dall’altro, invece, la esalta per le – poche – cose buone fatte.

E poco importa se queste dimissioni coincidano – curiosamente – con il “caso Tutino”: questa volta Lucia lascia sul serio. Ci aveva tentato dopo la morte della piccola Nicole, salvo poi ritirare tutto. Quale migliore occasione di un ulteriore scandalo per uscire di scena dalla porta principale, con tanto di applausi e inchino?

“Considerata poi la concomitante circostanza occorsa, di cui ai recenti fatti di cronaca riguardanti il caso del primario di Chirurgia plastica e maxillofacciale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, non posso non manifestare il rammarico conseguente alla lesione che fatti come questo determinano inevitabilmente all’immagine dell’istituzione sanitaria e dell’intera Regione siciliana, adombrando il lavoro di tanti operatori e professionisti che profondono quotidianamente il proprio impegno con onestà e correttezza nell’esclusivo interesse pubblico”, si legge poi. Ma cara Lucia, e ci scuserai se ti diamo del “tu”, ma non è una giustificazione valida per lasciare. Anzi: la “concomitante circostanza occorsa” crea maggiore confusione, nonché un grave equivoco attorto alle tue dimissioni.

E altrettanto dolorosa è la conclusione della lettera: “Fatti come questi determinano altresì, in un settore come quello della Sanità, contrassegnato da vicende che in un recentissimo passato ci hanno consegnato l’immagine di un sistema di malaffare, un grave danno sulla capacità attrattiva del servizio sanitario regionale e, come accaduto nello specifico, di una delle più importanti aziende ospedaliere dell’Isola”. Perché un assessore regionale alla salute che lascia il suo incarico per la difficile situazione della sanità – alla quale ha inequivocabilmente contribuito, o peggio ancora dato il via – non si è mai visto. E ci dispiace davvero tanto aver letto questa missiva, perché in fondo in te ci credevano un po’ tutti. E ci addolora averla letta, perché rappresenta un ultimo disperato campanello d’allarme di un terra che non può aggrapparsi neanche all’orgoglio: facile preda degli equivoci e dei malintesi.

Antonio Torrisi

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