Punto e accapo. La storia della presidenza Crocetta è sempre la stessa: è un circolo vizioso, un cane che si morde la coda, una crisi-un rimpasto-una crisi, e così via…

Ed ecco che il Crocetta quater già nato male con due assessori fuoriusciti in 48 ore (Li Calzi e Fiumefreddo) si ritrova di nuovo in un cul de sac. Ancora una volta è solo una questione di poltrone, scranni, potere… I problemi dei cittadini sono una questione marginale, da occuparsene nel tempo libero, eventualmente.

L’odierno pomo della discordia si chiama Luisa Lantieri, la sua nomina, ad assessore alla Funzione pubblica e alle Autonomie Locali, ha creato l’ennesima spaccatura nell’esecutivo, a dimostrazione che questa maggioranza è priva di ogni coesione, che sta insieme solo per un tornaconto personale e non il bene collettivo dei siciliani.

Ma andiamo alla vexata-quaestio: la grana stavolta la pianta Totò Cardinale, con Sicilia Futura, che minaccia di lasciare il governo perché gli “accordi non sono stati rispettati”. Sicilia Futura è nata dalla fusione fra il Pdr di Totò Cardinale e gli ex leanziani di Sicilia democratica per le Riforme. La Lantieri, sua sponte, ha preferito non far parte di Sicilia Futura, rompendo soprattutto con Totò Lentini, l’ex capogruppo di Sicilia Democratica.

Sicilia Futura aveva chiesto due assessori ma ha fatto un passo indietro accettandone solamente uno (Croce), a condizione che l’altro posto non andasse agli ex amici, come la Lantieri. Per l’altro assessorato Cardinale aveva suggerito un tecnico oppure un verdiniano.

Giunta la nomina della Lantieri, Sicilia Futura minaccia di ritirare l’assessore Croce. “Riteniamo non esserci le condizioni per sentirci impegnati in questa esperienza di governo”, dichiara, perentorio, il coordinatore regionale di Sicilia Futura Nicola D’Agostino.

Maurizio Croce, l’assessore espressione di Sicilia Futura in giunta, è pronto a farsi da parte: “Aspetto che si definisca ufficialmente questa vicenda, che il gruppo si riunisca e una volta che dovesse essere presa la decisione di lasciare la maggioranza, io mi dimetterei un minuto dopo”.

Sicilia Futura vanta otto deputati e se uscisse dalla maggioranza sarebbe un grosso problema per Crocetta che pronti via dovrebbe mettere mano a un altro rimpasto. Sempre se ciò avesse ancora un senso: quattro governi e 55 assessori nominati in tre anni sono solo la parodia di un governo che deve andare a casa senza altra alternativa.

Diciamoci la verità, ma quando avrebbe dovuto amministrare il governo Crocetta?

Troppo indaffarato a perdere tempo, tra una crisi e l’altra, un rimpasto e l’altro, un mal di pancia e l’altro, uno scandalo e l’altro. Non hai mai fattivamente pensato a gestire la cosa pubblica. Nel mentre una città come Messina rimane per un mese senza acqua, i crolli provocano un cortocircuito di sette mesi nella comunicazione viaria tra Palermo e Catania e poi tra quest’ultima e Messina. Quando piove nella città etnea i catanesi attraversano le strade con i canotti e le scuole chiudono per giorni, la disoccupazione dilaga.. Per non parlare del bilancio della Regione: un colabrodo in attesa della questua renziana che ne tappi i buchi.

Ma che colpa ne hanno, poverini, i nostri amministratori, Crocetta in primis, se non riescono a porre rimedio a questo sfacelo. Sono troppo impegnati a litigare per le poltrone…

Vincenzo Adalberto

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