di Salvo Reitano

Gli esperti di politica siciliana sostengono, alla quasi unanimità, che il governatore Crocetta ha le ore contate: questione, dicono, di settimane se non di giorni. Noi non siamo degli esperti. Crocetta lo conosciamo solo per i suoi trascorsi. La prima quando era sindaco di Gela, una specie di gigantografia alla Che Guevara, di tutto punto armato e in continua guerra contro la mafia; la seconda volta da presidente della Regione, tutto slogan e promesse non mantenute. Intanto in queste ore si susseguono a ritmo frenetico gli incontri per scongiurare quella che per lui sarebbe una iattura.
Così, mentre la poltrona gli scivola via e la mozione di sfiducia è ormai a un tiro di schioppo, cosa fa il presidente? Prima si reca alla Leopolda con il cappello in mano nel tentativo di trattare l’imbarco dei renziani nel  nuovo governo; poi con il solito tono del paladino dell’antimafia se ne va nel salotto buono di mamma Rai, quell’ Arena di Massimo Giletti, sempre pronta a riceverlo in pompa magna, dove nel maldestro tentativo di difendere l’isola dalle accuse di sprechi e malfunzionamenti  finisce col fare la solita brutta figura,  con un finale da avanspettacolo che vede l’assessore lombardo Viviana Beccalossi invitarlo a prendersi un valium per calmare i bollenti spiriti.
Pur di evitare l’atto di decesso della sua fallimentare esperienza di governo e allungarne l’agonia Crocetta sarebbe disposto a tutto e la Leopola e l’Arena erano passaggi obbligati.  Poi però si torna a Palermo e qui ci piace riportare quanto dichiarato dall’on Gino Ioppolo della Lista Musumeci:” Il presidente aveva detto che la crisi del suo governo sarebbe durata 24, massimo 48 ore, e che nella giornata di venerdì la nuova compagine sarebbe stata varata, perché la Sicilia non ha tempo da perdere. Per questo motivo, e per salvare la Scilabra dalla mozione di censura, aveva azzerato la vecchia giunta.
Mentiva sapendo di mentire, come sempre. I tempi adesso si allungano tra estenuanti incontri collegiali, incontri bilaterali, veti e richieste di ogni genere dei partiti e dei gruppi che lo sostengono.
Vecchi metodi, linguaggio e terminologia superata, antiestetiche prese di posizione: salviamo un’assessore (ma, poi, perché?) e buttiamo al mare gli altri. Crocetta fa melina per nascondere la sua incapacità. È la giunta che dovrebbe azzerare il presidente, non il contrario. Per questo non rimane che votargli la sfiducia il prima possibile”.
Forse Ioppolo ha ragione o forse dalla Leopolda Crocetta è tornato con i nomi giusti, dell’area renziana del Pd, che fanno rientrare il malcontento e ridisegnano nuovamente i rapporti di forza all’interno del partito dando al governo la boccata d’ossigeno che serve per allungare l’agonia e restare comunque in sella.
Una nota a margine. Ad un tavolo dei lavori della convention indetta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha partecipato, insieme a Crocetta, un raggiante on. Marco Forzese che in un comunicato ha dichiarato che “l’Italia va verso un cambiamento vero e concreto!”.
“Finalmente un segnale di ripresa – ha aggiunto – si può lavorare e costruire qualcosa di importante insieme, partendo dal confronto di idee costruttive. Ciò che ho constatato è proprio lo spirito di coesione che c’è tra le forze politiche e non, alla ricerca di quell’interruttore che possa riaccendere la speranza anche nella nostra Sicilia”.
Dunque, alla Leopolda la crisi siciliana è stata affrontata. Non sappiamo in che termini e soprattutto non sappiamo se Renzi ha fornito a Crocetta l’energia e i nomi per accendere quell’interruttore al quale fa cenno Forzese.
Mentre scriviamo queste note  si susseguono gli incontri far cuperliani e renziani per trovare il bandolo della matassa e mettere insieme il nuovo governo. Lo stesso Crocetta ha appena dichiarato all”Ansa che l’obiettivo primario e quello di ricomporre assolutamente la maggioranza,  e sarebbe orientato verso la formazione di una giunta composta anche da parlamentari in carica, al fine di favorire il confronto nei partiti, oltre che da esterni. Si tratterebbe di un esecutivo “equilibrato” sia nei numeri, rispetto ai partiti della coalizione.
Insomma, siamo al solito politichese che risolverà il problema delle poltrone ma non darà risposte concrete ai siciliani.
Questa è soltanto, si capisce, una nostra supposizione, sulla quale non vogliamo insistere. Quella che invece è una realtà comprovata, e che esercita un notevole impatto sulla situazione attuale è lo stato di degrado e di disperazione in cui sono finiti i siciliani grazie a chi ha governato fino ad oggi che poi, cambiati i nomi, governerà anche domani se non dovesse passare la mozione di sfiducia proposta da Nello Musumeci.
Vedremo cosa accadrà nelle prossime ora. Ma una cosa già l’abbiamo vista e la vediamo. E cioè che, contrariamente a quanto speravamo, la politica in Sicilia si seguita a farla non su un confronto schietto di idee e di programmi ma sul solito giochetto delle poltrone. Così non se ne esce.

S.R

Scrivi