Paragonare il giovane premier Renzi a Proudhon è forse una scelleratezza, non foss’altro per l’enorme differenza di spessore politico-culturale che passa tra i due. Il francese era un filosofo socialista anarchico dell’800 che diede un notevole contributo al pensiero politico occidentale, un curriculum che è difficile accostare non solo a quello del nostro presidente del Consiglio, ma a chiunque.

Nonostante ciò c’è qualcosa che accomuna i due personaggi che sono così lontani nel tempo e nell’essenza.
Essere entrambi di sinistra? Molti nel Pd, anche se non lo dicono apertamente, stentano a rintracciare nel Renzi-pensiero un’idea che possa essere catalogata di sinistra. Il bonus bebè di 80 euro? Ma lo aveva già fatto Berlusconi che dei comunisti pensa che mangiano i bambini. Infatti, in tanti (bipartisan), vedono in lui l’erede legittimo del Cavaliere, semplicemente ha sbagliato porta: è entrato in quella di Largo del Nazareno (sede del Pd), invece che in quella di Piazza San Lorenzo (sede di Fi). Solo un po’ di confusione… Scopriamo l’arcano. Proudhon nel 1840 pubblicò un saggio dal titolo “Cos’è la proprietà?”, in cui, da anarchico di sinistra, sosteneva la tesi che “la proprietà è un furto”. E proprio il nostro premier in questi giorni ha avuto stranamente un rigurgito di sinistra, giacché sta abolendo, di fatto, il furto, in quanto reato, che si traduce che la proprietà non esiste più, o meglio un certo tipo di proprietà. In un recente Consiglio dei Ministri, il governo ha dato parere positivo al decreto legislativo che prevede la depenalizzazione di alcuni reati ritenuti lievi. Intanto si tratta di delitti (che attenzione sono reati più gravi delle contravvenzioni) e precisamente di quelli che prevedono una pena detentiva non superiore nel massimo a 5 anni, e una pena pecuniaria sola o congiunta alla precedente. Tra questi ce ne sono alcuni contro il patrimonio, come il furto semplice, il danneggiamento, la truffa, ma anche la violenza privata o minaccia per costringere a commettere un reato.

Come funziona?
L’archiviazione può scattare in qualsiasi fase del procedimento, ma in particolar modo nella fase delle indagini preliminari. Dopo l’istanza del Pm, la persona offesa del reato ha 10 giorni per fare opposizione, sulla quale poi decide il Gip. La vittima, però, può fare richiesta di risarcimento danni, ma gli esosi costi e i lunghissimi tempi della giustizia civile, non la incoraggeranno sicuramente a intentare una causa. Lo scopo della legge sarebbe l’alleggerimento del carico giudiziario.

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La discriminante che nel diritto penale distingue i reati penali da altri tipi di illeciti o da fatti leciti, è l’allarme sociale che procurano nella gente i primi rispetto agli altri, e non dovrebbe essere mai l’ingorgo di processi che vi sono nei tribunali. A questo problema si dovrebbe trovare un’altra soluzione. Facciamo un esempio per renderci conto di cosa potrebbe succedere nella realtà. Prendiamo il caso di una vecchietta che appoggia ingenuamente la sua borsa sul marciapiede, in attesa del bus, e ne viene derubata. Anche se la polizia dovesse identificare il ladro (quindi indagini, ricezione denuncia, ricognizioni fotografiche o di persone, rilievi scientifici, etc.. Insomma soldi dello Stato, quindi nostri), questo, se il Gip accoglie l’istanza del Pubblico ministero o del suo avvocato, verrà assolto in virtù di questa legge, che ritiene irrilevante i reati per la tenuità del fatto. Ma pensiamo anche a tutti gli anziani che vengono truffati dagli imbonitori di contratti di erogazione di energia elettrica o di telefonia, ormai sempre più diffusi. A questo punto invece di girarci attorno, il premier non faceva prima ad abrogarli totalmente questi reati dal Codice penale? Visto che non ci vuole un sociologo del diritto per comprendere che nella magistratura prevarrà la linea dell’archiviazione. Per valutare la tenuità del fatto, poi, che parametri si dovranno prendere in considerazione? Il tenue valore della cosa rubata? Qual è la soglia? Fino a 500 euro, è poco o molto?

Ci possono essere cose che tecnicamente hanno un irrilevante valore economico ma un immenso valore affettivo. Ma anche un’autovettura malandata potrebbe non avere alcun valore di mercato ma sarà importantissima per il proprietario relativamente alla sua funzionalità. E cosa raccontiamo alla vecchietta, dopo qualche mese, quando il reo verrà assolto, che magari, anche a rischio della sua incolumità, si è esposta facendo catturare il ladro alla Polizia? Che rubare non è reato? Ed eventualmente se vorrà potrà intentargli una causa civile?

Che riflessi avrà sulla gente l’abolizione di fatto di reati che sono diffusissimi nel nostro paese e molto sentiti dalla popolazione? È chiaro: un’effettiva e pericolosissima sensazione d’impunità. Impunità di cui già il popolo si lamenta, perché non è affatto una leggenda la storia del “ ladro arrestato che l’indomani è in libertà”.
E ancora un altro messaggio, non meno pericoloso, che passerà è l’incentivazione (forse sarebbe più giusto chiamarla “istigazione”?) a rubare. Tanto poi la fai franca…

Insomma, anche per Renzi la “la proprietà è un furto”, ma di certo non la sua che sicuramente non è di tenue valore!

Vincenzo Adalberto

 

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