La proposta autoritaria del Premier trova favorevole Machionne mentre Squinzi la respinge

 

di Vincenzo Adalberto 

È più forte di lui, Matteo Renzi c’è l’ha nel sangue l’intolleranza alla democrazia, non ci può far proprio nulla. Dopo la strategia politica tendente a inglobare chiunque nel Pd, da destra a sinistra, in un’ottica uniformante della società; dopo aver varato l’Italicum, la legge elettorale liberticida che lascia un ristretto margine di scelta ai sempre più bistrattati e rari elettori; dopo la riforma della scuola, quasi in porto, che prevede la figura del preside-podestà. Dopo tutto questo, Renzi non si ferma ed ecco un’altra istanza illiberale e antidemocratica che lascia sbigottiti.

Nei giorni scorsi ospite di Mentana a “Bersaglio Mobile”, si lascia andare all’ennesimo impulso dispotico, stavolta il suo obiettivo sono i sindacati. Il Premier predilige un solo sindacato, naturalmente per controllarlo meglio, infatti non ama il pluralismo, e si era capito, troppe sigle non sono gestibili, qualcuna di esse potrebbe anche ribellarsi all’omologazione renziana e rivendicare i diritti dei lavoratori.

Queste le sue testuali parole: “Mi piacerebbe arrivare un giorno al sindacato unico, a una legge sulla rappresentanza sindacale e non più a sigle su sigle su sigle”.

A sostegno del Premier non poteva arrivare che un suo amicone. State pensando a qualcuno di sinistra, giacché Renzi è alla guida del partito di sinistra più grande in Italia? Ma neanche per sogno, gli va incontro chi dovrebbe essere un suo avversario e invece è un suo compagno di merende. Sergio Marchionne, a.d. di Fiat Chrysler Automobiles, non perde l’occasione, si schiera con il presidente del Consiglio e attacca i sindacati, in particolar modo la leader della Cgil, Susanna Camusso: “Chi ha fatto riferimento a regimi totalitari si sbaglia alla grande: in America c’è un solo sindacato dell’auto, con una molteplicità di rappresentanze che fanno capo a un unico Ente, e anche in Germania è lo stesso con IG Metall. Sarebbe molto meglio  parlare con una persona piuttosto che  con cinque per gestire il futuro dei nostri dipendenti”.

Ma per fortuna qualche anticorpo di democrazia che resiste c’è ancora in questo paese, sempre più allo sbando e alla mercé del decisionismo di Renzi. Un altro industriale, ma meglio che niente, visto che in Italia ormai c’è la moda di confondere i ruoli, la pensa diversamente. È il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che alla proposta di Renzi replica come se fosse Landini: “Non credo che in un paese democratico sia possibile e auspicabile. Io sono un democratico, non ho alcuna ambizione di questo tipo: mi sembra un’esternazione del momento”.

L’attrazione fatale di Renzi verso l’unicus  è in continuo crescendo: un solo uomo al comando, il partito unico al comando, il sindacato unico, il preside dai super poteri. Tendenze che la dicono tutta sul suo aborrimento vero il pluralismo, elemento fondamentale di una democrazia oggi sempre più spoglia.

V.A.

 

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