“Fare per fermare il declino” presenta il programma politico e la direzione regionale in Sicilia.

Nel corso dell’Assemblea regionale tenutasi a Catania, il partito “Fare per Fermare il Declino” ha presentato il programma politico e la Direzione regionale.

Coordinatrice regionale è Claudia Serio di Palermo, componenti della DR sono Daniele Rippa, Carlo Palazzo, Vittorina Rossi e Bartolo Pellegrino. Era presente l’on. Nicola Bono della Direzione Nazionale.

L’analisi politica si è articolata sui motivi che hanno finora impedito di individuare le misure per uscire dalla crisi, ma soprattutto di analizzare il perché tra tutti i Paesi in difficoltà, l’Italia presenti le maggiori e irrisolte problematicità nell’attuazione delle riforme, da anni sollecitate dalla Unione Europea.

La verità è che il nostro Paese non ha mai fatto i conti con la sua storia e questo impedisce di individuare i responsabili del declino, che manovrano per mantenere inalterati i loro privilegi.

Da qui il fallimento della politica, complice ma non unica responsabile di questo disastro, e il suo continuo e ripetitivo balbettio su possibili soluzioni, che tutti sanno essere del tutto inadeguate, perché è essa stessa incapace di assumere iniziative.

Non è un problema né di Destra né di Sinistra, perché non servivano le “Larghe intese” a dimostrare l’assoluta coincidenza di due posizioni politiche contrapposte solo a parole, ma identiche nelle azioni di governo, che hanno scientemente massacrato un Paese e la sua economia a colpi di iper tassazione, unicamente per conservare le nicchie protezionistiche dei “Poteri forti”, il cui costo è stato scaricato sui ceti sociali produttivi, che giorno dopo giorno sono stati oppressi da un eccesso di tasse senza servizi, da una diminuzione costante della competitività, e da un progressivo inaridimento delle fonti di finanziamento, perché nessuno crede più in questo Paese.

Un Paese che ha bisogno immediato di liberalizzazioni in tutti i settori dell’economia, della riforma del lavoro, della riduzione del cuneo fiscale, della semplificazione amministrativa e conseguente massiccia sburocratizzazione degli apparati amministrativi di tutti i livelli istituzionali, di un apparato giudiziario spoliticizzato ed efficiente, di un sistema bancario che presti i soldi ai produttori, di tagli di merito e non lineari alla spesa pubblica, e dove non c’è un solo partito che abbia le capacità di invertire questo andamento.

Ma soprattutto l’Italia ha bisogno di verità non di pifferai Magici.

Siamo passati dall’era del Cavaliere a quella del rottamatore, per scoprire che ambedue sono le facce di una stessa medaglia, con l’aggravante che Renzi appare come l’ultima stampella del sistema.

Renzi è sempre più simile a un Berlusconi “spruzzato di rosso”, incapace di dare le risposte che servono al Paese, e di mantenere gli impegni.

Aveva promesso la riduzione delle tasse ed ha esordito con l’aumento della benzina e della Tasi, un governo di grande spessore, con invece una impressionante presenza di indagati e di “dilettanti allo sbaraglio”,la difesa della democrazia ed ha prodotto la finta riforma del porcellum, mentre sta avviando una vera destrutturazione della democrazia con l’abolizione delle province e soprattutto del Senato. Ha dato vita a un processo di riduzione pericolosa degli spazi democratici, confondendo volutamente i costi della politica con quelli della democrazia, e modella una Repubblica composta di nominati e non di eletti. Di contro nessuna politica per il Sud, lo Job act (ma perché in Inglese?), annunciato ma non concretizzato, il cuneo fiscale ridotto ad una mancia per comprare i voti alle Europee, il cui risultato è l’unica preoccupazione di un Presidente non eletto, che vuole una legittimazione popolare. Mentre i problemi strutturali rimangono inevasi, le liberalizzazioni rimangono nel limbo, il debito pubblico cresce, ma soprattutto l’economia e l’occupazione non ripartono e non c’è nessuna strategia per il rilancio della competitività. E questo è il declino. Anche la situazione della Regione Siciliana è preoccupante per la manifesta incapacità dell’attuale governo di fare fronte ai mali antichi e irrisolti di una Autonomia tradita.

Fare si oppone all’uscita dall’Euro, che sarebbe una disgrazia epocale, è sinceramente Europeo, ma vuole uno Stato Federale e non una Unione di banchieri e di mercanti.

Fare sarà presente alle elezioni europee con la lista dell’ALDE.

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