L’ex governo Renzi si riconferma l’edificatore per eccellenza di leggi incostituzionali: il referendum che doveva modificare la costituzione, ideato proprio per legiferare legittimamente leggi incostituzionali (ossia eliminando i paletti della costituzione) è stato bocciato sonoramente dal voto popolare; la legge Madia sulla p.a. è stata parzialmente dichiarata incostituzionale; e in cauda venenum la parziale incostituzionalità di oggi dell’Italicum.

La Consulta ha abolito il ballottaggio tra le due liste che prendono più voti, e ha bocciato a metà le pluricandidature, ovvero è stata dichiarata illegittima la parte che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione per quale optare. Questa, ricordiamolo, a detta di Renzi, doveva essere la migliore legge elettorale possibile che tutto il mondo ci avrebbe copiato. E ci sorprende e ci rammarica che l’attuale Capo dello Stato non abbia, a suo tempo, nonostante i forti indizi, ravvisato nessuna anomalia in merito, ai sensi dell’art. 74 della Costituzione, rinviando la legge alle Camere con proposta di modifica.

Adesso, senza tema di smentite, lo possiamo dire che avevamo ragione, ripetutamente questo giornale ha criticato duramente il governo Renzi evidenziandone la fumosità. Un governo che per arrivare a determinati obiettivi, su iniziativa o su commissione, ha tentato in tutti i modi di eliminare o comprimere le libertà e i diritti del popolo, in materia elettorale e non solo. Evochiamo velocemente le leggi che hanno conculcato, ad esempio, i diritti dei lavorati: dall’abolizione dell’art. 18 ai voucher della precarietà.

Ma cosa ci potevamo aspettare da un governo, figlio di una legge elettorale (il porcellum),  già acclarata, per buona parte incostituzionale, che non ha avuto neanche la furbizia, di colmarne il vuoto legislativo senza farne un quasi pedissequo copia e incolla, per infingardaggine, forse, o per scarsa considerazione del popolo – rappresentato da quei legali che hanno segnalato l’incostituzionalità dell’Italicum all’A.G. e dalla Corte Costituzionale stessa che ha sancito le loro ragioni.

L’odierna sentenza della Consulta è l’ennesimo rimedio (e peccato che non sia stato ammesso il referendum abrogativo per l’art. 18…) ai provvedimenti farlocchi di un governo che si immedesimava troppo con le storture della società odierna: tutto doveva essere veloce, immediato e rapido. Proprio come un tweet o un click si voleva modificare la Costituzione nelle parti in cui non aggradava, come le leggi nelle quali si è decisa la mercificazione dei nostri diritti, della nostra sovranità popolare, di noi cittadini ormai ridotti a sudditi. Società emblematicamente analizzata e ribattezzata da Zygmunt Bauman “società liquida”.

Dopo la dichiarazione di incostituzionalità della riforma sulla P.A. e dell’Italicum, adesso Renzi penserà che se avesse proposto l’abolizione della sezione I del titolo VI della Carta Costituzionale, ovvero quella che istituisce e disciplina la Consulta, invece, di sostenere un referendum che modificava 47 articoli della Costituzione, avrebbe fatto prima, più velocemente, come con un click , e non avrebbe avuto più alcuno intralcio: quello di una giuria di giudici che ancora una volta gli mette  i paletti.

E adesso bando agli infingimenti e alle perdite di tempo con i governi fotocopia, non ci sono più scuse: bisogna andare subito al voto come ha deciso il popolo italiano, ancora inascoltato, in quel memorabile 4 di dicembre. Lo dice pure la Corte Costituzionale: “la legge è immediatamente applicabile”.

Vincenzo Adalberto

Scrivi