Il discorso pronunciato al Senato fa trapelare evidenti segni di nervosismo che il premier non riesce a celare. Renzi, senza essere indagato, attacca quella parte della magistratura che, secondo lui, fa “giustizialismo” e la stampa che pubblica le intercettazioni. Abbiamo provato a spiegare le cause di questo suo insolito atteggiamento

Il suo volto è segnato da numerose pieghe e ognuna di essa tradisce una preoccupazione diversa. Il tono della voce è forte, e il suo discorso ha tutte le sembianze di un’arringa. I gesti sono energici ma convulsi, e i foglietti che tiene in mano – sui quali è vergato il discorso da riferire ai senatori -, non hanno pace: li brandisce con vigore su e giù a destra e a manca.

Questo è il Renzi che si è presentato al Senato prima delle due mozioni di sfiducia presentate dal M5S ed entrambe respinte. Il linguaggio verbale e non verbale sono indicativi che Renzi non è sereno. È arrabbiato o preoccupato?

Proviamo a interpretare e stando alle nostre sensazioni è preoccupazione.

Ma cosa lo preoccupa? L’opposizione della minoranza dem? No. L’opposizione parlamentare (Fi, Lega, Fdi, Sel) ? Manco per niente. Questi, per lui, si sono dimostrati semplici fastidi, non veri problemi.

Per esclusione non restano che la magistratura che ultimamente gli sta girando attorno e il voto popolare. Sì il voto, perché il fallimento del referendum non è una vittoria e l’80% dei sì fanno presagire un futuro tutto in salita, e tutto questo Renzi lo sa.

Giustizia o giustizialismo?

Nel suo mirino c’è la magistratura rea di essersi macchiata di lesa maestà e la stampa per aver pubblicato le intercettazioni. Rievoca discorsi già sentiti in passato da premier che lo hanno preceduto.

“Io sono per la giustizia sempre, non per i giustizialisti. Credo nei tribunali, non nei tribuni. Credo nelle sentenze sempre, non nelle veline che violano il segreto istruttorio”.

Cita i giudici buoni per indicare che esistono magistrati cattivi. Si scaglia contro “mani pulite”  senza mai nominarla (ndr)

“L’Italia ha conosciuto figure di giudici eroi ma questo paese ha conosciuto negli ultimi 25 anni pagine di autentica barbarie legate al giustizialismo. L’avviso di garanzia è stata una sentenza mediatica definitiva, vite di persone perbene sono state distrutte mentre i delinquenti avevano il loro guadagno nell’atteggiamento populista di chi faceva di tutta un’erba un fascio”

Ma così facendo il premier non apre le porte del parlamento agli indagati di ogni risma se solo una sentenza passata in giudicato ne è causa di esclusione? E la questione morale e di opportunità della politica che fine hanno fatto?

Chiama in causa direttamente la Procura di Potenza indicandone e prevedendone i suoi fallimenti

Renzi spiega che “le indagini del 2001, del 2004 e del 2008 (della Procura di Potenza, ndr) non avranno una sentenza passata in giudicato ed io da cittadino sono triste, perché penso che quando non si arriva a sentenza e si immagina di giudicare solo in base alle informazioni passate ai giornali, è in quel momento che io mi schiero dalla parte della giustizia, non del giustizialismo”.

“La vicenda di Potenza per noi non è una vicenda affatto chiusa: ci auguriamo che i magistrati siano messi nelle condizioni di arrivare al più presto a sentenza, ma credo che l’ unica cosa si arriverà a una condanna sarà per l’accusa di diffamazione nei confronti del Pd, per i quali spero che gli interessati rinunceranno alle immunità” conclude Renzi.

Ma perché se Renzi non è indagato teme la magistratura e le intercettazioni?

Sicuramente l’indagine di Potenza si allargherà, forse sa qualcosa di più che noi sconosciamo e teme di esserne coinvolto. In ogni caso i magistrati hanno toccato il suo governo e l’operato dello stesso (la ministra Guidi si è dimessa) e quindi ne hanno minato la credibilità e il consenso.

L’altra preoccupazione: il voto

Il referendum sulle trivellazioni in mare di cui Renzi  ha rivendicato il successo è  diventato invece il suo struggimento. Perché l’esito del referendum, a prescindere dal mancato raggiungimento del quorum, non è una vera vittoria e il premier ne è consapevole, anzi appare l’anticamera di una sconfitta: una minaccia che potrebbe diventare un pericolo concreto prima a giugno con le amministrative e poi a ottobre con il referendum costituzionale sulla riforma del Senato.

Infatti, 13 milioni e mezzo di italiani si sono espressi contro le trivellazioni in mare ovvero contro l’orientamento di Renzi che aveva invitato all’astensionismo. Il referendum costituzionale, invece, prescinde dal quorum che ha fatto fallire quello abrogativo e i medesimi risultati significherebbero una sconfitta sonora per il premier.

Vincenzo Adalberto

 

 

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