Qualche giorno fa Matteo Renzi presentando il ddl sulla “Buona Scuola” ha parlato (e scritto alla lavagna) del valore della “Cultura umanista”. In rete e su twitter il Premier è subito diventato bersaglio di una accanita, livorosa, campagna di critiche linguistiche (condite spesso da una neanche malcelata avversione politica). Si è così potuto leggere in Mediaset Tgcom24 del 14 maggio: «’Cultura umanista‘, l’errore di Matteo Renzi mentre spiega il ddl ‘La Buona Scuola‘». «Twitter coglie lo scivolone del premier e non lo perdona». «Matteo Renzi sale sulla cattedra e inciampa in un grossolano errore durante la lectio sul ddl ‘La Buona Scuola’». E ancora: «Ma non si dovrebbe scrivere cultura umanistica?». «Si faccia dare ripetizioni dalla moglie». «Proprio lui che viene da Firenze, la capitale dell’Umanesimo». E l’Huffington Post‎ da parte sua: «Cultura umanista? Fai il maestrino e poi confondi aggettivo e sostantivo. Il premier ‘bocciato’ su twitter per la gaffe». E l’Unione Sarda‎: «Per il maestro Renzi errore da matita rossa», ecc.

Dinanzi a simili commenti, il Premier potrebbe invero reagire, sorridendo, con una “poetica” risposta: “Sono il re di Roma e sono superiore alla grammatica”! Ma per essere più chiari, si può contestualizzare così quest’affermazione:

Obbedisca alla grammatica colui che non sa pensare ciò che sente. Se ne serva chi sa comandare le sue impressioni. Si racconta che Sigismondo, re di Roma, avendo commesso un errore di grammatica in un discorso pubblico, replicò in questi termini a chi glielo fece osservare: ‘Sono il re di Roma e sono superiore alla grammatica’. E la storia narra che egli diventò noto come Sigismondo ‘Super-grammaticam’. Meraviglioso simbolo! Ogni uomo che sa dire ciò che dice è, a suo modo, re di Roma. Non è male come titolo, e l’importante è esserlo.

Si tratta di una riflessione, risalente al 1930, ed è di un poeta di nome Pessoa.

Ma la risposta non è solo “poetica”, ma scientificamente (sociolinguisticamente) fondata, trattandosi del “dire” di un personaggio pubblico, con ruolo istituzionale di primo piano (come quello per es. del Papa), di per sé prestigioso e ‘modello’ per gli altri parlanti della comunità italiana.

Ma poi è proprio vero che l’espressione “cultura umanista” al posto di “cultura umanistica” sia uno strafalcione? Prima di esprimere un giudizio di condanna, sarebbe bene consultare i testi canonici normativi, autorizzati a definire “corretto” o “errato” un certo uso. Ovvero i dizionari. E nessun dizionario dice che l’uso aggettivale di “umanista” è errato! Il “Grande dizionario italiano dell’uso” di T. De Mauro (6 voll. 2007) ma anche il De Mauro scolastico 2000 (pure in rete) registra la voce “umanista” col significato «4. agg.[ettivo] variante di ‘umanistico’». Variante “lett.[eraria]” e anche voce “CO[mune]”, nota cioè a diplomati e laureati, e “Termine Settoriale”. E analogamente il “Grande Dizionario della lingua italiana” del Battaglia (24 voll.) riporta tale variante come: «3. Agg. Ant. e lett.» con due ess. d’autore (I. Baldinotti ante 1511 e P. Gobetti ante 1926). E dizionari come il Sabatini-Coletti: «in funzione di agg. 1. Umanistico: dottrina umanista». O ancora lo Zingarelli (“raro”), Hoepli-Gabrielli (“non comune”). I dizionari che non riportano tale accezione sono semplicemente lacunosi!

Una scorsa a “Google libri”, in quanto banca dati particolarmente ricca, consente poi di aggiornare con qualche pazienza gli stessi dizionari. L’espressione “cultura umanista” risale infatti almeno all”800. Un solo es. del 1877 nell'”Archivio storico italiano”: «l’educazione cristiana […] congiunta alla cultura umanista». Mentre l’aggettivo “umanistico” è datato 1930, la “cultura umanistica” sembra documentata solo alla fine del ‘900. E nel nostro millennio le due espressioni – “Cultura umanista” (‘degli umanisti’) e “Cultura umanistica” (‘dell’umanesimo’) – semanticamente equivalenti, sono entrambi vitali e tra loro in competizione.

Nella scelta del Premier per “cultura umanista” non è poi da sottovalutare la pressione paradigmatica dei vocaboli in <ista>: ben 1518 (stando al De Mauro) rispetto a quelli in <istico> agg. (in numero di 672): un rapporto quindi di 2/1. Alla fine, quindi, altro che uso errato quello di Matteo Renzi!

Che invece le critiche al Premier siano dettate, oltre che da scarsa cultura linguistica e lessicografica dei “critici”, dalla loro prevenzione e cecità politica, è indirettamente dimostrato dalla mancata reazione dinanzi ad analogo uso della ministra Stefania Giannini (nonché collega-linguista), che ha denunciato 20 giorni fa i “metodi squadristi” (col valore di “squadristici”) di chi le ha impedito di parlare. E nessuno ha avuto alcunché da ridire sul versante linguistico. E meno male, perché l’analisi di “umanista” e “squadrista” è analoga. Ai lettori curiosi e pazienti il compitino da fare con i dizionari e con Google libri.

A proposito dell'autore

Docente di linguistica generale all'università di Catania

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 400 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013.

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