Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, finora aveva parlato poco del referendum costituzionale, non si era sbilanciato. E per quel poco che si era pronunciato aveva esternato più di una perplessità. La sua maggiore preoccupazione, come la maggior parte di quelli che voteranno No, riguardava proprio il combinato disposto della riforma costituzionale con la nuova legge elettorale l’Italicum.

Qualche giorno fa il Corriere.it aveva pubblicato un fuori onda del ministro Delrio che la dice lunga sul pensiero del ministro e di Renzi nei confronti dell’atteggiamento del presidente della regione siciliana. Graziano Delrio, durante l’Assemblea annuale della Confederazione italiana armatori a Roma, parlotta col presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in merito alla posizione ostile dei governatori del Pd sul referendum del 4 dicembre: “Qua c’avete tutti i governatori contro, da Emiliano a Crocetta, c’avete i capolavori, sembrano che lavorano per la concorrenza. Emiliano è venuto a Capri e ha fatto un pippotto contro il governo”, dice Boccia a Delrio. A questo punto il ministro chiede: “Anche Crocetta si è comportato così?”. “No, Crocetta non è venuto”, risponde Boccia. E ancora Delrio sul presidente della Regione Siciliana: “Crocetta non ce la fa a esprimersi per il no. Non si esprimerà per il sì ma rimarrà coperto fino all’ultimo. A parte il fatto che non sposta neanche i voti dei suoi”.

Adesso a più di qualcuno sorge il dubbio se l’indugio di Crocetta fosse una tattica per stimolare il governo ad accelerare i tempi ad approvare l’accordo, siglato nel giugno scorso, che dà alla Sicilia 1,8 miliardi di euro in più all’anno in maniera stabile, riconoscendo entrate fiscali previste dallo Statuto.

Infatti, all’afasico Crocetta, improvvisamente dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri, è spuntata la voce e ha reso pubblica la sua posizione sul referendum. “Avevo delle perplessità – dice il presidente della regione siciliana – ma le mie ostilità sono state rimosse dall’impegno del premier a modificare l’Italicum. Perché non dovrei credergli? Quindi non abbiamo ragioni per opporci a una riforma costituzionale che accelera l’iter legislativo e voteremo Sì”.

La promessa a futura memoria di Renzi a modificare l’Italicum è stata, quindi, a dire di Crocetta, sufficiente a dirimergli ogni dubbio sulla questione referendaria, ma è evidente che il provvedimento del Consiglio dei ministri ha influito, tant’è che il suo Sì al referendum è arrivato a stretto giro di posta da destare qualche sospetto.

Renzi, perciò, passa dall’endorsement di Obama a quello di Crocetta, che probabilmente, nonostante il pensiero di Delrio, qualche voto lo sposterà, ma siamo sicuri che lo sposterà verso il Sì?

Vincenzo Adalberto

 


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