CATANIA – Da diversi anni ormai la Sicilia è attanagliata da una cronica emergenza dei rifiuti, resa più evidente nei mesi scorsi dalla saturazione delle discariche e/o dei pochi impianti di stabilizzazione presenti nell’Isola. In seguito all’emergenza alla Regione è uscita fuori l’ipotesi degli inceneritori, ipotesi peraltro quasi imposta dal governo nazionale. A nostro avviso questo è il modo peggiore che si poteva trovare per affrontare, o meglio NON AFFRONTARE, la crisi.

LA GERARCHIA DEI RIFIUTI

La Sicilia è all’anno zero nella gestione dei rifiuti. Una direttiva europea 2008/98/CE, recepita con apposita legge dallo stato italiano, sancisce una ben precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti, che va seguita con un ordine ben preciso. In tale gerarchia l’incenerimento è solo al penultimo posto. Perciò chi, tra gli amministratori (o anche tra i ministri), parla di incenerimento senza prima aver espletato tutto quanto è prioritario o parla di aria fritta o peggio ancora intende violare la legge. La gerarchia dei rifiuti da priorità innanzitutto alla prevenzione, al riutilizzo, alla differenziata, che per legge deve arrivare almeno al 65%, al compostaggio, alla digestione anaerobica, al riciclaggio. In altre parole in una corretta gestione dei rifiuti potrebbe essere incenerito solo ciò che non è in alcun modo riciclabile. Ma ormai esistono impianti di selezione a valle del trattamento meccanico-biologico che riescono a recuperare materia riciclabile anche dal residuo indifferenziato.

IL PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI (PRGR)

Il 7 Giugno un’ordinanza del presidente Crocetta parlava di bandi per gli inceneritori da far uscire addirittura entro Agosto. Probabilmente nel frattempo si sono accorti prima devono rifare il Piano dei rifiuti (PRGR). Contrariamente a quanto spesso si legge negli organi di informazione, non è vero che in Sicilia non esiste un PRGR. Il Piano esiste ed è stato approvato dalla Giunta Regionale il 18 Gennaio 2016, dopo un iter lungo più di 3 anni: il problema è semmai che NON E’ MAI STATO APPLICATO!

Adesso, invece di applicare finalmente il Piano per risolvere definitivamente il problema dei rifiuti in Sicilia, cosa si fa? Si pensa a rifare il Piano solo e soltanto per potervi aggiungere gli inceneritori, perdendo ancora tempo. Dopo che il Piano sarà rifatto dovrà nuovamente essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che durerà almeno un anno e non è detto che avrà esito positivo, visto che l’incenerimento di 700 mila tonnellate annue di rifiuti nella sola Sicilia sarebbe in contrasto con la Gerarchia dei rifiuti.

UNA “PRESCRIZIONE” DELLO SBLOCCA ITALIA?

Alla Regione sembrano volersi giustificare: l’incenerimento di 700 mila tonnellate «non è una richiesta, ma una prescrizione dello Sblocca Italia» [1]. Ciò non corrisponde al vero perché non è stato lo Sblocca Italia a stabilire quale dovrebbe essere il fabbisogno di incenerimento, bensì uno “schema di decreto” (che doveva fungere semmai da decreto attuativo dello Sblocca Italia) preparato dal Ministero dell’Ambiente, ma mai entrato in vigore perché non è finora stato sottoposto alla VAS prescritta dalla legge.  E’ vero che nei mesi scorsi si è provato ad evitare la VAS, sottoponendo lo “schema” ad una più rapida procedura di “Verifica di Assoggettabilità a VAS”, la quale però è stata respinta il 20 Giugno in quanto la legge indica chiaramente che i Programmi riguardanti i rifiuti devono essere sottoposti a VAS. Da allora sono passati ben tre mesi ma lo “schema” ed il relativa Programma nazionale degli inceneritori non sono ancora stati sottoposti a VAS, forse perchè il Ministro è consapevole che ad una attenta analisi sarebbe evidente che i calcoli su cui si basano sono errati, gonfiando a dismisura il fabbisogno di incenerimento.

UNA SCUSA PER NON RISOLVERE IL PROBLEMA?

Perciò, in definitiva, invece di applicare il Piano vigente per risolvere la cronica emergenza dei rifiuti, funzionale a chi da decenni fa affari con le discariche, alla Regione vorrebbero rifare il Piano rifiuti (perdendo ancora tempo) solo per applicare uno “schema di decreto” che non è mai entrato in vigore.  Di fronte a tutto questo non possiamo stare a guardare. L’emergenza dei rifiuti impone provvedimenti seri, urgenti ed efficaci, mentre l’ipotesi degli inceneritori nella migliore delle ipotesi servirà solo a perdere tempo, mentre nella peggiore, se si concretizzerà, produrrà, oltre a inutile sperpero di denaro pubblico, gravi rischi per i cittadini esposti, visti i recenti studi medico-scientifici riguardanti anche gli inceneritori di nuova generazione [2]. La scorsa settimana abbiamo inviato una lettera aperta [3] a Crocetta, l’Assessore Contraffatto ed agli altri organi regionali competenti affinchè abbandonino tale ipotesi ed invece diano finalmente alla Sicilia ciò che serve: differenziata porta a porta, impianti di compostaggio, di riciclaggio, impianti TMB innovativi, con recupero di materia, ecc..

UN CONFRONTO CON LA REGIONE

Nella nostra lettera abbiamo anche chiesto di essere convocati per un confronto tecnico. In effetti lunedì 19 siamo stati convocati presso il Palazzo Esa di Catania alle ore 18 per incontrarci con Giuseppe Caudo, componente dell’ufficio di gabinetto della Presidenza della Regione, e con un responsabile dell’ufficio speciale sulla differenziata. Vedremo cos’avranno da dirci in merito alle nostro richieste. Al termine del confronto tecnico, i presidenti delle associazioni che vi hanno partecipato saranno lieti di incontrare i giornalisti per comunicazioni in merito all’esito dell’incontro.

Associazione Rifiuti Zero Sicilia

 

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