L’Ars rivede subito la normativa o le imprese siciliane verranno condannate alla chiusura a vantaggio della concorrenza 

CATANIA  – Aziende a rischio chiusura e lavoratori in allarme. Gli aumenti record dei canoni di concessione fissati dalla Regione con Legge di stabilità del 2013 rischiano di cancellare un comparto, come quello delle acque minerali, che in Sicilia occupa, tra diretti e indotto, quasi mille persone.

La questione è stata discussa nella sede di Confindustria Catania nel corso di una riunione tra i segretari provinciali di Flai – Cgil, Carmelo Stella, Fai- Cisl, Pietro Di Paola, e i dirigenti di Cavagrande spa, Pietro Federico e Vincenzo Santoro, insieme al responsabile dell’area Relazioni industriali di Confindustria Catania, Fabrizio Casicci. Un incontro che dà seguito alle azioni avviate da Confindustria Sicilia che nei mesi scorsi, in un vertice tra imprese e organizzazioni sindacali, aveva lanciato l’allarme sulle gravi ripercussioni economiche causate dall’inasprimento fiscale subito dalle imprese. “I nuovi canoni, che in alcuni casi sarebbero anche di 10 volte superiori, per un prodotto ‘povero’ a basso valore aggiunto come l’acqua minerale – spiegano le imprese – non è sostenibile”.

“Per sopportare aumenti così rilevanti – è stato sottolineato nel corso dell’incontro – le imprese dovrebbero operare un ricarico sul prezzo del 10 per cento circa. Che, tradotto, significa mettere le aziende fuori mercato e condannarle alla chiusura. I consumatori di acque minerali, infatti, continueranno a comprare acqua in bottiglia, ma sceglieranno prodotti non emunti nella nostra regione. Per questo, se non si vuole impoverire irrimediabilmente il sistema produttivo siciliano a vantaggio di altre realtà, è urgente una revisione delle norme introdotte dall’art.14 della legge n.9 del 2013, prevedendo un allineamento dei canoni concessori a quelli di regioni limitrofe. Un adeguamento che potrebbe contemperare la giusta esigenza di garantire maggiori introiti finanziari alla Regione con la sostenibilità economica dei canoni dovuti dalle imprese”.

L’attesa ora è rivolta all’Assemblea regionale, impegnata in queste ore nell’approvazione della manovra finanziaria, alla quale imprese e lavoratori sollecitano una rivisitazione della normativa sui diritti di concessione in termini di maggiore equità. E ciò in modo da dare respiro ad un comparto altrimenti destinato a soccombere di fronte alla concorrenza.

 

 

Scrivi