Più forte di tutto. Di un destino beffardo e assurdo. Della sfortuna e dei pregiudizi. Roberto Camelia, siracusano cresciuto nell’isoletta storica ed affascinante di Ortigia, è il primo arbitro al mondo di pugilato con una protesi. Sì, una protesi, perché Roberto si è vista la vita stravolta due anni fa. Un incidente, un maledetto incidente lungo la strada tra Siracusa e Modica. Le campagne tutto intorno sono bagnate dalla pioggia, il fango rende viscido l’asfalto, Roberto è in macchina con il fratello Concetto. I due si fermano a prestare soccorso ad un uomo finito nei campi con l’auto ribaltata. Roberto lo assiste, lo tranquillizza, poi un’altra vettura “piomba” sul campo. Roberto Camelia si sveglia in ospedale. Ed è senza una gamba. Uno shock per tutti, per lui, il fratello e la famiglia. Ma Roberto, nato a Siracusa il 15/5/1976, non molla affatto. Non vuole, non può. E’ sempre stato uno sportivo grintoso fin da quando praticava boxe. Dal 2010 è arbitro di pugilato. E’ stato tennista a livello agonistico, prima di quel terribile incidente.
“Per certi versi, la mia vita è cambiata in meglio dopo quell’incidente – racconta Roberto Camelia -. Dal punto di vista emozionale stai attento alle piccole cose ai dettagli, nulla ci è dovuto. Dal punto di vista fisico devi accettare il tuo nuovo corpo con qualche limitazione. Purtroppo ho perso il lavoro, dopo 25 anni di attività ho dovuto chiudere la mia società di vendita di prodotti alimentari per il catering”.
Cosa ricordi di quel terribile giorno?
“Di essermi fermato per soccorrere un uomo e poi mi son ritrovato a terra con un freddo incredibile. Sono stato travolto all’interno di un campetto da una auto uscita di strada”.
Primo arbitro al mondo con una protesi. Come vivi questa esperienza?
“Con grande orgoglio e con grande senso di responsabilità . E soprattutto con gli occhi puntati addosso degli scettici”.
Sei sempre stato un grande sportivo.
“Ho praticato la boxe fino ai 15 anni di età, poi ho giocato a tennis fino a prima dell’incidente a livello agonistico. Ma non ero il Federer della situazione…”.
Qual è oggi il tuo sogno nel cassetto?
“Mi piacerebbe arbitrare in un grande evento tipo olimpiade oppure un mondiale. Poi vorrei trovare un lavoro nuovo e risolvere la causa con l’assicurazione ancora in corso. Le assicurazioni speculano in questi casi, ma è la mia battaglia per avere un futuro migliore. Attendo il risarcimento dei danni fisici e patrimoniali. Sono protesi di altissima tecnologia le mie”.
Chi ti è stato particolarmente vicino in questo momento così duro?
“La mia famiglia, gli amici e tutti i medici che mi hanno permesso di ritornare a vivere. Il Centro protesi Crc di Loiano e tutti coloro che hanno raccontato la mia vicenda sdoganandola in tutto il mondo perfino in America”.
Cosa ti ha insegnato questa vicenda?
“Che dobbiamo godere di ogni attimo perché la vita è una cosa meravigliosa, ma anche che le cose possono cambiare e vanno accettati anche i verdetti ingiusti come accade nello sport”.
Cosa fai nella vita di tutti i giorni?
“Seguo tutti i pugili italiani. Adoro la tennista Ana Ivanovic, brava e bellissima. 10921852_874288715968958_451303680_nHo molto tempo a disposizione, per cui cammino parecchio e vado in palestra”.
Come sta la boxe italiana?
È difficile praticare sport minori in Italia. Negli ultimi anni non abbiamo avuto grossi nomi purtroppo. Speriamo per il futuro in Bundu, Boschiero, Fiordigiglio, Marsili, Di Rocco che diano nuova linfa a questo meraviglioso sport”.

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