di Katya Maugeri

Due le tappe siciliane del tour di presentazione del romanzo “La Rocca delle Ingrate” di Stefano Veroux. Il primo incontro si terrà il 26 giugno alle 18.30 a Taormina  presso lo storico Excelsior Palace Hotel e verrà moderata dalla giornalista Milena Privitera. L’appuntamento rientra nel calendario di “Spazio al Sud”, ampio e composito programma che l’associazione “Arte&Cultura a Taormina”, presieduta da MariaTeresa Papale che firma anche la direzione artistica dell’intero progetto, ha ideato ed organizzato proponendo un calendario di eventi declinati da maggio a novembre 2014 avvalendosi del patrocinio di partners prestigiosi quali il Comune di Taormina e Taormina Arte.
Il secondo appuntamento si terrà il giorno successivo, 27 giugno alle 18.00 a Catania presso la libreria Lapaglia in via Etnea 393 e verrà moderata dalla professoressa Nica Florio.

Stefano Veroux ha cinquant’anni e si occupa da oltre vent’anni di comunicazione a favore di multinazionali, ministeri e enti. Esperto di relazioni pubbliche e ufficio stampa è specializzato in comunicazione pubblica, corporate, tematiche ambientali, politica, crisis management e marketing territoriale. Alcune descrizioni  di luoghi e figure istituzionali presenti  nel romanzo, sono state ispirate da alcune esperienze professionali.
La Rocca delle Ingrante è la sua opera prima. Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, che accompagna il lettore in ambientazioni incantevoli, ricostruzioni minuziose e atmosfere sublimi. 

La rocca delle

Da cosa è delimitata la linea sottile fra Bene e Male che attraversa e contraddistingue la coscienza e la storia di ognuno di noi? 

In assoluto non credo che esista una linea, se pur sottile, che divide il bene dal male. Parlerei piuttosto di area grigia dove i due concetti si mescolano, si confondono e convivono. E’ la superficie di questo ipotetico spazio a determinare il nostro grado di coscienza influenzandoci, di fatto, nelle nostre azioni. Nel romanzo provo a immergermi in questo mare opaco dove, usando le parole della protagonista, “si fa fatica a distinguere i buoni dai cattivi”.

 Può l’entusiasmo, la volontà di cambiare le cose diventare la chiave di lettura da utilizzare per oltrepassare il limite della superficialità  che tacitamente rappresenta la nostra società?

Sicuramente  entusiasmo e volontà sono le precondizioni per superare la superficialità imperante, ma da sole non bastano, serve la coscienza e la capacità di contaminare chi ci vive a fianco, in modo da innescare lentamente un processo virtuoso.

Quali elementi deve contenere una trama per essere considerata avvincente?

Non credo che esista una ricetta. La Rocca delle Ingrate è un giallo quindi il lettore si aspetta un intrigo, un mistero da risolvere, la suspense. Quindi per me è stata una partita a scacchi dove la vittoria è rappresentata, in questo caso, dalla capacità di muovere le pedine  sulla scacchiera mettendo in grado il lettore di leggere la partita, immaginare le mosse, arrivare alla vittoria.  Se riesci a tenere il lettore incollato al libro fino alla fine, hai centrato il tuo obiettivo.

Quanto è importante delineare la personalità di un personaggio?  

Questa è la parte più faticosa ed entusiasmante del lavoro di scrittore. Il personaggio deve, per essere credibile, avere una storia personale, dei sentimenti e delle convinzioni. Una volta abbozzati questi aspetti, ogni frase, ogni azione deve essere in linea con la caratterizzazione che abbiamo costruito. Se ciò è stato fatto bene i lettori potranno amare o odiare il personaggio ma sicuramente non resteranno indifferenti. Alla fine l’importante è regalare delle emozioni.

 Che ruolo ha la figura femminile all’interno del tuo romanzo?

Direi centrale. Era Parravicini , dirigente della polizia postale di Milano, è la protagonista. Le donne del romanzo escono fuori dagli stereotipi  con i quali spesso ci imbattiamo nelle nostre letture. Era ad esempio, è una single che colleziona amplessi occasionali, che rifiuta i codici non scritti del suo ambiente professionale maschilista e spesso misogino. Clotilde è una suora atipica, il suo voto di obbedienza è donato ad un uomo e non alla Chiesa.  Le donne del mio romanzo, anche se hanno ruoli diversi e non sempre positivi, hanno tutte un tratto in comune, la consapevolezza di essere artefici del proprio destino.

 Che messaggio vorrebbe trasmettere al pubblico?

Premesso che il mio romanzo è una fiction. Io nella vita mi occupo di relazioni istituzionali, quindi sono “di casa” nelle cosiddette stanze del potere. Con questo romanzo ho voluto regalare al lettore un punto di osservazione diverso da quello a cui è abituato. Quello che apprendiamo è di norma filtrato dai mezzi di comunicazione.  Parte della trama invece si svolge all’interno delle istituzioni, quindi il lettore può percepire nella lettura del romanzo quali siano le vere modalità, gli approcci e gli obiettivi, che caratterizzano la nostra classe dirigente.  Locandina Lapaglia 1

A quale autore si è ispirato durante questi anni?

Uno scrittore prima di tutto è un forte lettore e sarei bugiardo a negare che certe letture non mi abbiano influenzato, ma parlare di singolo autore, nel mio caso non è corretto. Amo la storia medievale soprattutto quella relativa al periodo di Federico II, quindi ho letto una decina di testi sull’argomento  e non è un caso che il mastio della Rocca delle ingrate sia un palazzo di epoca arabo normanna. L’amore per le descrizioni di luoghi e personaggi lo devo all’autrice inglese del Re e il suo giullare, Margaret George e certi modi essere e interpretare la vita del protagonista maschile li devo ad Albert Camus e al suo Mito di Sisifo-.

 Nonostante lei viva fuori dalla Sicilia, che legame ha con la sua sicilianità?

 Credo che sia in costante evoluzione. Come tutti coloro che si allontanano dai luoghi dove si è nati e cresciuti, sono mosso da sentimenti contrastanti. Andare via è stato dettato dalla voglia di conoscere e esplorare modi di vivere diversi. In quella fase, poco più che ventenne, ero, anche se orgoglioso dei miei natali, ipercritico nei confronti del modo d’essere che caratterizza noi siciliani. Crescendo mi sono reso conto che ogni mia scelta, ogni mio atto è impregnato dalla cultura da cui provengo. Mi ritengo fortunato perché sono di Taormina, sono cresciuto in mezzo al “bello” e mi sono potuto nutrire degli eventi culturali che all’epoca venivano rappresentati al Teatro Antico. Ora con la maturità sono nella fase della riscoperta critica dei luoghi e delle persone della mia gioventù.

Katya Maugeri

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