Irene Niosi

ROMA – Straordinaria selezione di opere d’arte proveniente dalla Phillips Collection di Washington al Palazzo delle Esposizioni di Roma, fino al 16 febbraio.

Duncan Phillips (1886-1966), il fondatore, decise di trasformare la raccolta di famiglia in un “museo intimo e raccolto ma anche sede di sperimentazioni in cui presentare l’arte contemporanea accanto a capolavori più noti “ e che, istituito nel 1921, divenne il primo museo degli Stati Uniti dedicato all’arte moderna. Con la sua nuova raccolta Phillips si propose di dare ai visitatori l’opportunità di conoscere l’arte del nuovo secolo accanto ai capolavori più noti del periodo precedente.

Man mano che ci avviciniamo a molti dei capolavori che si possono ammirare in mostra, ci si rende conto dell’intuito e dell’approccio mai convenzionale di questo illuminato collezionista, che furono fondamentali nella progressiva acquisizione delle opere, tanto che ancora oggi si resta colpiti dal senso di modernità per la scelta, in anticipo sui tempi, di artisti che non erano tenuti in considerazione dalla critica dell’epoca.

La vena mecenatesca di Phillips si svela fin dall’inizio del percorso espositivo davanti allo stesso soggetto del San Pietro penitente, uno dipinto da Goya e l’altro da El Greco che Phillips considerava il primo grande espressionista . In questo raffronto fra opere diverse per stile e estetica, l’intento è farle interagire fra loro, con lo scopo di suscitare nel pubblico un   crescente interesse .

La mostra   articolata in sei sezioni presenta in tutto 62 opere in un percorso cronologico che va   dall’Ottocento realista e impressionista, attraversa tutti i principali linguaggi artistici del Novecento e si conclude col secondo dopoguerra .

Il Classicismo   è presente con l’ opera di Jean Dominique Ingres “ La piccola bagnante “ del 1826. Si passa poi al naturalismo di Courbet, di Constable e di Corot per giungere al realismo sociale di Honoré Daumier, che Phillips considerava   un magistrale interprete dei moti di rivolta ottocenteschi . Con lungimiranza acquistò nel 1925 la grande tela “Rivolta”, strappandola al Louvre che non si decideva ad acquisirla .

Nella sezione dedicata ai grandi dell’Impressionismo francese la raccolta è ben rappresentata da Monet con “La strada per Vétheuil” e da Degas e le sue istantanee su ragazze e ballerine . Spicca fra tutti “ la Montagna Sainte- Victoire “ di Cezanne dove viene impiegata “la pennellata costruttiva” fatta di brevi tocchi di colore diagonali e regolari . Il critico Roger Fry, molto amato da Duncan Phillips, sosteneva che Cezanne era stato il primo artista capace di staccarsi dalla dimensione sensoria dell’impressionismo per recuperare e sviluppare le potenzialità specifiche dei mezzi pittorici, aprendo così la strada all’arte moderna .

Nella seconda metà degli anni Venti la collezione si arricchisce di opere estremamente importanti. Nel 1929 viene acquistata la “Natura morta con uva e clarinetto” di Braque, artista che tra tutti   rispecchia di più l’ideale di ordine ed equilibrio del nuovo classicismo perseguito da un’arte moderna ispirata dall’opera di Cezanne.

“La Casa ad Auvers “ dipinto da Van Gogh a poche settimane dalla sua morte è uno delle tre tele della collezione presente in mostra, mentre con l’opera simbolista “Mistero” di Odilon Redon Phillips testimonia il suo contributo   alla comparsa nell’arte del filone legato all’esplorazione dell’inconscio.

Un’altra sezione di particolare importanza è quella dedicata ai maestri moderni del Novecento : In prima fila l’autore prediletto da Phillips, Pierre Bonnard. E poi una sfilata di protagonisti indiscussi del Novecento : Kandinsky, Matisse e il nostro grande Modigliani accanto a Kokoschka, Picasso e Soutine.

Nella sezione dedicata a Parigi e il cubismo sono presenti tre opere di Picasso : “la Tauromachia”, “la camera blu” acquistata nel 1927 e “la donna con cappello verde”, ritratto di Dora Maar, amante e modella del pittore che sono esposte insieme alle vedute della Montmartre bohémienne di Utrillo e agli scorci cittadini di Bonnard, di Henri Rousseau e di Dufy . Nella stessa vena della già citata opera plastica di Braque c’è da ricordare “ la Natura morta con giornale” di Juan Gris che simula un collage e vive di raffinati equilibri geometrici.

Le ultime due sezioni sono dedicate all’espressionismo, da quello di Kandinsky, Soutine, Roualt e Kokoschka di primo Novecento, sino all’astrazione americana degli anni Cinquanta, che include sia l’action painting di Pollock che le calibrate campiture cromatiche di Rothko.

E’ la qualità ambientale del colore di Rothko ad affascinare Phillips. A Roma dell’artista è esposto solo un dipinto di piccole dimensioni senza titolo ma a Washington è rimasta un’installazione di quattro suoi grandi quadri, tre dei quali acquistati fra il 1957 e il 1960, a testimonianza della prontezza con cui questo grande collezionista reagisce all’arte americana del momento.

Figura moderna di mecenate Phillips pose l’accento sull’impegno “ a incoraggiare gli artisti contemporanei, stabilendo contatti personali e relazioni amichevoli per conquistare la loro fiducia” e coraggiosamente per l’epoca acquisì fin dagli inizi,   opere di artisti europei e americani   che non erano ancora conosciuti e apprezzati dalla critica .

A distanza di quasi un secolo, la prestigiosa collezione vanta oggi ben tremila opere .

 

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