di Salvatore Spoto

ROMA- Cultura in carcere, ma libera di esprimersi, capace di volare nel firmamento della creatività e divenire letteratura. Così il carcere romano di Regina Coeli è diventato, per un giorno, scenario della quarta edizione del Premio Letterario, riservato a detenuti, ”Racconti dal carcere’’ dedicato alla scrittrice e attrice siciliana Goliarda Sapienza. Madrina del premio, giunto alla quarta edizione, ideato e organizzato dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera, è stata la scrittrice Dacia Maraini che ha consegnato il riconoscimento al primo classificato, Salvatore Saitto. GIANNI ALEMANNO ALL'INAUGURAZIONE DELLA ROTONDA RISTRUTTURATA DEL CARCERE REGINA COELI
Alla manifestazione letteraria, svoltasi nella crociera centrale del carcere, la stessa dove i pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno incontrato i detenuti, erano presenti la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri ed un gran numero di attori e scrittori, tra i quali Carlo Verdone, Erri De Luca, Cinzia Tani, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Marco Bulichi, Federico Moccia, Giordano Bruno Guerri, Antonella Lattanzi, Francesca Melandri, Andrea Purgatori e molti di personaggi del firmamento letterario italiano, impegnati come  tutor dei detenuti autori partecipanti al premio.
I racconti, scritti con penna intinta nell’inchiostro delle sensazioni, emozioni e, talvolta, anche  della rabbia, saranno pubblicati nel libro ” Il giardino di cemento armato – racconti dal carcere”, curato da Antonella Bolelli Ferrera ed edito dalle Edizioni Rai, sarà nelle librerie dal 21 novembre.
L’evento è stato anche occasione per ricordare Goliarda Sapienza, attrice e scrittrice di Catania, nata a Catania nel 1924 e morta a Gaeta nel 1996.  Figlia della terra dell’Etna, feconda di geni dell’arte, della musica e della letteratura, trascorse la sua infanzia in un’umile casa di via Pistone, a Catania, si trasferì poi a Torino, dove sua madre fu la prima donna d’Italia a dirigere una ”Camera del Lavoro”. I genitori vollero che crescesse come donna assolutamente libera e lei visse la giovinezza all’insegna dell’impegno giovanile volto alla creatività.
A sedici anni fu ammessa ai corsi dell’Accademia d’arte drammatica di Roma. Si specializzò nel teatro pirandelliano, riscuotendo successo nelle città dove si esibiva. Il regista Alessandro Blasetti la scoprì, incoraggiandola a intraprendere la carriera cinematografica. Fu anche apprezzata dal regista Luchino Visconti. Goliarda, da sempre spirito libero, alla prospettiva di diventare stella di prima grandezza della cinematografia, preferì continuare nell’impegno culturale, soprattutto nei per i giovani. Questo impegno le fu riconosciuto. Fu, infatti chiamata a Roma per insegnare ”Recitazione», una delle materie più importanti al Centro Sperimentale di Cinematografia nazionale.
La libertà di spirito che continuava a ispirarla, la portò verso la spiaggia della scrittura. Nelle sere romane, alla vita nei ”salotti” affollati da dive e politici, preferì la quiete della casa e la macchina da scrivere a cui affidò i ricordi giovanili. Nacque il suo primo libro ”Lettera aperta”,pubblicato nel 1967 , ispirato dai ricordi della sua infanzia catanese. Nel 1980, accusata di aver rubato in casa di una sua amica, finì nel carcere romano di Rebibbia.
La cella divenne laboratorio di creatività letteraria. Le sue opere hanno ricevuto ambiti premi letterari. Il romanzo più celebre di Goliarda Sapienza è ”L’arte della gioia”, pubblicato nel 1994 da ”Stampa alternativa’’ e, dal 2008, edito da Einaudi. L’opera è rimasta un punto di riferimento per chi cerca nella scrittura il senso della cultura libera da ogni schema.

 
Salvatore Spoto

 

 

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