Carmelinda Comandatore

 

ROMA – Arriva la promessa di garantire gli ammortizzatori sociali, per i dipendenti ENI, fino ad aprile 2016. Dopo giorni di proteste, manifestazioni e presidi, a cui ha partecipato tutta la città di Gela, unita nel chiedere risposte alla politica, ma allo tempo spaccata sulle soluzioni da attuare, il giorno tanto atteso è arrivato. Uno degli hashtag che in questi giorni è stato lanciato per richiamare l’attenzione dei media e dei colletti bianchi sulla disperazione dei lavoratori gelesi, che in questi anni sono stati ripetutamente illusi e traditi, rimettendoci in innumerevoli casi, troppi, con la vita, è stato #gelachiamaroma. Roma ieri ha risposto, aprendo le porte del Palazzo ai rappresentanti dell’amministrazione comunale e del governo regionale. Chi si aspettava grandi svolte è rimasto per l’ennesima volta deluso. Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, e il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, sono stati ricevuti presso il Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico dal sottosegretario Teresa Bellanova, mentre all’esterno una delegazione del consiglio comunale si incatenava simbolicamente per protesta. Il risultati ottenuti dal vertice MISE sono solo briciole, se si pensa a ciò che prevedeva il protocollo del 6 novembre 2014. È lo stesso sindaco ad ammetterlo in un comunicato, diramato dopo l’incontro, con cui si cerca di fare buon viso a cattivo gioco.

“Accogliamo di buon grado il ‘sì’ del Ministero del Lavoro a concedere gli ammortizzatori sociali agli operai usciti dal circuito economico, – afferma Messinese – ma ciò che conta maggiormente ora è rispettare il cronoprogramma indicato per le bonifiche del territorio. Un risultato non congruo alla storica mobilitazione di Gela in questa battaglia, – tiene a precisare il sindaco gelese – ma la vertenza purtroppo sconta dei ritardi deplorevoli accumulati irresponsabilmente dalla politica provincialotta che in questi anni non è stata capace di vincolare il Governo Centrale alle proprie responsabilità”.

L’amministrazione comunale, in carica da pochi mesi, allarga quindi le braccia e punta il dito contro chi ha contribuito, con scelte di comodo, a svendere e avvelenare la città, arrivando ad un punto di non ritorno. Ad aprile, fa sapere il comune, dovrebbero partire le autorizzazioni del Governo ad Eni e dunque i cantieri di riconversione industriale, bonifiche incluse. Via libera anche alla deroga del 5% dei fondi nazionali a favore della Regione Siciliana, per coprire eventuali ritardi con nuovi ammortizzatori sociali e tutelare chi ha perso la cassa integrazione negli ultimi mesi del 2015. A metà febbraio, invece, dovrebbe avere luogo la conferenza dei servizi decisoria per il rilascio di tutti i progetti certificati positivamente, e pochi giorni dopo, nuovi incontri tra le parti per verificare gli adempimenti di Eni sui progetti valutati negativamente al fine di avere un quadro più chiaro del riassorbimento occupazionale.

Se tutto sembrerebbe ruotare intorno all’applicazione del famoso protocollo del 6 novembre 2014, che dovrebbe salvare Gela da morte sicura, a mettere altra carne al fuoco, ci pensa il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, che con una relazione dettagliata, inviata al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico, cerca di fare chiarezza su cosa preveda il protocollo e sui motivi che hanno reso necessaria, di conseguenza, l’espulsione di Messinese dal M5S. Quello che uno dei più autorevoli esponenti del movimento grillino rimprovera all’amministrazione comunale è l’aver voluto cercare un accordo, puntando su risposte immediate e passive quali gli ammortizzatori sociali, su un protocollo che non porterebbe posti di lavoro(prevedendo la bonifica di una parte irrisoria del complesso industriale, l’area Isaf), nè risanamento ambientale, non facendo il protocollo riferimento a nessun altra attività di bonifica e prevedendo paradossalmente le trivellazioni in mare. La politica di Messinese, per il M5S, è una politica assistenzialista che guarda all’oggi e non al domani. Una rinascita del territorio e una piena valorizzazione delle sue risorse, sostiene Di Maio, si può avere soltanto con la non applicazione del protocollo, ma di un reale Piano di Risanamento Ambientale.

Dura anche la posizione del segretario generale Cgil, Ignazio Giudice che afferma “le notizie che arrivano da Roma dimostrano che lo Stato, ai suoi più alti livelli, vuole uccidere la città di Gela e con essa la sua storia. La protesta continua, si intensifica, si rafforza e si articolerà con altre iniziative diverse che valuteremo.”

 

 

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