Satira politica – Correva l’anno 1963 e Rosario di Gela, un adolescente poco più che decino, amava, come tutti i ragazzi della sua età, stare in compagnia. In assenza di pc, tablet e telefonini, i giovinetti dell’epoca giocavano a acchiappa acchiappa, a mazza (una sorta baseball siciliano ndr), a ciappedda,  con le figurine panini e naturalmente a calcio.

Saro era versatile, se la cavava su tutti i fronti tranne con le figurine Panini e, chissà perché, nel gioco della mazza.

Prima di entrare a scuola, durante la ricreazione e nel pomeriggio aveva in testa solo le cartine dei calciatori. Quelle di Nielsen, Vinicio, Sivori, Mazzola, Rivera, Bulgarelli e dell’indimenticabile rossazzurro Chinesinho erano le più agognate con cui i giovinetti trascorrevano ore e ore nei cortili dei quartieri di Gela.

Saro perdeva sempre, a mazzetto, a schiaffetto, a soffietto, mai che una volta vincesse una cartina e l’album restava sempre incompleto. Era l’avversario preferito di tutti perché ne faceva la loro fortuna. Tutti lo cercavano ma ne usciva sempre grandemente frustrato da quelle sfide perdenti.

Lui che già da allora amava stare al centro dell’attenzione non gradiva però che venisse cercato dai compagnetti sol perché gli altri erano sicuri di vincere facile.

Dopo l’ennesima sfida persa Saruzzo, in preda a una crisi isterica, andò in casa, ruppe il salvadanaio di coccio e con una parte dei suoi risparmi si presentò dall’edicolante a cui incazzatissimo e perentorio ordinò: Mi dia 500 bustine di figurine.

L’edicolante imbarazzato dinanzi a tale richiesta, rispose al piccolo Saro: Ma 500 bustine non sono troppe? E ce li hai tutti sti soldi? Tuo padre lo sa?

Saruzzo infilò la mano in tasca ed estrasse una banconota da 5.000 lire. L’edicolante difronte a codesta cifra, mise da parte la minore età di Saruzzo e gli consegnò 500 bustine, contandole una per una, bagnandosi le dita con la saliva, come fa il banchiere quando consegna una grossa cifra.

Cinquecento bustine per due e nelle mani di Saruzzo si materializzarono 1.000 figurine. Ma Saro con le cartine scalognato era, tant’è che trovò 500 doppioni e di completare l’album non se ne parlava ancora. La rabbia gli montava dentro e provò a giocarsele di nuovo con i suoi compagni, ma niente perdeva e perdeva.

Gli erano rimaste altre 5.000 lire dei suoi risparmi, ritornò dall’edicolante e comprò altre 500 bustine. La malasorte si ripeté, i doppioni stavolta furono  200, ma per completare l’album gli mancavano ancora 100 figurine. I suoi compagni nel frattempo raggiungevano l’obiettivo e sfoggiavano, soprattutto in sua presenza, gli album completi con le cartine dei giocatori appiccicate ognuno nella loro squadra, completa di scudetto. Un lavoro perfetto da fare invidia, tutti i calciatori allineati e coperti con la stessa maglia. Immaginate la stizza di Saro…

Colpito dall’oniomania aveva accumulato 5.000 figurine senza riuscire nel suo scopo. Saruzzo si depresse, stette male e restò lungamente allettato. Un giorno però ebbe un’idea: Ma perché devo seguire le regole e devo mettere ogni  calciatore nella pagina della sua squadra? Le regole me le faccio da me e le squadre le decido io e le cambio a mio piacimento.

Nella pagina del Milan appiccicò oltre ai giocatori rossoneri quelli juventini e interisti. Immaginate Mazzola che gioca per fare vincere il Milan… piuttosto farebbe autogol… E così via per tutte le società. Dopo un po’ stufo della stessa squadra, per quanto fosse affastellata, avendo abbondanza di cartine, cambiava sovrapponendo figurine su figurine, una sull’altra. L’unico protagonista che non cambiava mai era solo lui che scompaginava i calciatori ogni volta che gli diceva la testa. Ma a Saretto il gioco piaceva, tant’è che cambiava di continuo, compulsivamente.

Certo i giocatori di compagini diverse, che si ritrovavano d’emblée insieme, finivano quasi sempre per litigare, ne veniva meno il gioco di squadra e l’interesse comune col risultato che una partita non si vinceva mai. Ma a Saro l’interesse comune non interessava, a lui importava solo essere il protagonista. Solo quello contava…

Si dice che i traumi che si subiscono da bambini, se non vengono elaborati, ce li portiamo dappresso per tutta la vita. Saro da Gela, ormai non più decino, questo trauma non se l’è scrollato mai di dosso e ci ha preso gusto a essere protagonista anche a scapito della collettività. Ma fino a quando in gioco ci sono le figurine ci si può scherzare su, quanto, però, in palio c’è il benessere comune allora è un altro discorso.

Ecco che Saro dopo aver cambiato, durante la sua presidenza, 38 membri della giunta – a guisa delle figurine -, ritira per l’ennesima volta le deleghe agli 11 assessori, eccetto che alla Lo Bello e alla Contrafatto, quindi vola in Tunisia per un impegno istituzionale, lasciando l’isola paralizzata sommersa di debiti, con le riforme incompiute, con i precari in mezzo a una strada e con i forestali, in protesta, che assediano Palazzo dei Normanni.

Lascia le figurine nelle mani del segretario del suo partito, il giovane Fausto, dandogli l’impressione di essere lui il mazziere: un effimero contentino. È un gioco che durerà poco, chissà se Fausto lo sa, non vorremmo ci prendesse gusto e restasse deluso.

Al suo rientro, Saruzzo ormai adulto, riprenderà a mischiare le carte come quando era picciriddo, togliendole di mano a Fausto, il suo odierno compagnetto di giochi. Stavolta, però, è Saro a fare i dispetti e a dettare le regole, sono finiti i tempi quando decino lo prendevano in giro. D’altronde questo gioco l’ha inventato lui e a lui piace cambiare spesso le figurine.

Solo che adesso il gioco che ha tra le mani, ahinoi, è la “Cosa Pubblica” che non sono mica le figurine Panini…

Toglietegliela di mano, per favore prima che combini altri guai!

Nella foto Crocetta alla fiera internazionale di Cartagine mentre la Sicilia affonda (fonte foto gds.it).

 Vincenzo Adalberto

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