CATANIA – Non ci è dato conoscere il curriculum della candidata in quanto non fruibile in rete, ma certamente leggiamo, insieme a tutti coloro che vogliono cimentarsi sull’argomento, che lo statuto al penultimo comma dell’art. 23 che regola la materia, recita che: “Il possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità dovrà essere accertato dal Consiglio di amministrazione di Sac, sentito il parere del Collegio Sindacale, con propria delibera da adottare entro trenta giorni dall’insediamento. Ove il Consiglio non provveda nel termine indicato, dovrà provvedere alla verifica il Collegio Sindacale, nel termine di giorni venti dalla scadenza del termine precedente”.
Il che fa dedurre in ordine:
1- L’onere della prova ricade sul Consiglio di amministrazione – chiediamo cosa ha espresso in merito alla responsabilità derivante dalla norma statutaria? Ora posto che i tempi trascorsi – e ripetiamo che apprendiamo dalla stampa, pare sia andato oltre i 30 giorni riteniamo che o il Cda si sia sottratto all’obbligo o peggio abbia dato parere favorevole e non abbia avuto il placet dal collegio che interviene successivamente nell’ambito del proprio potere. In entrambi i casi è evidente ci sia potuto essere una inadempienza/omissione grave da parte dello stesso cda.
2- se il cda si fosse espresso riteniamo che ciò sia avvenuto contro norma e che la delibera di accertamento dei requisiti non abbia goduto del parere contestuale del collegio. Diciamo contestuale perché dallo statuto si evince che il collegio dá un proprio parere in tempo reale alla delibera (che di norma è generalmente avviene contestualmente ai deliberati del cda e non successivamente) posto che sempre lo statuto impone al collegio sindacale di ” sostituirsi” al cda e di esprimere il proprio parere nel caso vi fosse una omissione del cda nei giorni successivi ai 30 imposti dallo statuto per l’obbligo dell’accertamento. Pare che i tempi trascorsi comprovino chiaramente l’omissione del Cda e per tale motivo viene impegnato il collegio sindacale per decidere in sostituzione di quest’ultimo inadempiente.
3- il Collegio colma una omissione del Cda. È evidente, da ciò che leggiamo, che il Cda non ha inteso andare contro se stesso ed accertare i requisiti propri nei tempi e nei termini statutari eludendo obbligo e norma di riferimento. Ecco perché interviene il Collegio nei 20 giorni successivi.
Ma ciò che sembra chiaro per quanto sopra espresso, non sembra altrettanto chiaro per ciò che si legge dalla stampa ove per garantire, con il solito metodo, la sfera del cerchio magico il presidente Crocetta invece di raccomandare il rispetto delle norme dichiari di modificare le norme statutarie “ove uso convenga“.
E ciò incurante dei costi e delle garanzie poste a tutela della sac per il presidio della integrità patrimoniale che passa anche dalla competenza ed esperienza dei requisiti richiesti agli organi sociali.
Comprendiamo dalla lettura di ciò che il metodo sembra essere questo: i commissari li ho messi io- scelgono uomini- cambiano lo statuto ove uso convenga.
Ma non si farebbe prima a rispettare la legge e le norme e nominare un avente titolo evitando aggravi di costi e risultati di dubbia utilità?
Chiediamo ancora: quale autonomia hanno i commissari e come interagiscono con la sac in regime di conflitto d’interesse tra chi li ha nominati ed il ruolo che rivestono e quali sono i poteri che per decreto hanno ricevuto e se gli stessi siano sovrapponibili alle finalità di modifiche di statuto impropriamente deciso sulla loro pelle dal Governatore Crocetta?
Infine quando hanno nominato un soggetto, leggiamo, privo di requisiti quale criterio hanno utilizzato per farlo e per garantire la buona amministrazione di enti pubblici a loro affidati?
Anche qui hanno ricevuto indicazioni dai giornali?

Avvo. Lorena Natascia Grasso, presidente provinciale Codacons

 

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