Questo articolo nasce dalla segnalazione di un nostro lettore e da una sua esperienza personale.

Giorno 18 dicembre il lettore si reca presso un importante negozio di abbigliamento del centro catanese ed acquista una camicia al prezzo di 70,00 €.
Giorno 28 dicembre, torna nello stesso punto per acquistare altro e vede, tra i capi esposti, la sua stessa camicia ma con applicata un’etichetta che ne scontava il 30% alla cassa, ma che maggiorava il prezzo di partenza a 99,00 €!
Lo stesso capo sarebbe poi stato ulteriormente “scontato” dopo giorno 2 gennaio di una percentuale falsa, in quanto conteggiata partendo dal nuovo prezzo inserito e non da quello originario.
Le foto che vedete si riferiscono proprio all’etichetta del capo segnalatoci ed allo scontrino del capo acquistato in precedenza.

Pendaglio del 28 dicembre con capo a 99,00 € con sconto alla cassa del 30%

Pendaglio del 28 dicembre con capo a 99,00 € con sconto alla cassa del 30%

Scontrino del 18 dicembre con capo a 70,00 € senza sconti

Scontrino del 18 dicembre con capo a 70,00 € senza sconti

Ma il nostro lettore va ben oltre la sola segnalazione e con i potentissimi strumenti social di cui tutti disponiamo ‘twitta’ con i responsabili del gruppo commerciale i quali, dopo aver deviato più volte il punto focale della richiesta, riconoscono “l’errore” non solo per il singolo capo imputato.
Purtroppo a controllare su questo tipo di aumento ingiustificato dovrebbero essere i molteplici gruppi di tutela del consumatore che, come spesso accade, danno dei consigli inapplicabili alle realtà che l’utente vive.
In questo caso, addirittura, non hanno risposto alle richieste del protagonista della vicenda che dopo un primo contatto, sempre tramite twitter, ha inviato come richiesto tutto il materiale a noi fornito.

Ma cosa potrebbero fare per prevenire questo tipo di raggiri?
Ad esempio, in casi come il presente, sarebbe inutile come consigliano i vari “…consum…” controllare il prezzo del capo ad una settimana dall’entrata in vigore dei saldi perché già aumentati in vista di essi.
Sarebbe molto più corretto esporre un elenco, timbrato in doppia copia dagli stessi, che presenti i prezzi precedenti agli sconti, quindi per gran parte dell’anno, e quelli applicati all’interno di quei periodi.

Avendo quindi un esposizione annuale del listino applicato e non solo del momento in atto.

Inoltre qualche hanno fa, in tantissimi chiesero di permettere la visione del dato di acquisto delle merci da parte dei negozianti e del prezzo medio applicato in Italia, per capi i cui sconti superino il 50% e dimostrarne quindi la veridicità.
Non si potrebbero verificare così situazioni di aumento pre-saldi.

Un plauso va al nostro lettore che è riuscito, senza l’ausilio di vigili urbani o tutelanti vari, a far sentire la propria voce e ad ottenere risposta.

Forse il vero potere dei social è quello che in quanto vetrine pubbliche si può mentire solo fino ad un certo punto?

Ad maiora…

di Davide Di Bernardo.

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