CATANIA – Oltre il 50 per cento della popolazione che ha superato i 65 anni prende ogni giorno tra 5 e 9 medicine ed è molto impegnativo per specialisti e medici di famiglia controllare non solo la corretta adesione alle terapie proposte ma soprattutto la sinergia d’azione e la tollerabilità dei farmaci tra loro.

Se poi ci sono di mezzo i farmaci antinfiammatori ed antidolorifici che spesso il paziente si autoprescrive mentre assume altri farmaci, senza consultare il medico ma recandosi direttamente in farmacia, il discorso si complica notevolmente. Nasce da questi presupposti “Cardiopain” il progetto che intende educare la popolazione che assume farmaci, rivolgendosi a medici di famiglia e specialisti per ricordare loro l’appropriatezza prescrittiva ed il rispetto delle cosiddette Note AIFA, le specifiche terapeutiche, cioè, che l’Agenzia Italiana del Farmaco richiede quando si compila la ricetta. Il progetto “Cardiopain” è stato presentato a Catania, nell’Aula Mazzeo dell’Ospedale Vittorio Emanuele da Sergio Chisari, responsabile del Servizio di Terapia antalgica e cure palliative, e Giovanni Rapisarda, direttore del reparto di Cardiologia UTIC dello stesso nosocomio, con l’intervento di Valentina Orlando del Centro interdipartimentale di ricerca in farmacoeconomia dell’Università Federico II di Napoli. Proprio la Orlando ha comunicato i dati del rapporto OsMed  (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali)  sull’uso dei farmaci in Italia: “Quasi il 4% dei soggetti a rischio cardiovascolare fa abuso di Fans (Farmaci Antidolorifici Non Steroidei). In Sicilia tale percentuale (5,6%) è ancora più elevata e grossomodo tanto accade in tutte le regioni del sud. I FANS sono farmaci il cui impiego, secondo la letteratura scientifica e le più recenti indicazioni delle Autorità regolatorie, andrebbe limitato al dosaggio minimo efficace e al più breve tempo possibile. Questo a causa degli effetti collaterali a livello cardiovascolare, epatico, renale e gastrointestinale che un loro utilizzo cronico può indurre”. “Il rischio di infarto e scompenso cardiaco è elevato – ha aggiunto Rapisarda – ed è importante che il medico ospedaliero comunichi con il medico di famiglia mettendolo in guardia da pericolose associazioni di farmaci. Il progetto Cardiopain, tra l’altro, prevede infatti la compilazione di una particolare lettera di dimissione dal reparto d’ospedale: ogni singola diagnosi di patologia cardiovascolare viene affiancata da una sorta di  ‘semaforo rosso’, che ricorda le limitazioni che quella specifica diagnosi comporta nell’uso dei farmaci antinfiammatori”. “La riduzione di prescrizioni improprie di farmaci antinfiammatori non steroidei nei pazienti cardiopatici con dolore cronico è il nostro obiettivo – ha sottolineato Chisari – e ci permetterà di risparmiare sulla spesa sanitaria e migliorare la loro qualità di vita”.

T.G.M.              

 

 

 

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