di Giuliana Avila Di Stefano

CATANIA – “Una città normale”, questo chiede il movimento popolare e indipendente Salvaiciclisti Catania, nato seguendo l’iniziativa dei giornalisti del Times, che anni fa, persero “su strada” un loro collega che usava come mezzo di trasporto la bici.

“Obiettivo del nostro movimento è preservare la vita umana – ci dice Andrea Genovese, uno dei fondatori di Salvaiciclisti sede di Catania – non chiediamo, assurdità, ma tutto ciò che altrove è normale e che qui ai piedi dell’Etna, sembra impossibile: mobilità urbana, sicurezza a livelli europei. Non dimentichiamoci che la nostra Catania è patrimonio Unesco e invece è lasciata sola a se stessa”

Oggi si vedono più persone in bici per quale motivo?

Sicuramente la gente è più consapevole. Catania anche se non è una città a misura di ciclista ha da sempre dei gruppi che praticano questo sport, alcuni anche di mountain bike. Oggi sono principalmente tre le cause che hanno aumentato l’uso di questo mezzo di trasporto: la crisi e il conseguente bisogno di risparmio della benzina e dei parcheggi, l’assenza dei mezzi pubblici e sicuramente una moda radical chic orientata all’ecosostenibile. La bici un tempo, essendo un mezzo veloce, veniva utilizzata anche per lavoro. Catania ha un forte passato in ambito di due ruote, infatti, qui nella metà del secolo scorso sono costruiti telai per importanti campioni, e l’uso delle due ruote era normalità. Poi il boom economico ha reso necessario lo standardizzarsi alle quattro ruote. Però la green economy oggi è una nuova fetta di mercato e potrebbe creare nuovo lavoro anche grazie alle biciclette.

Cosa chiedete al sindaco Bianco?

Normalità e di mantenere ciò che ha promesso: entro 60 giorni (quasi alla fine, ndr) il collegamento  con pista ciclabile dalla stazione ad Acicastello, il tutto a norma e in sicurezza. A tutt’oggi non abbiamo visto un solo operaio e cantiere. L’idea del BRT è stata positiva e sta avendo un buon risultato. Noi oggi chiediamo una programmazione della mobilità urbana e un PGUT, il piano generale del traffico urbano. A questo mancano solo i piani attuativi, perché il tutto è già stato approvato dalla vecchia amministrazione e oggi sembra scomparso. Anche l’idea di una scoutistica per l’acquisto delle bici è stata positiva, peccato però che i negozianti attendono pagamenti. Non dimentichiamoci, inoltre, che siamo in una città ad altissimo rischio sismico. Non facciamo gli struzzi. Ogni territorio ha i suoi problemi, pensiamo al disastro di Genova di questi giorni, ad esempio. Ma ogni territorio e la sua amministrazione devono affrontare i disagi e risolverli, per garantire il cittadino. Inoltre, con meno traffico anche i mezzi pubblici funzionano, non è colpa dell’AMT se trovano le strade ingolfate di mezzi a motore.

I ciclisti però non indossano il caschetto, cosa che nella mountain bike è scontata…

Nel nostro codice stradale non è obbligatorio, ma sicuramente usarlo eviterebbe tanti rischi. Quello che però voglio sottolineare è che noi ciclisti non vogliamo la città per noi, ma a misura di cittadino e con la possibilità di viverla serenamente.

Catania ha partecipato a un progetto UE in collaborazione con il Ministero dell’ambiente, per l’acquisto di 350 bici da fornire alle scuole, con relativi parcheggi. Obiettivo era sensibilizzare gli studenti al loro uso. Dove sono queste bici?

Presumo arrugginite in qualche scantinato, ma soprattutto io le chiedo: c’è un’indagine in corso e sulla questione? Non si sente parlare di nulla… come se tutto fosse normale per una città che normale non è.

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