Il caldo martedì dei talk show post elezioni ci svela perché Salvini ha vinto

di Salvo Grasso
Tornando dalla gita fuori porta del lungo ponte della festa della Repubblica ci ritroviamo nell’imbarazzo della scelta tra i talk show del caldo martedì post elezioni. Ci sintonizziamo su DiMartedì, dove Floris intervista Raffaella Paita, la candidata dem che ha perso a sorpresa e male, in Liguria, contro il berlusconiano Giovanni Toti. La Paita, renziana doc, comincia a frignare sulla sconfitta con un esercizio di pericoloso equilibrio degno di un acrobata da circo: da un lato si assume la responsabilità della sconfitta ma dall’altro scarica le colpe sul candidato della sinistra dissidente, il civatiano Luca Pastorino, che le avrebbe distratto dei voti, e su Cofferati che l’ha sostenuto.

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Siccome i perdenti non ci piacciono né tantomeno quelli che piangono, con un vigoroso zapping (tanto forte quant’è la voglia di toglierci davanti la Paita) giriamo su Ballarò, dove il faccione di Matteo Salvini promette bene.

Il leader del Carroccio copre la sua gaia pinguedine con una T-shirt scura sulla quale vi è impresso un triangolo stradale, con una ruspa disegnata all’interno, e sotto la scritta “RUSPE IN AZIONE”. E proprio in tema con la sua maglietta comincia a sostenere che bisogna spazzare via i campi rom con le ruspe perché sono ricettacolo di delinquenza, sono indecenti e irregolari…

Poi replica ad Antonello Venditti (seduto accanto al “giovane turco” Matteo Orfini, sì proprio quello che giocava alla playstation con Renzi mentre si consumava la delusione del Pd alle regionali), accusandolo di non aver parlato di lavoro nel suo intervento.

È tutto uno scoppiettare di fuochi d’artificio tra Venditti e Salvini, che certo non annoia:

“Vai a lavorare”, sbotta il segretario della Lega Nord a Venditti, colpevole di non aver citato la parola lavoro nel suo intervento. La replica del cantante è al fulmicotone: “Non ti allargare, siamo noi cittadini che ti paghiamo. Io vado a lavorare, ho la mia arte tu che fai? Dove li prendi i soldi per vivere. Ruspe su cosa? Io non sono un politico e non vivo di politica, con me non attacca” (a vedere come se l’è presa, attacca eccome se attacca, n.d.r.). “Io mi occupo di lavoro, di legge Fornero – risponde Salvini- mi guadagno da vivere così”.

La parola passa a Orfini e ci cala la palpebra. Approfittiamo della pubblicità per bere un bicchiere d’acqua e poco dopo ritorniamo su DiMartedì sperando di non ritrovare le lagne della Paita. E invece ci appare chi non ti aspetti: ancora lui Matteo Salvini – stavolta con una polo bianca inneggiante alla Lega -, che stronca il governo sull’iniquo rimborso concesso ai pensionati in disprezzo della sentenza della Corte Costituzionale, sulle tasse troppo alte… È  un fiume in piena, ci travolge! Dice cose talmente ovvie a cui nulla si può obiettare, ma parla al cuore, pardon alla pancia della gente.

Strabuzziamo gli occhi, e ci mettiamo qualche secondo a raccapezzarci come abbia fatto il leader della Lega a passare in pochi secondi da una trasmissione all’altra.

Potenza della tecnologia, sì ma non solo, anche e soprattutto, diciamo noi, della verve e della voglia di Salvini di vincere e di non arrendersi alla omologante piovra renziana. Per lui è come se la campagna elettorale fosse appena iniziata e non finita.

Poi è il turno di Alfano e della Boldrini, una letale osmosi soporifera  buona per appropinquarci dolcemente tra le braccia di Morfeo: è notte fonda!

Il caldo martedì dei talk show post elezioni ci svela perché Salvini ha vinto. Sarà lui il leader che guiderà il centrodestra?

S. G.

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