di Andrea Battaglia

CATANIA – Iniziamo con il neo deputato europeo Salvo Pogliese di Forza Italia una serie di interviste con i rappresentanti siciliani a Bruxelles.

–          Quale sarà la prima proposta da muovere in Parlamento europeo a fronte della grave situazione economica della Sicilia? E soprattutto, ci sono le possibilità per una svolta decisiva nel porre un freno immediato alle condizioni in cui versa tutta l’Italia?

«Innanzi tutto bisogna ridiscutere il fiscal compact che impone allo Stato una riduzione del debito pubblico di circa cinquanta miliardi di euro annui. Se questo dovesse essere concretizzato non si potrà immaginare alcuna politica di sviluppo per la nostra terra e continuare ad assistere ad una fase recessiva, piuttosto che di rigore e di controllo dei conti; quest’ultima in realtà necessaria come criterio ragionieristico da applicare e come prospettiva di incremento regionale».

Per ciò che riguarda il tema dei fondi sociali europei, a sentire il neo europarlamentare, nonché ex deputato dell’ARS e candidato alla lista di Forza Italia, la competenza è più “regionale”, quindi più di responsabilità nostra che dell’Europa. Per questo l’on. Pogliese si augura di poter svolgere una funzione di supporto per entrambi i versanti (regionale ed europeo), pur tenendo sempre in considerazione l’onere principale nei confronti del fianco siciliano, imparando dagli errori delle vecchie programmazioni del 2000-2006 (dove non sono state perse risorse, ma in cui si è registrata una eccessiva parcellizzazione di queste, con oltre 40.000 interventi), e della programmazione 2007-2013, con data di chiusura entro il 31 dicembre 2015, (dove, invece, sono andate perdute risorse per centinaia di migliaia di euro attraverso un meccanismo di disimpegno politico e generale il quale potrebbe causare l’ulteriore perdita di due miliardi e mezzo di euro che, come rimarca lo stesso Pogliese, costituirebbe «un’offesa, se non addirittura un crimine nei confronti del popolo siciliano», specialmente in una situazione in cui lo Stato centrale mostra continui decrescenti trasferimenti alla regione siciliana la quale, a sua volta, dovrebbe capitalizzarli). Infatti, secondo una dichiarazione rilasciata per il giornale SUD, tra i problemi da discutere in Europa vi è anzitutto «l’incapacità di spendere i fondi comunitari che invece rappresenterebbero, se ben usati, un validissimo aiuto innanzi alla crisi economica che sta investendo la nostra terra». Per tale motivo, le risorse europee sono le uniche risorse “fresche” che possono essere messe in circuito per favorire questa prospettiva di rete di sviluppo nei vari settori produttivi, con più coerente interesse per le attività di produzione della nostra terra: durante gli anni ’60 e ’70, racconta l’On. Pogliese, abbiamo puntato tutto sull’industrializzazione forzata, come per esempio nel settore petrolchimico che, tuttavia, non ha fatto altro che «massacrare» le nostre coste, oltreché produrre gravi danni ambientali e alla salute dei nostri cittadini, anche in termini di mancanza di benefici occupazionali. Uno studio compiuto dall’Università Bocconi di Milano certifica come il rapporto fra investimenti e  unità di forza-lavoro è di 3/3,5 milioni di euro per ogni posto di lavoro, mentre nel settore turistico l’investimento è pari a 100.000 euro per ogni posto di lavoro, che vuol dire che le risorse pubbliche degli anni Sessanta e Settanta del settore turistico, come è già avvenuto a Malta, in Spagna e in altre regioni europee, porterebbero, oggi, anche in termini occupazionali, un decisivo cambiamento di rotta e un miglioramento sul fronte turistico e soprattutto agricolo di qualità, grazie a una rete internodale che possa collegare i sistemi viari con i porti ecc.

–          Quali sono i suoi pareri sul generale andamento di queste ultime elezioni europee? Si aspettava questa vittoria?

«Non mi aspettavo di arrivare primo con 61.000 voti e con 10 punti di distacco dal secondo, con candidati come Gianfranco Micciché, l’ex segretario Salvatore Cicu ed altri ancora. Questo ha rappresentato di certo un risultato che non mi sarei mai sognato di poter conseguire. Grazie ad un impegno costante a livello territoriale che ha caratterizzato il mio e il percorso della mia comunità da quando ho intrapreso la carriera politica all’età di quattordici anni; da allora non ho mai cambiato partito, e sono rimasto sempre fedele e inserito con coerenza all’interno della stessa area subendo le vicende che il mio partito ha attraversato in questi anni».

          Da ormai ex deputato regionale dell’ARS, si sente pronto ad affrontare con cuore siciliano l’entità fredda e distante quale appare oggi l’Europa tecnocratica, secondo l’immagine collettiva che si ha di questa?

«L’entusiasmo, l’impegno e la passione mi hanno accompagnato fino a questo momento: grazie al consenso della gente siamo stati sempre eletti e mai nominati, conosciamo il territorio. Abbiamo caratterizzato il nostro percorso che speriamo porterà i risultati tanto attesi da tutta l’isola. Daremo grande dimostrazione di amore “sviscerato” nei confronti della nostra terra».

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