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di Martina Strano

È di Acireale e il suo amore per la moda lo ha portato a partecipare alla prima stagione italiana del talent Project Runway: lo stilista Salvo Presti di 34 anni si è fatto notare per sue creazioni eleganti e di alta sartorialità, arrivando così alle fasi finali del programma. Lo incontriamo nella nostra redazione:

 

Come è iniziato questo tuo grande amore per la moda?

«Mia mamma è sarta, le mie due nonne erano sarte, così pure le mie zie e i cugini di mio padre. Da piccolo, gli spilli, gli aghi, i ditali, le spolette, erano all’ordine del giorno. Fa parte del mio DNA. Quando sei giovane però pensi che sia tutto un gioco. Poi da grande capisci che questa cosa è come una sorta di nodo allo stomaco che vuole venire fuori, e capisci che si chiama passione, amore verso questo sistema. Da li cerchi di creare anche una base culturale per affrontare questo mondo che è duro. Inizialmente non mi era molto chiaro, e di conseguenza ho sbagliato il liceo e poi anche l’università. Ad un certo punto mi rendo conto che, qualsiasi cosa facessi, il mio percorso era quello, e quindi inizio a lavorare per una stilista catanese per sette anni. La Sicilia però inizia a starmi stretta e così decido di partire per Milano. Quando parto però, nel 2008, eravamo in piena crisi; sono entrato in una grande azienda di importanza internazionale, ma la metà dei dipendenti era in cassa integrazione. Ho resistito per due anni ma poi ho deciso di rientrare. Sono partito per Parigi e ho fatto un bellissimo colloquio da Zuhair Murad. Sono stato preso subito ma la posizione ricercata era per Beirut e non ero pronto per questo. Ritorno in Italia e lo stilista Marco Strano a Catania mi comunica che aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse. Mi chiede di occuparmi del prȇt à couture, definito volgarmente cerimonia. E da li è iniziata questa bellissima sinergia. L’anno scorso, verso luglio, mi arriva una chiamata dalla Fremantle, una casa di produzione internazionale, e mi comunicano che avevano scovato il mio nome su internet. Stavano facendo dei casting per una trasmissione televisiva e mi chiedono se ero interessato a partecipare. Ho detto di si, e per me è iniziato tutto come un gioco. Ho fatto i casting qui a Catania. I primi di settembre mi arriva un’altra telefonata: volevano vedermi per un altro casting. Faccio quest’altro casting ed esco da li con la certezza di non essere preso. Era una scrematura tra tutto il mondo della moda giovane. Torno ad Acireale e il 27 settembre mi arriva una chiamata: volevano i miei dati per prenotare l’aereo e mi comunicano che la settimana successiva sarebbero iniziate le registrazioni. In una settimana ho dovuto di nuovo rivoluzionare la mia vita e lasciare tutto e tutti e partire per quest’avventura che è stata straordinaria. Non ci sono secondo me aggettivi per definirla. Due mesi intensi, vissuti a pieno, ho conosciuto un sacco di persone straordinarie».

Ci sono state molte critiche al talent, secondo te perché?

«A giugno sono stato alla settimana della moda uomo. In quest’occasione sono stato riconosciuto da tantissime persone. Questo mi fa capire che tutti hanno guardato il programma ma l’80% lo ha pubblicamente snobbato. Forse si è mostrato più come reality che come talent e forse per questo per alcuni aspetti non è piaciuto e ha ricevuto alcune critiche. Io sono felice perché ho ricevuto soltanto complimenti quindi penso di aver fatto un buon lavoro anche umanamente».

Partecipando a un talent come Project Runway si può rischiare di essere riconosciuti solo per quello e non per il proprio lavoro?

«Assolutamente si. Ho rischiato di diventare Salvo Presti di Project Runway. Ad oggi però posso d’oro che tutti quelli che ho incontrato, che mi hanno riconosciuto alle sfilate, una visita al mio sito l’hanno fatta e le mie collezioni le hanno viste. Questo connubio dunque non mi dispiace e finora è andata bene.»

Che fine hanno fatto i tuoi abiti di Project Runway?

«Erano di proprietà della casa di produzione e sono stati venduti durante un’asta di beneficienza durante le festività natalizie. Posso dirti che alcune ragazze tramite i social mi hanno fatto delle richieste e alcuni pezzi li ho riprodotti grazie anche al negozio dove compravano i tessuti durante il programma e che mi ha gentilmente rifornito. Più di tutti ho realizzato il look della prima sfida che ho vinto, il bomberino blu, gli shorts a fiori, la blusa di pizzo. Mi hanno chiesto anche l’abito da sposa, ma quello diventava più complicato perché tutti pensavano che le applicazioni fossero finte e invece i fiori erano tutti veri.»

Cosa ami di più di questo lavoro?

«È come quanto ti innamori di una persona. La ami ma non sai dire razionalmente il perché. L’amore per questo lavoro è qualcosa che ti nasce da dentro Ti posso razionalizzare l’adrenalina presfilata o lasindromedi sindrome di Stendhal davanti a un tessuto. Queste sono cose che si razionalizzano a mala pena. È qualcosa che ti nasce da dentro e non puoi non assecondare. Io penso che sia uno dei lavori più belli che si possa fare. Dopo il mio anno di giurisprudenza ho fatto l’accademia delle belle arti e un mio professore mi diceva che l’arte non viaggia mai nelle mani, ma nel pensiero. Quindi se non sai tenere ago e filo nelle mani ma hai delle idee puoi viaggiare.»

Quanti e quali ostacoli hai incontrato?

«Chiaramente la crisi italiana non mi ha aiutato. Però grandissimi ostacoli non ne ho incontrati. Sentivo spesso dire che noi siciliani a Milano non siamo ben visti, ma io mi sono trovato benissimo. Ho trovato tantissime belle persone.»

Attualmente di cosa ti occupi?

«Mi occupo solo della donna. L’uomo è molto complicato, soprattutto quello catanese. Devi convincerlo ad abbandonare le sue abitudini e dargli una visione più europea. Con Marco Strano, che ha tanto investito su di me e che ringrazierò sempre, abbiamo preferito puntare sulla versione junior, infatti debutteremo con una capsule Collection per bambini. Ovviamente uscendo dalla trasmissione ho creato subito il mio marco, il sito, la collezione, tutto rigorosamente made in Sicily; fotografo, modella, parrucchiere siciliani per la mia collezione estiva. Le foto sono state scattate al giardino botanico di Catania. Il mio brand è venduto nell’atelier di Marco Strano, al viale XX settembre 17 a Catania, e si chiama salvopresti, tutto unito perché molti nella vita mi chiamano così, come se fosse un’unica parola. Tra i progetti futuri con Marco vorremmo partecipare a Who Is On Next.»

Quale tipologia di donna vesti?

«Vesto una donna comune, classica, che nell’abito vuole ricercatezza e grande sartorialità, e soprattutto vuole sentirsi bene con quello che indossa. La mia sfida è trovare il giusto compromesso tra ciò che piace mi piace e la figura che ho davanti. Il giusto compromesso lo trovo quando riesco a estrapolare un dettaglio di qualcosa di mio e lo adatto alla cliente. Alle mie clienti dico sempre che non devono notare il vestito, non devono dire quanto è bello questo vestito. Devono dire che bella che sei, perché l’abito non deve distogliere l’attenzione, ma valorizzare la figura.»

L’ispirazione per i tuoi abiti da cosa nasce?

«L’ispirazione può nascere anche da questa chiacchierata. Io sono molto curioso, mi piace leggere, frequentare le mostre, guardare delle città, dei posti, magari non turistici. Mi piace scovare delle cose che agli altri possono sembrare quasi inutili. Ad esempio l’ispirazione della collezione estiva è nata mentre ero in giro con un’amica che ha una grande passione per le piante e per i cactus. E da li cactus, natura, fiori, verde. La collezione invernale invece è nata mentre ero dal ferramenta e sono stato attirato da una lattina di spray oro. E così oro, opulenza, ricchezza, laminati.»

A quale stilista ti ispiri?

«Ovviamente è inevitabile guardare al passato: YSL, Dior, Madame Vionnet, Madame Lanvin. Però sono magneticamente attratto dalle nuove leve perché hanno un modo molto fresco: Au jour le jour, Marco Bologna, Comeforbreakfast, MSGM. Miei coetanei che hanno dato alla moda quella linfa fresca che vorrei dare io. Li guardo con grande ammirazione ma anche con un pizzico d’invidia.»

Come sarà la tua collezione autunno-inverno 2014-2015?

«Mentre quella primavera-estate era un po’ più prêt-à-porter, quindi costruita in modo che potesse essere anche riprodotta in serie, per quella invernale sono ritornato ad una mia idea un po’ più vecchia, ovvero fare delle cose un po’ più pazze. Quindi voglio fare meno pezzi ma più assurdi. Seguire quella che è l’idea di una creatività pura, non contaminata dalla vendita e dalle costrizione commerciali. Sto lavorando su tessuti sull’oro e incrostazioni di pietre.»

Ringraziamo Salvo Presti per la sua disponibilità e gentilezza.

Martina Strano

Foto abiti Giuseppe Di Forti

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