di Anita Rapisarda.

Il 14 febbraio si festeggia San Valentino, la festa per eccellenza dedicata a tutti gli innamorati del mondo. Fu istituita dopo la morte di Valentino avvenuta il 14 febbraio 270 ed ha origini molto antiche legate al culto religioso, infatti è molto probabile che le sue origini risalgono  al 496 quando papa Gelasio I decise di sostituire la festività pagana della fertilità. I Romani rendevano omaggio al proprio dio della fertilità attraverso il seguente rituale: venivano messi i nomi di tutte le donne e degli uomini in due urne differenti. Sarebbe stato poi compito di un bambino estrarre un nome da ognuna delle due urne e i due giovani selezionati avrebbero dovuto formare una coppia per un anno intero finché il rito di fertilità non si fosse completamente concluso per poi dare nuovamente inizio al “sorteggio”. Papa Gelasio I decise di mettere fine a quest’usanza cercando un “santo degli innamorati”, che potesse sostituirla senza renderla eccessivamente volgare. Venne così scelto Valentino, un povero vescovo martire, che durante la lunga prigionia dovuta alla sua immensa fede in Dio si innamorò della figlia del guardiano della propria cella.

Non tutti sanno che ci sono molte tradizioni tramandate e legate proprio al giorno di San Valentino: ad esempio perché si regalano le rose proprio in occasione della festa degli innamorati? Le rose rosse sono considerate simbolo della passione e dell’amore per eccellenza: la leggenda vuole che un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Prese dal suo giardino una bellissima rosa, gliela regalò e li pregò di fare la pace stringendo insieme la rosa e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore. Da quel giorno la rosa è diventata il simbolo dell’amore. Un’altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d’affetto: da questo  episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell’espressione “piccioncini”.

Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della via Flaminia, nei pressi di una necropoli. Altre reliquie sono presenti anche nella cattedrale di Maria Assunta di Savona, nella chiesa medievale di San Valentino di Sadali in Sardegna, a Belvedere Marittimo in Calabria e nella chiesa matrice di Vico del Gargano dove viene venerato come protettore della città e degli agrumeti.

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