Sono cinque medici dirigenti altamente qualificati, sono tutti over 40, lavorano in media in ospedale da 12 anni senza mai un giorno di interruzione nonostante i contratti a termine gli venissero rinnovati due o tre volte all’anno. E sono vincitori di concorso. Eppure, per i cinque professionisti del Policlinico di Catania, l’amaro arriverà domani, quando per la prima volta dopo molto tempo non si potranno recare al lavoro. Il contratto non è stato rinnovato e una spiegazione plausibile per adesso non esiste. Così come non è plausibile che l’azienda non abbia regolarizzato la loro posizione nei tanti anni avuti a disposizione.

Quattro di loro, e cioè Andrea Cavallaro, Silvana Latino, Gianluca Albanese, Raffaele Lanteri (tutti chirurghi e un otorinolaringoiatra) , stamattina hanno raccontato la loro storia nel corso di un incontro nei locali della Cgil di via Crociferi, insieme al segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, al segretario generale della Fp Cgil Gaetano Agliozzo, e a Carmelo Calvagna della Cgil medici.
Sulla scorta della allegato C del protocollo d’Intesa Regione-Università, con il quale venivano identificati i posti vacanti ricoperti da dirigenti medici a contratto a tempo determinato al Policlinico Universitario, fu bandito nel novembre 2011 nell’azienda, nata dalla fusione dell’azienda policlinico con l’ospedale Vittorio Emanuele, un concorso sulla scorta delle reali esigenze riscontrate.
“Tutte le altre figure professionali sono state, a nostra conoscenza, regolarmente assunte mentre i medici in questione continuano a non essere assunti a tempo indeterminato quali vincitori di concorso − spiega Calvagna − Con la delibera 516 dell’ aprile 2012 si è disposta l’immissione in ruolo, entro il 2013 e con ordine progressivo, di dirigenti medici di varie discipline vincitori di concorso. La delibera è stata disattesa”.

C’é di più. Alle reiterate richieste sindacali l’azienda ha sempre risposto di non avere posti disponibili nella disciplina, “dimenticando” di avere immesso in servizio altri vincitori di concorso di discipline dichiarate in esubero quali Pediatria, Ginecologia, Anatomia Patologica, e per le quali aveva attivato con 3 anni di ritardo le procedure di ricollocazione. La Cgil segnala anche che, contestualmente alla mancata assunzione dei quattro vincitori di concorso di chirurgia, venivano conferite le funzioni assistenziali (Maggio 2014) ad un ricercatore universitario di Chirurgia. Qual è la motivazione di quella che appare una disparità di trattamento?
“Oggi facciamo appello al presidente Crocetta e all’assessore Borsellino, e al nuovo manager del Policlinico, Cantaro, di trovare una soluzione. Chiediamo che in prima battuta vengano rinnovati i contratti e che in breve tempo questi lavoratori, vincitori di concorso, siano finalmente stabilizzati − sottolinea Rota −. Questa incredibile e paradossale vicenda è, purtroppo, una delle conseguenze frutto del commissariamento lungo ben due anni dell’azienda Policlinico”. Per Agliozzo, “non si capiscono neppure i criteri ispiratori che hanno portato a certe scelte. Domani questi medici appenderanno il camice al chiodo, eppure non ci risultano esuberi di personale, ma al contrario, da domani ci saranno cinque medici in meno che entrano in sala operatoria e si occupano di risolvere mille altre, importantissime, questioni mediche”. Dice uno dei cinque medici, Raffaele Lanteri: “Oggi buttiamo, nostro malgrado, 12 anni di lavoro. Questo non é segno di buona sanità, né di efficacia, né di efficienza”. Adesso, tocca ai vertici del Policlinico rispondere alle richieste.

La sanità pubblica siciliana è sempre più minata. E la situazione adesso è ancor più drammatica, con l’applicazione del decreto 25/01/2015 sulla rimodulazione della rete ospedaliera.
Il clima di assoluta incertezza amministrativa, è reso più pesante dalla sentenza del TAR di Catania (novembre 2014) con il riconoscimento alla Clinica Humanitas di Catania di convertire altri 70 posti letto oncologici, in posti letto convenzionati con la Regione. La conseguenza? La riduzione di posti letto pubblici in ambito regionale nella disciplina.

“I direttori generali − motiva Pietro Pata, segr. reg.le Anaao Assomed − potranno procedere, nelle aziende sanitarie e ospedaliere, a una rimodulazione dei posti letto, in accordo al crono-programma previsto dal decreto sulla rimodulazione della Rete”.
“Nella stragrande maggioranza dei casi − prosegue Pata − si assisterà così a una costante e progressiva riduzione dei posti letto pubblici, andando nella direzione − più volte da noi contestata nelle sedi istituzionali − degli ospedali riuniti in ambito provinciale, che saranno un insieme di debolezze, anziché punti di forza”.

Non è difficile immaginare, vista la precarietà dell’attuale rete territoriale assistenziale, a un costante peregrinare di ambulanze da un presidio ospedaliero ad un altro, nell’ambito dei vari bacini, e poi verso gli ospedali metropolitani, già saturi, con le catastrofi assistenziali che hanno funestato recentemente la sanità siciliana. Il “caso Nicole”, non è episodio isolato.

L’Anaao-Assomed Sicilia nel chiedere l’istituzione di appositi tavoli, con gli specialisti che lavoro sul campo, propedeuticamente all’applicazione del decreto che possano valutarne gli effetti e formulare ipotesi di presa in carico globale del paziente, invita il Governatore Rosario Crocetta, l’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, il presidente della VI Commissione ARS Giuseppe Di Giacomo, ciascuno in accordo alle proprie funzioni, a provvedere con urgente decretazione all’incremento degli organici delle strutture d’emergenza e delle specialità mediche e chirurgiche al fine di consentirne l’operatività.

Il confronto istituzionale, cristallizzato in molteplici verbali di incontri dell’assessore alla sanità, del presidente Di Giacomo con le istituzioni locali (molti) e con le organizzazioni sindacali (pochi), prima dell’emanazione del Decreto, evidentemente è riuscito a dare solo un’immagine sfocata e irreale dell’attuale situazione assistenziale siciliana, che, ricordiamolo, sconta le ataviche pesanti ingerenze della politica e del malaffare che ad oggi, nonostante entusiastiche dichiarazioni dei vertici regionali, sono ancora tutte presenti.

“Si ha un bel dire a razionalizzare − continua Pata − quando nelle Rianimazioni il numero dei posti letto è insufficiente; quando troppi ospedali periferici non riescono a mantenere l’assistenza di anestesia e rianimazione su 24 ore, lasciando carente di tale specialità l’attività dei Pronto Soccorso”.
Pronto Soccorso che si avviano a diventare gironi infernali di dantesca memoria, con cittadini che attendono in codice giallo anche diverse ore, per la cronica carenza di medici e personale sanitario (grazie al blocco del turn-over non ancora sbloccato!) e che, una volta stabilizzati, vengono “parcheggiati” per giorni nelle c.d. Osservazioni Brevi (!?) in attesa di posti letto nelle appropriate aree specialistiche, esasperando le richieste dei parenti, già provati, con quotidiane aggressioni al personale medico e sanitario di queste strutture.
Trovare un posto letto disponibile, per pazienti in codice rosso, nelle sempre più spoglie rianimazioni degli ospedali dell’Isola, sedi di dipartimenti di emergenza o poli di riferimento di bacini con centinaia di migliaia di persone, è veramente un’impresa titanica che fiacca l’energia degli operatori e mette in gravissimo rischio la vita dei pazienti.

“Con quest’ulteriore taglio lineare dei posti letto per acuti, con le carenze strutturali e organizzative di una rete ospedaliera già depauperata dai precedenti piani di rientro − conclude Pata − si porrà per tutte le aziende sanitarie della Sicilia, il fondamentale problema di una Rete Ospedaliera oggi vicina al punto di saturazione, e di fronte a un territorio già collassato della gestione di quelle che dovrebbero essere le funzioni fondamentali di prevenzione e di filtro con ripercussioni sui bisogni di salute e di assistenza della popolazione”.

Il direttore generale dell’Asp Catania, dott.ssa Ida Grossi è intervenuta nella polemica sollevata da una nota del Tribunale per i diritti del malato/Cittadinanza attiva di Acireale, a margine dell’incontro di ieri fra il manager dell’azienda catanese e i rappresentanti del Tdm/Cittadinanza attiva, alla presenza dell’on. Angela Foti.
Nella nota in questione i redattori sosterrebbero la prossima chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Acireale, che sarebbe stata annunciata dal manager. “Mi dispiace constatare un simile difetto di comunicazione, tale da farmi pensare al rischio di una strumentalizzazione. Credevo davvero di essere stata chiara con i miei interlocutori, esprimendo loro anche i miei intendimenti. Questo spiacevole fatto mi offre, però, l’opportunità di esplicitare ancora meglio la mia posizione”.
“Partiamo con il dire − afferma la dott.ssa Grossi − che ho citato il termine rifunzionalizzazione da documenti dell’Assessorato regionale della salute, e non ho parlato di chiusura. Ho detto, in quella sede, e lo ribadisco, che il mio strumento di lavoro è il decreto di rimodulazione della rete ospedaliera e a quello mi attengo nell’eseguire i compiti a me assegnati. Ho annunziato, anche − aggiunge il direttore generale −, d’avere avviato un’indagine conoscitiva sui dati epidemiologici e sui dati di attività degli Ospedali di Acireale e di Giarre e che solo dopo aver visto i dati avrei agito nel modo più opportuno e corretto, nel pieno rispetto della legge e delle disposizioni regionali, e tenendo conto delle esigenze del territorio”.
“Rifunzionalizzare significa fare funzionare in modo nuovo, in base alle risorse, ma sempre in modo efficiente ed efficace − conclude la dr.ssa Grossi −. Ribadisco quindi il mio impegno e la mia piena disponibilità a farmi carico dei problemi di tutta l’Asp Catania e pertanto anche della comunità di Acireale, impegno che ho espresso anche durante l’incontro”.

 

 

 

 

 

 

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