CATANIA – Nonostante gli sforzi delle aziende per garantire la regolare erogazione dell’assistenza sanitaria in Sicilia, continuano a proliferare le operazioni tampone per apporre toppe laddove vi sono le falle che, giorno dopo giorno, continuano a diventare sempre più grandi. In questo marasma di mezza estate la nostra organizzazione sindacale è stata accusata da un giornale online di non aver focalizzato bene il vero nodo della questione che, secondo lo stesso giornale, sarebbe di tipo finanziario. Un atto di accusa che ha lasciato basiti i responsabili dei settori che nell’ambito della Ugl si occupano di sanità, che replicano allo scopo di far tornare sui giusti binari una delle battaglie appassionate che stanno vedendo in questi giorni il sindacato i prima linea. “Sappiamo bene che la questione è anche di natura finanziaria, anche alla luce dell’applicazione della legge Balduzzi e del riassorbimento delle eccedenze tra l’altro esigue, ma sappiamo pure che la salute dei siciliani va tutelata anche con manovre straordinarie che sicuramente sono economicamente più vantaggiose delle scelte attualmente adottate – affermano il coordinatore nazionale del settore docenza e dirigenza della federazione Ugl università Raffaele Lanteri, il segretario regionale dalla Ugl medici Aurelio Guglielmino ed il segretario regionale della Ugl sanità Renzo Spada. Che atto è, quello adottato sino ad oggi, quello di ricorrere al lavoro straordinario certamente più costoso, per garantire comunque i turni di guardia ed evitare così la vergognosa chiusura notturna di un pronto soccorso? Restiamo infatti sbigottiti di fronte ai continui salti mortali compiuti dalle aziende sanitarie, sotto la loro stessa responsabilità, in assenza della soluzione più immediata ed economicamente e moralmente vantaggiosa come quella della immissione in servizio dei vincitori di concorso. Basti pensare che quattro turni notturni pagati in straordinario costano quasi quanto lo stipendio mensile di un dirigente medico che di questi stessi turni ne andrebbe a fare tre a settimana – aggiungono i sindacalisti. Non dimentichiamo di quanto la popolazione sta crescendo e l’emergenza umanitaria che si sta fronteggiando, oltre alle direttive europee sull’orario di lavoro. Altro che problemi finanziari! E non possono essere sempre i cittadini a pagare non solo con le tasse, ma con la sfortuna di ammalarsi ed avere a che fare con le criticità di questo sistema. Questo è il nostro grido di allarme e questi sono i temi che vogliamo affrontare insieme ai componenti della VI commissione “Servizi sociali e sanitari” dell’Ars ed all’assessore regionale della salute Baldo Gucciardi, che auspichiamo di incontrare a breve.”

 

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