CATANIA – Ennesimo “terremoto” nella sanità siciliana: nella scorse ore, Ida Grossi, direttore generale dell’Asp 3 di Catania, ha rassegnato le dimissioni dopo neanche tre mesi dalla nomina dell’incarico.

La decisione, secondo numerose indiscrezioni, sarebbe stata presa in seguito alla vittoria di un concorso che vedrà la Grossi insediarsi come nuovo direttore generale dell’Asp di Asti: un caso a dir poco anomalo, insomma, che crea ulteriore confusione all’interno di un settore da tempo in difficoltà. E nella Regione dei “crolli” delle autostrade e del “miracolo” per l’approvazione della finanziaria, questo episodio appare come la ciliegina che va ad impreziosire una torta poco gradevole.

Le dimissioni della Grossi giungono, infatti, pochi mesi dopo la grana “Cantaro-Pellicanò”, i due manager delle Sanità siciliana che, in seguito alla revoca delle proprie nomine, hanno fatto valere il proprio diritto grazie alle due sentenze del Tribunale amministrativo che hanno riconosciuto la nomina precedentemente disposta con delibera di Giunta e successivo decreto del presidente della Regione. E di questo andirivieni di manager con la valigia in mano e privi di ogni senso di responsabilità ne fanno le spese, come al solito, i siciliani, abbandonati al loro destino.

“Non entrando nel merito di comprensibili scelte personali, non si può non denunciare il fatto che si trattasse di un evento ampiamente annunciato, altrimenti non sarebbe stato di pubblico dominio sin dall’inizio del mandato, ma si sperava che il governo regionale e l’assessorato alla salute avessero responsabilmente concordato un percorso minimo (non così tanto minimo però) con obiettivi  fondamentali da adempiere”, questo il commento del segretario della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota e del segretario generale della Fp Cgil, Gaetano Agliozzo.

“In questi giorni, dopo la pubblicazione a gennaio della rimodulazione della rete ospedaliera, sono state emanate le linee guida sugli atti aziendali e sulle dotazioni organiche, omettendo tra l’altro la convocazione della Commissione regionale ex art.6 del contratto nazionale della dirigenza medica, ponendo così fine al confronto propositivo con le organizzazioni sindacali tramite l’organismo di concertazione e contrattazione contrattualmente istituito – hanno aggiunto-. Adesso, in una fase così delicata, la ASP di Catania si trova senza manager, che tra l’altro aveva avviato il percorso interno di concertazione sulle declinazioni decentrate di tali linee guida, fondamentali alla luce di una rete ospedaliera che ha visto la chiusura del PO (presidio ospedaliero) di Giarre con percorso di rimodulazione tutto da governare, la chiusura di punti nascita, l’attivazione di nuovi servizi ancora da rendere operativi (centri Trasfusionali, REMS, Centro per l’Autismo, Servizio residenziale per i Disturbi del Comportamento Alimentare,  riorganizzazione dei PPE e PTA, ridefinizione delle unità operative territoriali ecc.).”

Come spiega la nota diramata dalla CGIL, infatti, la Grossi abbandona la poltrona poco dopo aver avviato il proprio progetto, lasciandolo in sospeso: “Tutto ciò con basilare assegnazione di budget alle unità operative complesse ancora da avviare, con la cosiddetta “dipartimentalizzazione” appena abbozzata, con l’obbligo di coprire funzioni apicali scoperte o in scadenza, con il fondamentale iter di stabilizzazione del personale precario e dei vuoti in pianta organica da coprire in ordine a priorità centrate sulle necessità dell’utenza, a partire dai dati epidemiologici e non secondo vecchie logiche clientelari, risoluzione di situazioni contrattuali per dirigenza e comparto che penalizzano pesantemente gli operatori dal punto di vista economico e che se non risolte graveranno sull’azienda per le inevitabili ricadute legali.”

“La CGIL chiede una immediata assunzione di responsabilità del governo regionale e dell’assessore alla Salute affinché non si perseveri con soluzioni tampone, quale eventuale ennesimo commissariamento , ma si proceda alla immediata copertura di funzione con un direttore generale che garantisca la continuità logica del percorso appena avviato e garantisca la governance di lungo periodo necessaria”, conclude la nota.

Chiaro anche il messaggio lanciato da Marco Forzese, deputato all’Ars, che si scaglia contro la scelta della Grossi: “E’ assurdo quanto stia accadendo in queste ore: questa situazione che può esistere solo in questa “strana” Regione”, ha dichiarato.

“Non sono passati neanche tre mesi dalla nomina della Grossi come direttore generale dell’Asp 3 di Catania, e questa già prepara le valigie per un concorso vinto ad Asti: stiamo scherzando forse? O forse si è trattato di una nuova tipologia di concorso, che senza preavviso ti permette di cambiare destinazione? Perché accettare un incarico così importante, se si ha la volontà di cambiare aria dopo neanche tre mesi? Sono tutte domande alle quali non si può dare una risposta, ma una cosa è certa: la sanità non è un gioco, e neanche un “comodo”. E adesso? Che si guardi al futuro con un maggiore senso di responsabilità, per il bene di tutti.”, ha aggiunto Forzese.

La UIL, invece, condanna l’operato della Regione, non priva di colpe: “La Regione ancora una volta penalizza una parte importante della Sanità catanese. È da due anni che l’Asp di Catania non ha una stabilità amministrativa; la Sanità territoriale e quella ospedaliera del territorio sono al collasso per mancanza di una vera e propria programmazione”, si legge dalla nota diramata. “Le diverse gestioni commissariali si sono limitate alla gestione del quotidiano. La UIL fa appello al sindaco Enzo Bianco, per i poteri di prima autorità sanitaria che la legge gli assegna, perchè convochi una conferenza dei sindaci e metta in mora la Regione”.

Le autostrade crollano, i presidi ospedalieri chiudono… e i manager vanno via: segni inequivocabili di una Sicilia quanto mai “malata”.

Antonio Torrisi

Scrivi