di Graziella Nicolosi

PEDARA (CATANIA) – Non ci stanno, i medici di base catanesi, a fare da capro espiatorio per il malfunzionamento del servizio sanitario regionale. Lo hanno detto a chiare lettere ieri pomeriggio a Pedara, nel corso di un affollato incontro promosso dai parlamentari regionali del Pd Anthony Barbagallo (sindaco del paese etneo) e Concetta Raia, sulle iniziative da intraprendere dopo l’indagine della Guardia di Finanza che contesta a 937 medici di base catanesi (su un totale di poco più di 1000) una prescrizione di farmaci contro l’osteoporosi ritenuta “eccessiva”, con conseguente danno erariale alle casse della Regione.

image2Le prescrizioni dei farmaci rimborsabili sarebbero avvenute senza l’esecuzione preventiva di specifici esami diagnostici come la Moc. Indicazione che i medici contestano, non solo perché sussistono altri indici di rischio che prescindono dalla necessità immediata di un esame comunque costoso, ma anche per i tempi di attesa di tale accertamento specialistico. I professionisti affermano anzi di aver agito nell’interesse del sistema sanitario, puntando a prevenire la conseguenza principale dell’osteoporosi: le fratture. “I costi diretti di una frattura (per non contare quelli indiretti, in termini ad esempio di assistenza o perdita di giornate lavorative) sono di circa 30.000 euro – spiegano – mentre quelli di una terapia antiosteoporotica sono di appena 200 euro l’anno”. L’Asp di Catania, incurante delle repliche, ha già inoltrato ai professionisti le richieste di rimborso, mentre la Guardia di Finanza ha inviato gli atti alla Corte dei Conti.

Secondo l’on. Raia, “i primi a pagare per questa situazione sono i medici, che si sentono limitati nell’esercizio delle loro funzioni, e i secondi sono i pazienti, che rischiano di interrompere le terapie”. “Dopo la conclusione delle indagini infatti – ha evidenziato l’on. Barbagallo – c’è stato un calo evidente delle prescrizioni di farmaci da parte dei medici di base, disorientati e preoccupati”. I due parlamentari dell’Ars si dicono “pronti a fare la propria parte a livello politico e istituzionale, per evitare conseguenze pesantissime su migliaia di famiglie del catanese”. Per questo hanno presentato un’interrogazione parlamentare, che rientra in un intendimento più ampio di tutto il PD, come ha spiegato il responsabile Sanità del partito per la provincia di Catania Giuseppe Aiello.

Al dibattito di Pedara erano presenti i parlamentare regionali del Partito democratico Pippo Nicotra e Gianfranco Vullo, oltre al presidente della commissione Sanità dell’Ars Pippo Digiacomo, a cui è toccato trarre le conclusioni. Tutti gli esponenti del mondo politico hanno evidenziato la necessità di “distinguere fra le posizioni dei singoli medici (alcuni indagati addirittura per aver prescritto una sola scatola di farmaco), la cui categoria è sotto tiro in maniera indiscriminata”. Si è messa in luce inoltre un’anomalia dell’indagine che, pur avviata in tutta la Sicilia, al momento registra indagati solo a Catania.

“Non siamo delinquenti”: hanno ribadito esasperati i numerosi medici di base presenti in sala, alcuni dei quali con 30/40 anni di professione alle spalle. Fra loro si respira un clima di grande sfiducia verso le istituzioni e la classe politica, colpevole a loro dire di “ignorare i problemi che si affrontano ogni giorno in uno studio di medicina generale”, fra “pazienti che pretendono le esenzioni”, e che addirittura in certi casi minacciano il professionista con toni perentori: “dottore, se non mi prescrive questo farmaco, io cambio medico”.

Il discorso si allarga più in generale ad una medicina di base che ormai li riduce a fare “i burocrati, i programmatori di computer”, stretti fra calcoli matematici dei farmaci da prescrivere e limitati per questo nella loro attività clinica. “Come potremmo prevenire le malattie senza farmaci?”, si chiedono. “Solo così possiamo evitare al sistema sanitario di spendere molto più con un ricovero ospedaliero”. Il che non vale ovviamente solo per l’osteoporosi, ma anche, ad esempio, per i farmaci in grado di prevenire patologie cardiovascolari e intestinali. Il timore – per niente velato – è che arrivino ulteriori denunce per altre specialità medicinali.

La tentazione di mollare per molti è forte, alcuni minacciano addirittura di chiudere gli studi medici e consegnare le chiavi all’Asp. “Vogliamo che venga ristabilita la nostra onorabilità”, chiedono a gran voce.

“Da parte della politica non c’è ostilità nei vostri confronti – ha precisato Pippo Digiacomo, presidente della commissione Sanità dell’Ars (anch’egli del Pd) – e sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza dei medici è composta da gente perbene, ma quella piccola percentuale che invece ha sbagliato deve pagare. È innegabile che ci siano state delle distorsioni e dobbiamo capire dove il sistema ci è inceppato”.

Digiacomo ha annunciato di aver chiesto all’assessore regionale Lucia Borsellino l’istituzione urgente di un tavolo tecnico, e ha invitato i medici di base ad “elaborare un documento di valenza scientifica che spieghi le loro ragioni, e che sia di aiuto per ricostruire la verità”.

Foto e video di Letizia Carrara

https://www.youtube.com/watch?v=hbGnCIdJFJw

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