E’ una sanità “malata”: e la battuta viene anche facile. Di certo non serviranno farmaci né cure particolari: e nemmeno la rimodulazione dei servizi sanitari regionali. Ma forse un “ritocchino” dal chirurgo estetico… non farebbe male, ecco. Almeno per salvare la faccia, l’immagine disastrosa di un Governo che nel corso degli anni ha abusato di trattamenti “esagerati”. E adesso paga.

E a presentare il conto – con tanti zeri e altrettanti danni – gli stessi che hanno partecipato al banchetto, tra giravolte e pasti indigesti. Ed è così che si dimettono tutti, quasi come fosse una gara di resistenza: “Io mi ritiro!”, e avanti un altro.

E così è una girandola di rese, come in una guerra di cui tutti vogliono lavarsi le mani: e nella sanità, l’igiene deve essere una priorità per evitare infezioni. Il Governo Crocetta, ormai giunto all’ultimo centimetro di aria disponibile dopo lo scontro con l’iceberg in pieno stile Titanic, vede la fine. Perché la crisi non è solo economica, ma anche e soprattutto di idee: e quelle messe in campo in questi anni sono apparse confusionarie e assai inutili. Le dimissioni dell’assessore regionale alla salute, Lucia Borsellino, appaiono insomma non solo come l’unica misura possibile a fermare il crollo, ma anche come uno scatto d’orgoglio di una Sicilia stanca del solito teatrino.

Che poi sarebbe una soluzione ottima anche per lei, alla vigilia di quella che si presenta come una svolta “epocale” dopo l’iniziativa di Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale del PD, che ha chiesto la convocazione urgente del gruppo parlamentare del partito all’Ars, con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia al presidente della Regione. E lei si salverebbe dalla sfiducia, e magari salverebbe anche la faccia dopo l’arresto di Matteo Tutino, primario di chirurgia plastica all’ospedale Villa Sofia di Palermo, nonché medico “personale” di Rosario Crocetta, per truffa, peculato, abuso d’ufficio e falso.

Il falso, effettivamente, con la chirurgia estetica c’entra: con la sanità, un po’ meno. Ma a sostenere le dimissioni della Borsellino i troppi disastri causati, vuoi per superficialità, vuoi perché spinta – ci auguriamo – .

Ultima, in ordine di tempo, un’interrogazione parlamentare avanzata da Italia dei Valori e indirizzata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che denuncia “la penalizzazione del territorio di Niscemi nell’ambito del piano di rimodulazione dei servizi sanitari regionali e i ritardi notevoli per la ristrutturazione e la messa in sicurezza di una parte strutturale dell’Ospedale di Niscemi”.

L’interrogazione riprende un documento deliberato dal Comune di Niscemi il 12 gennaio e, in seconda istanza, il 25 giugno, in cui si denunciava “la violazione dell’Art. 32 della Carta Costituzionale, concernente la tutela della salute” e la circostanza che “la nuova rimodulazione non ha tenuto conto dei problemi di salute prioritari della popolazione siciliana come sintetizzati nel documento elaborato dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale”.

“Il nuovo piano aziendale – si legge nell’interrogazione – avrebbe necessariamente dovuto tener conto dei dati epidemiologici del D.O.E del Gennaio 2013, sui dati di mortalità anni 2003-2009 e di morbosità anni 2006-2011, che hanno indicato per i tre comuni di Gela – Niscemi – Butera, ricadenti nell’area ad alto rischio ambientale, un eccessivo tasso di mortalità per le diverse forme neoplastiche riscontrate”.

Nell’atto parlamentare si denuncia altresì “la mancata applicazione delle indicazioni previste dalla legge regionale 14 Aprile 2009 n. 5 con particolare riguardo ai criteri di perequazione finalizzati ad assicurare l’erogazione uniforme, efficace, appropriata ed omogenea dei livelli essenziali di assistenza in tutto il territorio”.

Nell’interrogazione si chiede ai ministri competenti “di sapere se hanno intenzione di incontrare i rappresentanti del Comune di Niscemi; se verrà istituita una Commissione di Inchiesta sulla questione sanitaria che ha riguardato la provincia di Caltanissetta negli ultimi 10 anni; se, parimenti, verrà istituita una commissione di vigilanza per l’applicazione del decreto dell’Assessorato della Salute della Regione Sicilia su ‘Riqualificazione e Rifunzionalizzazione della rete ospedaliera – territoriale della Regione Sicilia’”.

Dura anche l’iniziativa di Gino Ioppolo, deputato all’Ars, all’indirizzo della Borsellino: “Se l’assessore regionale della salute non impartirà disposizioni puntuali e urgentissime all’ASP di Catania per arrestare l’agonia dell’ospedale di Caltagirone, mi rivolgerò personalmente alla magistratura ordinaria e contabile”, dichiara attraverso il suo sito.

“È insopportabile la proterva e miope volontà di distruggere l’offerta sanitaria di un ospedale di sicuro affidamento e dalle enormi potenzialità assistenziali in campo medico e chirurgico”, continua. “L’ASP di Catania, purtroppo competente dopo la nefasta cancellazione dell’autonomia aziendale del nosocomio di Caltagirone, da anni acefala e senza guida, alle numerose segnalazioni delle maggiori disfunzioni risponde facendo sempre spallucce, così determinando lo scoramento di medici, infermieri, personale amministrativo a tutti i livelli e la sfiducia dei cittadini-utenti del vasto e popoloso territorio, creando rischio clinico e danno erariale”, aggiunge Ioppolo.

“Considerato che il governo Crocetta rimane sordo alle proposte da noi formulate, alle numerose interrogazioni e interpellanze presentate, agli interventi in commissione sanità e in aula, abbiamo predisposto un corposo dossier, relativo alla condizione dei singoli reparti: dal pronto soccorso alla medicina generale, dalla chirurgia alle malattie infettive, dall’urologia alla ostetricia e ginecologia e a tutte le altre strutture, che consegneremo al nuovo direttore generale quando, finalmente, il governo regionale lo insedierà. Nel frattempo, occorre immediatamente rimuovere lo stato di gravissima crisi del reparto di rianimazione e anestesia, costretto a lavorare con un organico assolutamente sotto-dimensionato. Tale assurda situazione determina la drastica riduzione e, talvolta, la totale sospensione delle attività ambulatoriali e delle sedute operatorie, oltre che la sospensione delle ferie per quanti ne hanno sacrosanto diritto”, afferma.

“Se entro pochissimi giorni non saranno rimosse le cause che determinano quello che, di fatto, è interruzione di pubblico servizio (certo non ad opera dell’incolpevole personale sanitario, anzi vittima di tanta perdurante omissione) e violenza privata nel dovere tollerare una indebita costrizione, in relazione al reparto di rianimazione-anestesia, sentirò mio dovere, in difesa dei cittadini di Caltagirone e dell’intero bacino sanitario che vi gravita, presentare formale esposto alla autorità giudiziaria”, conclude.

A queste dichiarazioni si aggiungono anche quelle di Giulia Grillo del Movimento Cinque Stelle: “Oltre ai soliti problemi che si riscontrano quasi quotidianamente nelle corsie, la Sanità in Sicilia sconta una cattiva gestione che pone il sistema sanitario regionale in serie difficoltà che, inevitabilmente, si ripercuotono sulla comunità. Per questo ho chiesto formalmente agli ispettori del Ministero della Salute di effettuare una ispezione nei nosocomi e nelle Asp siciliane dove sono sempre di più le deficienze piuttosto che i virtuosismi”, ha affermato.

Catania diventa, secondo la Grillo, la rampa di lancio per il cambio di rotta, grazie anche alla nomina del nuovo direttore dell’ASP Giammanco, al quale la deputata rivolge gli auguri di buon lavoro, un lavoro che deve garantire un sevizio più efficiente senza sperpero di denaro pubblico, come invece è successo in passato ad esempio sotto la gestione Scavone (il quale, insieme al direttore amministrativo Lanza, è stato condannato a restituire circa 400 mila euro come danno erariale).

“Il FSN sarà privato di 2,3 miliardi pertanto ingenti ripercussioni si avranno anche in Sicilia e a Catania: lavorare bene diventa necessario altrimenti si continueranno a registrare solo casi di malasanità che certo bene non fanno ai cittadini”, ha aggiunto. “Al contempo chiedo all’Autorità anticorruzione di vigilare di più nel sistema sanitario siciliano considerando che il nostro assessore sembra essere distratto su molte cose”, spiega riferendosi al caso Tutino. “Sono numerose le attività illecite compiute dal chirurgo, così come si evidenzia dalle indagini, ma evidentemente nessuno di coloro che è chiamato a controllare se ne è accorto…o se ne è voluto accorgere. Capisco che i casi di corruzione negli enti pubblici in Italia sono tanti, come spesso denunciato da noi del M5S, ma è pur vero che casi del genere non possono essere scoperti solo dopo anni”, ha dichiarato.

Insomma, i motivi per rassegnare le dimissioni non mancano mica. E se tutto ciò non servirà, basterà voltarsi indietro e guardare quanto fatto: una minestra ormai scaduta e conservata male, alla quale viene sempre aggiunto un ingrediente nuovo. Ed è ora di cambiare.

Antonio Torrisi

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