Katya Maugeri

Silenzi interrotti dall’esigenza di urlare, di informare, denunciare l’immobilità che si trasforma in movimento virtuale.  Storie, sofferenze, battaglie che diventano simbolo ed esempio da seguire: “La voce negli occhi” non è solo un film, ma un urlo, la testimonianza di chi non si arrende e crede fortemente quanto sia importante diffondere esperienze – seppure atroci – per divulgarne l’essenza e darne voce, appunto. È la storia di Salvatore Crisafulli, quella raccontata ne “La voce negli occhi”, prodotto da Sicilia Risvegli Onlus, associazione fondata dallo stesso Crisafulli di cui è presidente il fratello Pietro – che interpreta il ruolo di se stesso – il quale dichiara a  Sicilia Journal: “La storia di Salvatore ha scosso la comunità politica e scientifica, imponendo l’urgenza di una riflessione sui parametri assistenziali medici ed etici che segnano il confine tra vita e morte. Sicuramente questo lavoro sarà uno stimolo importante per la ricerca scientifica e, per altro verso, un richiamo a migliorare la sanità anche sotto l’aspetto socio-assistenziale”.
La sceneggiatura della pellicola, che ha una durata di un’ora e 40 minuti sarà proiettata per la prima volta a Catania, domani all’ Uci Cinemas,  sottotitolata in inglese, è stata scritta dal regista Rosario Neri, in parte tratta da “Con gli occhi sbarrati”, il libro sulla storia di Salvatore pubblicato nel 2006 da Pietro e la giornalista Tamara Ferrari. Salvatore, deceduto nel 2013 a quarantotto anni, ne ha trascorsi dieci immobilizzato, incapace di poter comunicare, se non attraverso lo sguardo, conducendo una dura battaglia per il diritto alle cure alternative, all’assistenza domiciliare diventando così un esempio e una icona della lotta contro l’eutanasia, meritandosi gli appellativi di “Terry Schiavo italiano” e “Anti-Welby”. Un lungo e apparente coma vegetativo durante il quale i familiari si sono resi conto che Salvatore comprendeva quanto gli accadesse intorno, poiché le sue lacrime rappresentavano un chiaro messaggio, un urlo per far affermare  che nonostante tutto era vivo.
E da questa esperienza nasce un ammirevole impegno sociale, “La missione è molto importante che riguarda la vita di tutti noi, realizzare il sogno che desiderava Salvatore. Ed oggi fino alla mia morte porterò avanti questa missione”, continua Pietro promotore di una produzione cinematografica il quale ricavato servirà a costruire un centro risvegli per i malati gravemente traumatizzati, una eventuale alternativa siciliana alle costose cliniche del nord Italia e dell’Europa, le uniche, attualmente, a prestare assistenza a questo tipo di pazienti andando incontro alle loro esigenze. I temi affrontati sono toccanti, forti, reali e pronti a narrare quanto accaduto durante i quaranta anni di vita di Salvatore e dei suoi amati familiari: dalla loro infanzia al collegio, molte delle scene infatti sono state girate in quei luoghi: sullo sfondo Catania, il Duomo, la villa Bellini, il Castello Ursino, Acicatena, Aci Trezza e molti luoghi catanesi. “Un film che farà sicuramente discutere perché mette in luce anche il male che hanno procurato i politici e tantissimi medici”, continua commosso Pietro.

Una denuncia, una voce che non può passare inosservata, non per l’ennesima volta, una storia che insegna quanto un corpo immobile possa volere vivere e raccontare di ciò che altri non amano affrontare.

https://www.youtube.com/watch?v=DzezdJZ32r4


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