Il segretario regionale CIMO-ASMD Stanislao Bentivegna: “Nessun vertice nelle quattro aziende sanitari catanesi, il presidente Crocetta trovi subito una soluzione”.

di Salvo Reitano

CATANIA – Le “clientele” e gli “interessi” che dominano nel grande affare della sanità, la politica che padroneggia e troppo spesso decide di non decidere e quando lo fa si mette nei pasticci, anche perché dal punto di vista elettorale costerebbe un bel mucchio di voti.

Nel bel mezzo, un finto risanamento dei conti di Asl e ospedali che quasi mai dipende da miglioramenti di gestione ma da tagli indiscriminati, sia in termini di posti letto che di unità operative  a discapito della salute dei cittadini.

E poi, quella stranezza della nomina frettolosa dei manager, figura tecnica per eccellenza, che invece sempre più spesso diventano “soldati della politica”, mandati sul campo con le scarpe di cartone.
Sulla nomina dei manager, a Catania, come riportato su queste pagine, dopo rinunce, inconferibilità e incompatibilità, siamo ancora in alto mare mentre la sanità, in Sicilia, vive una stagione di continua emergenza.

“Apprendiamo con favore l’avvenuta firma della delibera, dopo due anni di commissariamento straordinario – dice Stanislao Bentivegna, il neo segretario regionale del sindacato CIMO ASMD, Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri – ma ci preoccupa l’anomala vacatio che si è venuta a creare a Catania dove in tutte e quattro le aziende sanitarie (Cannizzaro, Policlinico-Vittorio Emanuele, ARNAS Garibaldi e Asl 3) non si è ancora insediato alcun vertice, per motivi naturalmente diversi. I direttori Pellicanò e Cantaro, infatti, designati rispettivamente Cannizzaro e Policlinico, sarebbero stati “stoppati” dalla recente emanazione del decreto sulla PA, mentre Santonocito, designato all’azienda Garibaldi è ancora in attesa di trasferimento, e all’Asl, per concludere,  non è stato ancora neppure indicato un nome. Chiediamo al Governatore di fare in fretta, perché Catania non può permettersi questo vuoto per le tante e complesse questioni “calde” ancora aperte, non ultima l’accorpamento e la improbabile convivenza tra universitari (pochi) e ospedalieri (tanti) al Policlinico-Vittorio Emanuele”.

Ma la sanità siciliana non è fatta solo di nomine. A sette mesi dalla bocciatura dell’ultima bozza sulla rimodulazione della nuova rete ospedaliera rimandata al mittente dalla VI Commissione all’Ars per gli eccessivi tagli ai posti letto e la mancata trasformazione dei presidi soppressi in ospedali di lunga degenza, e dopo due riunioni  andate a vuoto senza preavviso, finalmente l’Assessorato alla Salute ha riprogrammato tre incontri con le parti sociali, per i giorni 7, 8 e 9 luglio.

“Un incontro che aspettiamo da mesi– Stanislao Bentivegna – la Regione ora accolga le nostre proposte per superare la fase di stallo in cui la rete sanitaria regionale si trova ormai da un anno. Ci sembra piuttosto la tela di Penelope che di giorno viene rammendata e di notte scucita”.

“Dal 2009 ad oggi, dall’entrata cioè della riforma sanitaria – prosegue il segretario CIMO ASMD – assistiamo solo a tagli indiscriminati ai posti letto, all’accorpamento di unità operative e alla soppressione di alcuni storici presidi a discapito della salute dei cittadini”.

“Una rimodulazione seria e davvero efficiente non può essere fatta indebolendo la garanzia alla cura – spiega Stanislao Bentivegna – è quindi impensabile tagliare, sia in termini di posti letto che di unità operative, sui pronto soccorso e sui punti nascita, al contrario solo rafforzando i livelli di assistenza si eliminano gli sprechi, in quanto la carenza del personale medico favorisce gli errori e induce a ricorrere sempre più frequentemente alla cd medicina difensiva (più esami diagnostici, per esempio) anche quando non necessari”.

“E poi bisogna attivare i Presidi Territoriali Assistenza (PTA): i posti di riabilitazione e di lungodegenza, gli hospice, i centri di cure palliative (terapie del dolore), che permetterebbero agli ospedali di trattare meglio i pazienti acuti e quelli con patologie più complesse; impedire l’eccessiva chiusura dei posti letto per acuti e proporre la riqualificazione di tali posti in lungodegenza e riabilitazione; stabilizzare la dirigenza medica precaria storica, con concorsi per le aree carenti; riorganizzare le aziende sanitarie con separazione tra i policlinici e le aziende ospedaliere; mettere in sicurezza i presidi ospedalieri di non recente costruzione”.

Gli auspici del segretario regionale del sindacato CIMO ASMD Stanislao Bentivegna, li sottoscriviamo senza indugio, solo che in alcune regioni d’Italia e fra queste la Sicilia gli sperperi nella sanità sono enormi e, mentre i cittadini fanno sempre più fatica a ottenere servizi adeguati, vi sono differenze anche dell’800% sul prezzo pagato per un prodotto da un’Asl rispetto a quello pagato per lo stesso prodotto da un’altra Azienda sanitaria.

Un sistema perverso, che si alimenta di rapporti corruttivi nel peggiore dei casi e di ingiustificabile superficialità in altri, dove ormai sta cercando di fare affari anche la criminalità organizzata.

Una recente ricerca compiuta da Transparency International Italia, Rissc (Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità) e Ispe (Istituto per la promozione dell’etica in sanità) non sembra lasciare spazio a molti dubbi: “In alcune realtà l’Asl diventa un serbatoio di lavoro, da raggiungere non sempre attraverso la meritocrazia, e di conseguenza un serbatoio di voti”.

Di spreco in spreco per la sanità vengono così spesi miliardi di euro e i cittadini finiscono protagonisti di un’odissea tra un ospedale e un altro per un letto o sono costretti ad attendere mesi per un’analisi.
Altro che nomine, alla vergogna non c’è mai fine.

Salvo Reitano

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