Giornate turbolente, quelle che stanno investendo il settore della sanità nell’isola.
Nove indagati a Catania per il caso della piccola Nicole. Nata il 12 febbraio in una clinica di Catania e, in seguito a
complicazioni, trasferita a Ragusa per mancanza di posti letto nei reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali catanesi, è deceduta lungo il tragitto. Cinque sono i medici iscritti nel registro degli indagati, due sono operatori del 118 e altri due di due unità di terapia intensiva neonatale. “È una vicenda dolorosa e occorrerà tempo”, ha dichiarato il procuratore di Catania Giovanni Salvi.
L’assessore regionale alla sanità, Lucia Borsellino, a Catania per l’insediamento della commissione ministero-regione, si prefigge di “fare chiarezza sull’accaduto e stabilire quali siano gli elementi di criticità per evitare che fatti del genere possono verificarsi nuovamente”. In seguito alle parole del ministro della Salute, Lorenzin (”Attendo il documento finale degli ispettori per assumere le decisioni e iniziative che competono al ministero e valutare se i livelli essenziali di assistenza siano correttamente erogati dalla Regione o se ricorrano elementi per un nuovo commissariamento”), l’Assessore aveva annunciato le proprie dimissioni che, attualmente, risultano congelate.
Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), nei giorni scorsi aveva chiesto all’assessore Borsellino di fare un passo indietro e lasciare il proprio incarico. Oggi il Coordinamento torna sull’argomento e chiede alla Borsellino di far conoscere ai siciliani le sue decisioni in merito alle dimissioni, ricordando all’Assessore che ” le dimissioni non si annunciano ma si presentano”.
La Cgil catanese lancia pesanti accuse in merito alla vicenda: “La Cgil crede che le responsabilità politiche sul caso
della piccola Nicole, gravissime, siano del governo regionale siciliano, sia quello passato retto da Lombardo così come quello attuale presieduto da Crocetta. Lo stucchevole rimpallo di responsabilità al quale stiamo assistendo non serve a nulla. La magistratura ha aperto un’inchiesta. Aspettiamo gli esiti con rispetto ed attenzione, ma abbiamo molti dubbi, molte domande alle quali urge risposta”. il sindacato catanese da anni punta al confronto sulle carenze del sistema sanitario. Per la Cgil, insomma, il governo regionale non avrebbe dato seguito alle promesse degli ultimi anni, né avrebbe mai curato un vero confronto con i sindacati proprio a proposito di un tema molto delicato come quello della rete ospedaliera.
“Ci chiediamo per quale motivo non sia più disponibile il servizio di elisoccorso che, probabilmente, sarebbe servito alla bambina. – dice Giacomo Rota, segretario generale della Camera del lavoro – Purtroppo i tagli sconsiderati alla Sanità non permettono al servizio di essere disponibile nelle ore notturne. Vorremmo poi capire se 38 posti di UTIN (la terapia intensiva neonatale) sono da ritenersi sufficienti per la popolazione della provincia di Catania, se cioè sono sufficienti a soccorrere i nostri piccoli nel caso dovessero averne bisogno. La Cgil vuole poi sapere come mai ospedali importanti come il Policlinico, il Vittorio Emanuele e il Cannizzaro, si ritrovano ancora oggi senza direttori generali. La conseguenza di questa mancanza è sotto gli occhi di tutti: impedisce una programmazione a lungo periodo; inoltre, purtroppo, la rete delle ambulanze neonatali non è coordinata e non è stato nominato il direttore generale del servizio 118. Riteniamo, in ultima analisi, che la sanità pubblica non possa subire alcun taglio a scapito di quella privata. Il servizio sanitario pubblico è la risposta centrale al diritto alla salute dei cittadini. E a proposito di questo, resta infine da chiedersi come mai la Regione ritiene sia giusto chiudere i reparti con meno di 500 parti all’anno, quando la stessa regola non verrebbe invece applicata alle strutture private “.
Sul versante opposto dell’isola, a Trapani, la Procura ha aperto un’inchiesta per la morte del piccolo Daniel, due anni,
morto tra venerdì e sabato per sospetta meningite. Il bambino è giunto al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate venerdì mattina, accompagnato dai genitori, con 40 gradi di febbre. I medici, dopo avergli diagnosticato uno stato influenzale e somministrato una Tachipirina, lo mandano a casa. La stessa sera, a causa del peggioramento delle sue condizioni, viene ricoverato in pediatria, dove muore poco dopo. Una Commissione d’indagine interna è stata istituita dalla direzione dell’Azienda ospedaliera di Trapani, per chiarire gli aspetti della vicenda, e quattro informazioni di garanzia per altrettanti sanitari, indagati per omicidio colposo, sono state firmate dalla Procura di Trapani.
La notte del 15 gennaio scorso, nei pressi di Alghero, il 118 ha ricevuto la chiamata da parte di un uomo che accusava
dolori al petto. Si trattava del direttore della centrale operativa del 118 di Palermo, Gaetano Marchese, che avrebbe
rifiutato il ricovero negli ospedali sardi disponibili, chiedendo, secondo l’Unione Sarda, “l’intervento diretto della centrale siciliana del 118 che fa decollare l’elicottero che arriva alle 6 del mattino ad Alghero per raggiungere Palermo due ore e mezzo dopo con due equipe e due rianimatori ad assisterlo”. Marchese si difende sostenendo la legittimità dell’operazione: “Avevo subito compreso che il mio caso era stato sottovalutato dall’equipe di Alghero. Io non avevo un aneurisma, ma una dissecazione aortica. Ogni ora che trascorrevo ad Alghero rischiavo di morire. Avevo compreso tutti i sintomi visto che appena 20 giorni prima improvvisamente anche mia madre ha avuto la stessa patologia”. “Visto che si era perso già tempo prezioso e pensando di dovere essere trasferito a Cagliari, con tempi di trasferimento di oltre tre ore in ambulanza – continua il responsabile – avevo chiesto e ottenuto il trasferimento all’Ismett di Palermo. Nessun abuso è stato compiuto e tutto nel rispetto delle regole. Ho solo da medico tutelato la mia salute come quella dai tanti pazienti trasportati e salvati dal 118. In questo momento sono tuttora ricoverato e molto provato. Ma assicuro sin da adesso che tutelerò la mia immagine in tutte le sedi opportune”.

“I soccorsi sono stati corretti, tempestivi e conclusi con una diagnosi chiara, che imponeva la necessità di essere immediatamente sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza”, la risposta dell’assessore regionale sardo alla sanità, Luigi Arru. “Marchese – spiega Arru – è stato sottoposto a tutti gli esami, fino alla Tac che ha permesso di formulare la diagnosi, confermata alle 3.45 dalla consulenza cardiochirurgica, cioè un aneurisma dissecante dell’aorta. Gli è stato così consigliato di entrare immediatamente in sala operatoria a Sassari, dove tutto era già pronto. Ma lui ha scelto di tornare in Sicilia, perdendo ore preziose visto che è stato operato solo sei ore più tardi. Ora sostiene che la dissecazione non gli sia stata riconosciuta e che perciò ha ritenuto di non farsi operare a Sassari o a Cagliari: ma quella diagnosi è scritta nero su bianco, così come tutti gli orari sono registrati elettronicamente”. (ANSA)

Queste le parole del presidente della Commissione affari sociali e sanità di Montecitorio, Pierpaolo Vargiu: “Qualche giorno fa ci hanno spiegato che una neonata è morta dopo tre ore di vita perché mancavano i posti nelle Unità di terapia intensive prenatale degli ospedali di Catania. Oggi veniamo a sapere che un elisoccorso salva la vita del direttore della Centrale operativa del 118 di Palermo, partendo all’alba dalla Sicilia verso la Sardegna. Non possiamo non pensare a quanti cittadini non hanno potuto accedere alle cure necessarie in maniera tempestiva per la propria sopravvivenza perché magari non in posizioni apicali”.

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